Auguri

Auguri per un 2010
ricco di salite appaganti,
navigazioni avventurose,
serenità e consapevolezza.

Gp aka Ventefioca

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Conosco delle barche – Jacques Brel

 

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.



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Fare ponti

SydneyHarbourBridgeSempre più spesso si parla di divisioni, spartizioni, distinzioni e separazioni. Puntualizzare e precisare sono passaggi necessari a comprendere, ma poi diventa indispensabile unire i lembi del ragionamento e andare oltre le divisioni. Sarà per questo che mi sono sempre piaciuti i ponti, che in un balzo oltrepassano incertezze e difficoltà. Girando in rete ho scoperto la storia del ponte ferroviario di Steffenbach, in Svizzera. In inverno veniva smontato e ripiegato per evitare che le slavine se lo portassero via: un buon compromesso tra la necessità di unire due lembi di territorio e la constatazione delle necessità "naturali" dei luoghi. In seguito è stata scavata una galleria (sempre ferroviaria) che evita il mauvais pas delle gole, ma la tratta montana è ancora visitabile come ferrovia-museo. L’immagine nel post arriva da Sidney.

Le madri nere

madonna_nera_di_groscavallo_torinoIl culto delle madonne nere – Le prime madri perdute
di Piercarlo Iorio – Priuli e Verlucca editore.

Il titolo e l’argomento sono accattivanti: esplorare la connessione tra il culto delle "madonne nere" dell’area alpina (estesa a Germania, Provenza, Sardegna e Catalogna) e le "madri antiche" del mondo precristiano. Artemide, Persefone, Diana, Cibele, Iside e ancora più indietro, fino alle Veneri preistoriche. L’autore parte dai ricordi di infanzia delle processioni a Notre Dame de Charmaix,  ci porta per le campagne del Torinese a conoscere un’altra apparizione miracolosa e infine ci lascia in Val Grande di Lanzo, a Forno Alpi Graie, alle prese con un’ultima apparizione ed ai suoi legami con il Rocciamelone (ed un’altra madonna, ancora…). 
Il libro offre innumerevoli spunti di approfondimento e discussione. Unico neo è che l’autore (lo dichiara all’inizio) imposta la scrittura come un susseguirsi di pensieri, collegamenti e riflessioni in ordine sparso, pertanto sembra di leggere  la sbobinatura pura e semplice di tante differenti interviste e meditazioni "davanti al caminetto". L’artificio è abusato: mettere per iscritto il discorso parlato, immaginando che così si possa rendere la freschezza e l’immediatezza del dialogo e della conversazione istruita. L’effetto, purtroppo, è esattamente l’opposto: una fase di rilettura e riorganizzazione non avrebbe tolto nulla alla serietà dei contenuti e avrebbe alleggerito la lettura complessiva.

A domani per il pane

"Il pane di ieri"
di Enzo Bianchi
pane
Il priore di Bose ci regala un libretto di ricordi che sono flash back sul mondo contadino dal quale proviene. Storie di elementi, di prodotti della terra, di incontri, di atmosfere particolari nelle quali si ricava un rifugio per i ricordi ed un messaggio per il futuro. Dopo la frenesia dei mesi estivi e in preparazione dell’autunno il cambiare delle stagioni si tocca davvero con mano.
Attendere che si faccia domani per poter mangiare il pane di ieri diventa un modo per rileggere il proprio passato e le proprie radici allo scopo di  indirizzare il susseguirsi delle giornate, anche se queste saranno necessariamente limitate e definite da "Sorella Morte".

Traslochi e sgomberi

traslocoLa gioia del meno… è il titolo – barbaramente  tradotto –  dell’articolo di Pico Iyer sul New York Times, segnalato dal blog di Luisa, dal quale carpisco le frasi sottostanti

Forse la felicità, come la pace o la passione, arriva soprattutto quando non la cerchi.
Se preferite la libertà alla sicurezza, se state più comodi in una stanza piccola che in una grande e trovate che la felicità consista nel far corrispondere i desideri alle necessità, allora non è correndo come pazzi che troverete la gioia.


Riflessioni intriganti, dopo quattro giorni passati in casa a sistemare scatoloni.
Quanti oggetti si accumulano nelle case e nelle vite? Di cosa abbiamo davvero bisogno per poterci dichiarare felici? Avendo ed accumulando meno forse potremo disporre di un orizzonte più libero di fronte a noi…

Le curve della strada

ROTATORIE, TERRITORIO E TEX WILLER

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Ieri, mentre tornavo a casa in bicicletta, sono quasi stato "stirato" da un’auto, in mezzo ad una rotonda.
Le evito, se posso, ma stanno sbucando dappertutto, come sentinelle di nuovi quartieri, aree commerciali
, spazi per la comunità (???). All’inizio mi entusiasmavano, le trovavo la soluzione alternativa ed intelligente ai semafori ed agli incroci pericolosi, quelli con le lapidi sui quattro cantoni. Adesso condivido le perplessità espresse in questo articolo.

Vabbè lo sviluppo, Vabbè gli investimenti, ma ho come la sensazione che si stia esagerando, considerato che quasi metà dei nuovi capannoni sono vuoti,  invasi dalle erbacce. Mi ricordano i teschi di mucca che adornano le piste del West (Tex Willer docet). E non è una bella sensazione. Mi sembra che lo spazio attorno venga a mancare, il territorio si rattrappisce e diventa uno spiazzo vuoto da vendere o affittare. Forse è ora di smettere di consumarlo (qui per qualche notizia in più).

Vita e morte

Cammino tra le ombre
di Giovanni Cenacchi.

Impieghi tutta la vita a considerare la tua vita come un dono, poi ti viene chiesto all’improvviso di restituirlo.
Aforismi scritti da un uomo a cui è diagnosticato un male incurabile. Giovanni Cenacchi, nato a Cortina, vissuto a Bologna, scrittore, documentarista, a 40 anni scopre di avere i giorni contati. Intraprende allora un dialogo serratissimo con la morte, Dio ( o dio?), la vita, la figlioletta Viola. Un dialogo fatto di aforismi, perché scrivere un diario non è raccontare la vita, ma solo commentarla, farle spazio, appuntarla di idee e di riflessioni.
"Parole dure come pietre e roventi come il fuoco", il commento penetrante di Enzo Bianchi, priore di Bose
Un libro difficile da leggere, ma da leggere. Giusto in questi giorni, proprio in questi giorni.
"..lasciare uno spazio, facendo per un attimo il vuoto attorno a noi, sgombrando la mente dal brusio inutile del mondo"

nebbia