Intraisass reloaded

borderIntraisass, storico sito/blog/incubatore di idee del Nord Est, si prepara ad una rivisitazione e riedizione di forma e contenuti. L’amico Alberto propone qui il manifesto al filone di pensiero. Confini come obiettivo, montagne sullo sfondo come luogo di resistenza. C’è di che restare attenti e pronti a cogliere i fremiti del nuovo anno.
Grazie a wolfghost per l’immagine.

Stay tuned, please.

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San Besso 2009

DSCN8490Anche quest’anno sono riuscito a salire a San Besso in occasione della festa invernale, il primo dicembre. E’ un appuntamento per me ormai consueto, un unico rito nel quale faccio confluire tutte le celebrazioni, ricorrenze, festività e anniversari che mi tirano da tutte le parti.
Ieri a Campiglia c’erano trenta-quaranta centimetri di neve, ma la pista fino al santuario è stata egregiamente battuta dai volontari del Soccorso Alpino. Neve, quindi, ed anche vento, tanto, tantissimo sui due "truc" dai quali si vede il santuario sotto ai piedi. E tanta, tanta gente che si è ricavata un giorno speciale per essere lassù, in una conca brulla e battuta dal vento.
Per me è una data di cambio stagione, dopo San Besso si può pensare a infilare gli sci sotto i piedi.
Ieri, poi, salendo tra la neve ed il vento, ho cercato di lasciare indietro les petites choses du bas, lasciando che parlassero solo la natura ed il respiro. Ci sono riuscito? La risposta non importa, mi ha fatto piacere, ieri sera, ritrovare
questo link a cui mi ha inviato beppeley. Ci credete alle coincidenze?

Attesa premiata!

Di solito arriva a metà ottobre. Scruto la posta, punto pacchetti, buste, plichi. E, puntuale, anche quest’anno si è presentato all’appello. Ora non resta che scegliere, con un occhio allo spazio in libreria e l’altro al saldo della carta di credtio. Ebbene sì, è lui, il catalogo di Priuli e Verlucca con il 20% di sconto!

Una lunga striscia di vernice

300px-J_accuseIl compare di blog Luca Visentini pubblica su intraisass un post di fuoco sulla mania di un qualche personaggio di segnalare in modo eccessivo  le vie di salita alpinistiche sulle Dolomiti Orientali. Leggete e capirete il perché dell’immagine di  questo post. Aggiungo che mi trova perfettamente d’accordo nella sua perorazione.

Volendo estendere il discorso ai sentieri, a mio avviso una giusta e sensata serie di segnali è sicuramente di aiuto e conforto nel tracciare "la retta via": l’eccesso, anche in questo caso, conduce ad una banalizzazione dei percorsi ed alla perdita del senso del territorio che, secondo me, è irrinunciabile quando ci si muove nella natura. Saper leggere un versante, un bosco, una montagna, capire dove si potrebbe passare e scoprire che l’esile traccia di un vecchio sentiero stava "proprio lì".  Ragionare sulla carta, sull’esperienza, sull’istinto. Tante volte mi sono sbagliato ed ho dovuto tornare sui miei passi. Quasi sempre per eccesso di velocità e superficialità nella lettura del terreno. Detto questo, npn voglio spronarvi a seguire l’esempio del carissimo Franco Michieli,  camminatore/alpinista rigorosamente senza carta, bussola o GPS; semplicemente, mi piace ricordare che ho scoperto e camminato con maggior intensità quando il percorso era incerto e vago, piuttosto che quando il sentiero era delimitato ad ogni passo da paletti, cartelli e segnavia. Ben venga, e non penso di contraddirmi, l’opera di chi si dedica a rintracciare, catalogare e ripristinare antichi sentieri e percorsi: solo conoscendoli, e ripercorrendoli, potremo mantenere aperto il contatto con il nostro essere "naturali". 

Arriva, arriva.

FREDDOI primi segnali sono arrivati dal cinguettio degli uccelli sulle piante nel giardino: il pettirosso che arrabbiatissimo delimita il territorio, le cince che si dedicano alle acrobazie tra i rami dell’acero rosso, i luì che arrivano come sempre inattesi, all’ultimo momento.
Tra sabato e domenica le cimici hanno cambiato colore, dal verde al marrone, mentre mosche e mosconi si affacciavano alle zanzariere. Domenica sera un ragno ha fatto un percorso trionfale dal balcone al soggiorno (non è andato molto oltre, riposi in pace…).
Tutti segni premonitori… infine, stamattina, è arrivato. Il freddo di ottobre, l’aria frizzante che lucida le stelle e tinge l’aurora di tinte vermiglie, dietro a Superga.
Probabilmente altri lo accoglieranno con minor poesia (penso ai pastori amici di
Marzia e a tutti coloro che lavorano all’aperto, magari in montagna..). Certo è che non siamo ancora ai livelli della foto, ma ottobre sta prendendo piede.

La foto è di Pawel Czapiewski

Alpi Liguri

Facciamo un passo indietro a questa estate per una gita tranquilla sulle Alpi Liguri. Siamo al Pizzo d’Evigno, sopra Albenga.
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Ci arriviamo comodamente dal Passo del Ginestro, attraversando prima un bel bosco di lecci, bossi e pini marittimi, poi inerpicandoci per una dorsale battuta dal sole e divorata dal fuoco di incendi passati. infine, sulla cresta finale, il panorama si apre sulla costa ligure: Cervo, Laigueglia, l’sioa Gallinara. E, alle spalle, premono le Alpi Liguri e Marittime. Lontani si intravedono il Toraggio e la Pietravecchia. In mezzo, giogaie infinite che si intrecciano nelle zone incerte di confine a cavallo tra Piemonte e Liguria. Poco più in là, verso Cairo Montenotte, Dego e Millesimo, ai tempi della Rivoluzione francese, gli Austropiemontesi tennero inchiodati a lungo i francesi che premevano dalla costa verso l’interno, e solo Napoleone e Massena riuscirono a risolvere la questione.
Ora la storia sembra essersi fermata su queste alture. Le "caselle" crollano ed i boschi periscono sotto il fuoco dei piromani, mentre sul mare il cemento occupa spiagge e arenili. Sulla punta del Pizzo d’Evigno una statua di bronzo sembra chiedere in nome di cosa si compie tutto questo.