Divagazioni su lingua scritta e parlata

180px-Vocabolario123Ogni tanto mi faccio conquistare da divagazioni, interventi e lamentazioni sull’imbarbarimento e la perdita di senso della lingua (italiana, ma non solo).
Ci si appella all’Accademia della Crusca, si deplora l’usanza della K nei messaggi e nelle e-mail, si piange sulla triste sorte del congiuntivo. Va bene, va tutto bene. Salviamo la forma ma teniamo anche d’occhio la sostanza, per favore. Perchè tra dotte dissertazioni grammaticalmente e logicamente corrette  – di fatto incomprensibili – e esposizioni lineari per punti e concretezza, penso che la prevalenza e preferenza di chi vuol capire vada senza dubbio alle seconde. Per divertirvi vi mando da Andrea Borla, per acculturarvi invece vi dirotto sul sito di Nuovo ed Utile.

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Semplicità, semplicità

Dal bellissimo blog di Nuovo e Utile estraggo un post sulla semplicità ed il suo costante richiamo al lasciarsi indietro strutture, costruzioni e paroloni complicati per entrare davvero nel significato dei concetti.
Dallo stesso post allego un video che è un capolavoro sul come raccontare la storia di un marchio con – apparentemente – pochi mezzi: una strada, uno strumento musicale, un piano sequenza che dura sei minuti.

L’attore è Robert Carlyle (lo scrivo per evitarvi sforzi di memoria del tipo "l’ho già visto ma non so dove"): avete presente Full Monty?
Buona visione.
Gp

Intraisass reloaded

borderIntraisass, storico sito/blog/incubatore di idee del Nord Est, si prepara ad una rivisitazione e riedizione di forma e contenuti. L’amico Alberto propone qui il manifesto al filone di pensiero. Confini come obiettivo, montagne sullo sfondo come luogo di resistenza. C’è di che restare attenti e pronti a cogliere i fremiti del nuovo anno.
Grazie a wolfghost per l’immagine.

Stay tuned, please.

Passi al Servin

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Il cielo livido e l’aria fresca non ci scoraggiano affatto, anche perché sappiamo che la passeggiata sarà relativamente breve: il giro ad anello del Pian Servin, a Balme, Val d’Ala.

 

 

Più che la passeggiata, è l’occasione in sé che riteniamo speciale: il festeggiamento del primo anno di vita di un blog. Un lembo dell’emisfero virtuale che ha legato noi esseri in carne ed ossa a questa terra, oggi coperta da due spanne di neve.

Un caffè di buon augurio ci accompagna ai Cornetti: Cristina, Cristiana, Marzia, Beppe, Paolo ed io. Non si può dire che non c’è un cane, perché Gaia ci precede scodinzolando. 

Non ricordo nulla di questa valle, so soltanto che ci ero passato anni fa, diretto alle pendici della Torre d’Ovarda. Forse allora c’era la nebbia, oppure vedevamo solo la traccia di fronte a noi. 

Gli occhi sono cambiati, senza dubbio. Oggi c’è tempo per aggirare dall’alto i Fré, antica borgata di minatori lombardi venuti qui per succhiare dalle pendici di Servin e Punta Corna ossidi metallici da forgiare nelle fucine della valle.  

Ad arrivarci dal sentiero a monte i Frè sembrano isolati nel bosco, lontani dal mondo e tuttavia intatti e perfetti. Poi si scopre la strada asfaltata che raggiunge le case, ed allora è chiara la presenza delle paraboliche luccicanti e dei muretti impeccabili.  

Non è più così, se ci si allontana di poco. Le abitazioni costruite al riparo di immensi roccioni, le barmes, modesti ricoveri che hanno dato nome al paese, sono vuote e rovinate. Attorno il bosco cresce imponente, appena rigato dallo schianto delle valanghe dell’ultimo inverno.

L’alpe Salé sta in mezzo al vallone, ad offrire un attimo di riposo al viandante che sale ai laghi verdi. Noi approfittiamo del riparo di una scalinata per sgranocchiare un po’ di cibo. Non è un vero pranzo, perché più tardi ci aspettano le mense imbandite del Camusot, giù a Balme. Per adesso bastano una tazza di tè caldo, un giro di biscotti, un panino. 

Il freddo ci spinge ben presto a ripartire, per completare l’anello. I Frè riappaiono dall’altro lato del vallone. Superiamo un ghiacciaia, antico testimone della fantasia e necessità di un tempo, e ben presto siamo a Balme. 

Non è ancora il momento di sedersi a tavola: il sorriso di Gianni ci spalanca le porte dell’Ecomuseo. Raccolta di oggetti, immagini, stampe, abiti che suggestionano e suggeriscono antichi e diversi modi di vita.

E’ un tentativo per fermare il viandante e farlo riflettere su vite condotte decenni e secoli addietro, nelle stesse valli che si attraversano frettolosamente diretti a mete a cui si dedicherà uno sguardo vorace e distratto. 

Le stanze che ospitano gli oggetti ed i ricordi si snocciolano una appresso l’altra. Non esiste alcuna velleitaria pretesa di tornar indietro verso un passato di miseria, emigrazione, fatica, così come nessuno più salirà in Val Servin ad abitare i barmes sotto la roccia. Si avverte tuttavia il desiderio di ricordare e capire ciò che si era per non lasciare tutto indietro nella corsa di un futuro sempre più inquietante. E’ immediato il richiamo al passato, che, se vissuto al di fuori dello sterile appagamento da imbalsamatore, può ancora insegnare molto a noi esseri ipertecnologici e moderni.

La stretta di mano di Gianni al termine della visita è il corroborante aperitivo per l’agognata merenda sinoira imbandita all’Hotel Camusot. Salutiamo chi parte e chi si aggiunge e ci dedichiamo a saziare la fame, seduti “comme il faut” su comode seggiole, davanti ad una candida tovaglia e molteplici servizi di bicchieri. 

Anche qui ci rincorrono gli echi del passato, sotto forma di oggetti che tra ‘800 e ‘900 allietavano la villeggiatura degli illustri ospiti dell’albergo.
Poltrone e divani in cuoio, grammofoni dalle trombe lucide di ottone, specchi, lampadari rutilanti di cristallo: che differenza rispetto agli oggetti dell’ecomuseo, così semplici, essenziali e funzionali.  

Tra un bicchiere di vino ed un piatto di formaggi riecheggiano i discorsi della mattina. Durerà a lungo questa abbuffata tecnologica fatta di spostamenti e velocità, governata da flussi inimmaginabili di dati e di informazioni?  

Non si stancherà la terra di darci ancora e sempre le risorse per alimentare la nostra fame di emozioni, avventure, conoscenza?

Nel vedere oggetti e luoghi dimenticati ci chiediamo se le generazioni future non saranno costrette, loro malgrado, a reimparare gesti pratici e dimenticati, come fare la legna, arare un campo, seccare le castagne.

I discorsi ed i pensieri si accavallano. Sono chiacchiere di privilegiati pessimisti oziosi con la pancia piena, o saggi richiami a valori come la sobrietà ed il senso del limite, valori che sembrano naufragati nei mari del pensiero unico?

Certo è che nessuno vuole ritornare al passato, quello in cui la miseria era padrona e svuotava i villaggi e le montagne del “mondo dei vinti”; tuttavia la velocità sempre maggiore degli stili e dei modi di vita implica che stiamo perdendo il contatto con un qualcosa che ci appartiene e che ci rende comunque esseri “naturali”. E questa perdita, forse, è la miseria più grande dell’oggi.

 

San Besso 2009

DSCN8490Anche quest’anno sono riuscito a salire a San Besso in occasione della festa invernale, il primo dicembre. E’ un appuntamento per me ormai consueto, un unico rito nel quale faccio confluire tutte le celebrazioni, ricorrenze, festività e anniversari che mi tirano da tutte le parti.
Ieri a Campiglia c’erano trenta-quaranta centimetri di neve, ma la pista fino al santuario è stata egregiamente battuta dai volontari del Soccorso Alpino. Neve, quindi, ed anche vento, tanto, tantissimo sui due "truc" dai quali si vede il santuario sotto ai piedi. E tanta, tanta gente che si è ricavata un giorno speciale per essere lassù, in una conca brulla e battuta dal vento.
Per me è una data di cambio stagione, dopo San Besso si può pensare a infilare gli sci sotto i piedi.
Ieri, poi, salendo tra la neve ed il vento, ho cercato di lasciare indietro les petites choses du bas, lasciando che parlassero solo la natura ed il respiro. Ci sono riuscito? La risposta non importa, mi ha fatto piacere, ieri sera, ritrovare
questo link a cui mi ha inviato beppeley. Ci credete alle coincidenze?

Blog chiuso

chiusoIntraisass, lo storico blog che ha ispirato centinaia di pagine e riflessioni, chiude. Non entro nel merito della decisione dell’amico Alberto, dalle idee vulcaniche e strabilianti: pur conoscendolo poco, so che starà preparando qualche novità succulenta e sorprendente. E’ da par suo "andare oltre" e lanciare avanti la palla per scardinare le difese avversarie. Peccato per una finestra che si chiude. Una finestra a cui  si sono affacciati personaggi come ML Nodari, Melania Lunazzi, Mario Crespan, Luca Visentini, Davide Sapienza, Franco Michieli, Gabriele Villa (non me ne voglia chi non si trova citato, è un problema di mia memoria e non di malafede..). 
In bocca al lupo per le future imprese, sperando di ritrovare altrove le descrizioni, citazioni ed emozioni che mi hanno accompagnato in questi anni. 

Turin Tales alla Luxembourg

cop_un_caffe_a_torinoDomenica prossima, ore 18, alla libreria Luxemburg, presentazione di Turin Tales, insieme di racconti ambientati nei/attorno/circa i caffé storici di Torino.

Un’attrice leggerà qualche brano dei racconti selezionati e poi gli autori avranno a disposizione una decina di minuti per parlare, raccontare, ricordare.

Ci sarò anch’io a parlarvi di cosa avveniva davanti al Mulassano (non dentro perché non ci ho mai messo piede, se venite saprete come mai…)