Saraceni nelle Alpi

saladinodi Massimo Centini e Claudia Bocca
Quaderni di cltura alpina – Priuli e Verlucca

A cavallo del 900 i Saraceni si sono insediati nella Provenza meridionale e di lì hanno condotto scorrerie e incursioni attraverso i valichi delle Alpi occidentali, fino alle pianure piemontesi e il Gran San Bernardo. Su tali avvenimenti sono fiorite leggende e racconti a volte del tutto infondati. Gli autori ci accompagnano attraverso l’analisi delle fonti in una ricostruzione di tali eventi, con il piglio critico ed analitico che li contraddistingue. Oltre ai fatti storici è molto interessante l’esame della memoria che tali eventi hanno lasciato: dalla Baio di Sampeyre alle danze degli Spadonari, fino ai ruderi di fortezze, mulini e gallerie attribuite – a torto o a ragione – a quella lontana invasione.

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8 commenti su “Saraceni nelle Alpi

  1. blacksheep77 ha detto:

    interessante… dovrei proprio andarlo a cercare!

  2. Beppeley ha detto:

    Quello che qui riporto l’ho tratto dall’interessantissimo libro "Pastori, contrabbandieri e guide – tra Valli di Lanzo e Savoia"  di  Francis Tracq e Giorgio Inaudi.

    Il libro putroppo è esaurito.

    I Saraceni

    Come molti altri valichi delle Alpi occidentali, anche il Collerin e l’Arnas hanno le loro brave leggende sui Saraceni, o Mori, che avrebbero occupato le alte valli e taglieggiato i viaggiatori ed i pellegrini che vi transitavano.
     
    La presenza di questi predoni è storicamente accertata, nel decimo secolo, ma pochissime sono le fonti che danno informazioni sicure.

    A Balme esiste, appena sopra il paese, in un punto strategico e facilmente difendibile, un Roc ed un Pian dii Sarasìn, mentre a Bessans si dà addirittura per certo che una parte della popolazione sia di origine saracena. Lo stesso nome Avérole deriverebbe da un certo bey Rol, che sarebbe stato il capo della banda di predoni. Anche lui, come in una leggenda che ritroviamo a Balme, avrebbe ferrato all’incontrario il suo cavallo per depistare gli inseguitori. Ancora in tempi recenti si dice – non sappiamo con quale fondamento – che esistesse, nel villaggio della Goula, una razza rossa, con caratteristiche somatiche ed abitudini diverse da quelle degli altri Bessanesi. Pare che questa gente conservasse il segreto di tesori nascosti, dal momento che uno di essi, detto appunto il Rosso, vissuto verso la metà del secolo scorso, andava affermando spavaldamente che avrebbe messo tante monete d’oro nella scarpa della figlia claudicante da pareggiare la gamba corta e trovarle senza problemi un buon marito.

    Anche a Balme esistevano alcune famiglie, dette i Rossi, che sembra abitassero la frazione Cornetti. Proprio gli abitanti di questa frazione erano, a quanto pare, assai più alti e più bruni degli altri Balmesi.
     
    Strane storie, che tornarono in circolazione una cinquantina di anni fa, quando fu disfatto il vecchio cimitero di Balme. Raccogliendo le vecchie ossa furono trovate decine di scheletri di altissima statura. Fatto ancora più sorprendente, accanto alie ossa di questi giganti, vennero ritrovati numerosi piccoli candelabri e lucerne in pietra oliare, con strane decorazioni di gusto esotico …

  3. gpcastellano ha detto:

    @beppe:  come sempre, grazie per il contributo prezioso! Alle reminescenze di sangue "saracino" si attriuiscono certi tratti somatici della valle sacra. A me basta guardare mio padre e ricordare una sua zia: alti, neri di capelli e di carnagione, dei veri "mori".
    Mah…

  4. blacksheep77 ha detto:

    …data fissata per presentazione a rivarolo…

  5. gpcastellano ha detto:

    @blacksheep: quando????

  6. blacksheep77 ha detto:

    5 marzo 2010

  7. JohnDeere ha detto:

    3/4 celto, 1/4 saraceno, MAI LATINO!!!
    Gridava a Balme il 25 aprile di qualche anno fa il mitico MM…

  8. gpcastellano ha detto:

    Eh, questi latini, che mai avranno fatto…

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