Montagne e manette

manetteDopo le vicende dello scorso fine settimana il Governo sta studiando un emendamento di legge per punire coloro che in montagna produrranno slavine o si recherannno in luoghi a rischio (?) quando sarà segnalata una situazione di pericolo (??). Sono rimasto perplesso: veramente vogliamo ridurre la libertà individuale ad uno slalom tra regolamenti, bollettini, pattugliamenti, elucubrazioni e consulenze su cosa è oggettivamente pericoloso? Vogliamo rinunciare al sano utilizzo della ragione e dei frutti dell’esperienza?
Quanti di quegli incidenti sono stati causati da un umano errore di valutazione? Il 10%, il 50%, il 99%?
E allora? Abbiamo veramente bisogno sempre e comunque di un qualcuno che ci imponga divieti perché altrimenti noi non sapremmo giudicare?
Libertà di scelta, possibilità di errore.
Nella mia perplessità non sono rimasto da solo. Il CAI ha emanato un
comunicato stampa in cui ribadisce la necessità di un’opera di formazione ed informazione, al di là delle sanzioni e della repressione, e ha definito inaccettabile la norma allo studio di solerti parlamentari. Sono d’accordo, in pieno. Abbiamo bisogno di altre leggi, altri regolamenti. Lasciateci la montagna, quell’immenso spazio di libertà a cui tende la nostra anima (e qui cito liberamente dalle parole dell’amico Beppe).

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La marmotta della Candelora

dj-groundhogMe ne sono accorto solo oggi, ma ieri era la Candelora o, se preferite, il giorno della marmotta o, se vi piace di più, la festa di Imbolc.
La marmotta americana (Groundhog) ieri ha tirato fuori la testa dalla tana, e cosa ha visto? Dipende… se fosse stata a Cesana avrebbe visto un bel sole! Bene, avrebbe allora pensato, l’inverno sta finendo.

A spasso per i Tornetti

blog_DSCN8676Il vallone dei Tornetti si trova sopra a Viù. Dal termine della strada, poco sotto l’Alpe Bianca, si possono scegliere diversi percorsi. Ieri è stata la volta del Ciarm del Prete, la punta più elevata del vallone, che sfiora i 2400 metri di quota. Qualcuno obietterà che la neve non era delle migliori: il vento aveva creato lastroni duri come il cemento intervallati a valloncelli ricolmi di farina leggerissima. Niente di meglio per esercitare l’occhio e capire in anticipo dove si stavano portando gli sci.
Tant’è… l’occasione di portare gli sci da quelle parti andava sfruttata al volo, e così è stato. Abbiamo avuto una mattinata di freddo e di grandi soddisfazioni, abbiamo spinto lo sguardo sulle pianure e tra le pendici di Lera, Ovarda e  Gran Paradiso. Gita panoramica e remunerativa, per riconciliarci con un luogo che fino ad ora conoscevamo ben poco.
Qualche veduta la si trova
qui, il resto è tutto un bellissimo ricordo. Semmai, un giorno, dovessero anche scomparire i resti dell’Alpe Bianca, si potrebbe quasi pensare ad un luogo incantato a pochi chilometri dalla pianura.

Intraisass reloaded

borderIntraisass, storico sito/blog/incubatore di idee del Nord Est, si prepara ad una rivisitazione e riedizione di forma e contenuti. L’amico Alberto propone qui il manifesto al filone di pensiero. Confini come obiettivo, montagne sullo sfondo come luogo di resistenza. C’è di che restare attenti e pronti a cogliere i fremiti del nuovo anno.
Grazie a wolfghost per l’immagine.

Stay tuned, please.

Inviato di Dio

copj13.aspAngeli, creature misteriose, scalate in montagna, rivalità paesane: in un solo libro Aldo Costa concentra e distilla tutto questo e altro ancora. Si parte da un medico che si concede una lunga pausa di riflessione e trova un luogo piacevole, ameno e lontano dove fermarsi e riposare. La realtà idilliaca durerà poco e il dottore si troverà coinvolto in una vicenda a metà tra il misterioso, il magico e il tragico. Altre recensioni (tutte favorevoli!) le troverete su IBS.

Saraceni nelle Alpi

saladinodi Massimo Centini e Claudia Bocca
Quaderni di cltura alpina – Priuli e Verlucca

A cavallo del 900 i Saraceni si sono insediati nella Provenza meridionale e di lì hanno condotto scorrerie e incursioni attraverso i valichi delle Alpi occidentali, fino alle pianure piemontesi e il Gran San Bernardo. Su tali avvenimenti sono fiorite leggende e racconti a volte del tutto infondati. Gli autori ci accompagnano attraverso l’analisi delle fonti in una ricostruzione di tali eventi, con il piglio critico ed analitico che li contraddistingue. Oltre ai fatti storici è molto interessante l’esame della memoria che tali eventi hanno lasciato: dalla Baio di Sampeyre alle danze degli Spadonari, fino ai ruderi di fortezze, mulini e gallerie attribuite – a torto o a ragione – a quella lontana invasione.

Auguri

Auguri per un 2010
ricco di salite appaganti,
navigazioni avventurose,
serenità e consapevolezza.

Gp aka Ventefioca

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Conosco delle barche – Jacques Brel

 

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.