Passi al Servin

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Il cielo livido e l’aria fresca non ci scoraggiano affatto, anche perché sappiamo che la passeggiata sarà relativamente breve: il giro ad anello del Pian Servin, a Balme, Val d’Ala.

 

 

Più che la passeggiata, è l’occasione in sé che riteniamo speciale: il festeggiamento del primo anno di vita di un blog. Un lembo dell’emisfero virtuale che ha legato noi esseri in carne ed ossa a questa terra, oggi coperta da due spanne di neve.

Un caffè di buon augurio ci accompagna ai Cornetti: Cristina, Cristiana, Marzia, Beppe, Paolo ed io. Non si può dire che non c’è un cane, perché Gaia ci precede scodinzolando. 

Non ricordo nulla di questa valle, so soltanto che ci ero passato anni fa, diretto alle pendici della Torre d’Ovarda. Forse allora c’era la nebbia, oppure vedevamo solo la traccia di fronte a noi. 

Gli occhi sono cambiati, senza dubbio. Oggi c’è tempo per aggirare dall’alto i Fré, antica borgata di minatori lombardi venuti qui per succhiare dalle pendici di Servin e Punta Corna ossidi metallici da forgiare nelle fucine della valle.  

Ad arrivarci dal sentiero a monte i Frè sembrano isolati nel bosco, lontani dal mondo e tuttavia intatti e perfetti. Poi si scopre la strada asfaltata che raggiunge le case, ed allora è chiara la presenza delle paraboliche luccicanti e dei muretti impeccabili.  

Non è più così, se ci si allontana di poco. Le abitazioni costruite al riparo di immensi roccioni, le barmes, modesti ricoveri che hanno dato nome al paese, sono vuote e rovinate. Attorno il bosco cresce imponente, appena rigato dallo schianto delle valanghe dell’ultimo inverno.

L’alpe Salé sta in mezzo al vallone, ad offrire un attimo di riposo al viandante che sale ai laghi verdi. Noi approfittiamo del riparo di una scalinata per sgranocchiare un po’ di cibo. Non è un vero pranzo, perché più tardi ci aspettano le mense imbandite del Camusot, giù a Balme. Per adesso bastano una tazza di tè caldo, un giro di biscotti, un panino. 

Il freddo ci spinge ben presto a ripartire, per completare l’anello. I Frè riappaiono dall’altro lato del vallone. Superiamo un ghiacciaia, antico testimone della fantasia e necessità di un tempo, e ben presto siamo a Balme. 

Non è ancora il momento di sedersi a tavola: il sorriso di Gianni ci spalanca le porte dell’Ecomuseo. Raccolta di oggetti, immagini, stampe, abiti che suggestionano e suggeriscono antichi e diversi modi di vita.

E’ un tentativo per fermare il viandante e farlo riflettere su vite condotte decenni e secoli addietro, nelle stesse valli che si attraversano frettolosamente diretti a mete a cui si dedicherà uno sguardo vorace e distratto. 

Le stanze che ospitano gli oggetti ed i ricordi si snocciolano una appresso l’altra. Non esiste alcuna velleitaria pretesa di tornar indietro verso un passato di miseria, emigrazione, fatica, così come nessuno più salirà in Val Servin ad abitare i barmes sotto la roccia. Si avverte tuttavia il desiderio di ricordare e capire ciò che si era per non lasciare tutto indietro nella corsa di un futuro sempre più inquietante. E’ immediato il richiamo al passato, che, se vissuto al di fuori dello sterile appagamento da imbalsamatore, può ancora insegnare molto a noi esseri ipertecnologici e moderni.

La stretta di mano di Gianni al termine della visita è il corroborante aperitivo per l’agognata merenda sinoira imbandita all’Hotel Camusot. Salutiamo chi parte e chi si aggiunge e ci dedichiamo a saziare la fame, seduti “comme il faut” su comode seggiole, davanti ad una candida tovaglia e molteplici servizi di bicchieri. 

Anche qui ci rincorrono gli echi del passato, sotto forma di oggetti che tra ‘800 e ‘900 allietavano la villeggiatura degli illustri ospiti dell’albergo.
Poltrone e divani in cuoio, grammofoni dalle trombe lucide di ottone, specchi, lampadari rutilanti di cristallo: che differenza rispetto agli oggetti dell’ecomuseo, così semplici, essenziali e funzionali.  

Tra un bicchiere di vino ed un piatto di formaggi riecheggiano i discorsi della mattina. Durerà a lungo questa abbuffata tecnologica fatta di spostamenti e velocità, governata da flussi inimmaginabili di dati e di informazioni?  

Non si stancherà la terra di darci ancora e sempre le risorse per alimentare la nostra fame di emozioni, avventure, conoscenza?

Nel vedere oggetti e luoghi dimenticati ci chiediamo se le generazioni future non saranno costrette, loro malgrado, a reimparare gesti pratici e dimenticati, come fare la legna, arare un campo, seccare le castagne.

I discorsi ed i pensieri si accavallano. Sono chiacchiere di privilegiati pessimisti oziosi con la pancia piena, o saggi richiami a valori come la sobrietà ed il senso del limite, valori che sembrano naufragati nei mari del pensiero unico?

Certo è che nessuno vuole ritornare al passato, quello in cui la miseria era padrona e svuotava i villaggi e le montagne del “mondo dei vinti”; tuttavia la velocità sempre maggiore degli stili e dei modi di vita implica che stiamo perdendo il contatto con un qualcosa che ci appartiene e che ci rende comunque esseri “naturali”. E questa perdita, forse, è la miseria più grande dell’oggi.

 

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7 commenti su “Passi al Servin

  1. blacksheep77 ha detto:

    tornare al passato forse no, perchè erano tempi grami ed oggi, nonostante tutto, il progresso di benefici ne ha portati tanti.ma non solo quelli… ogni medaglia ha due facce… per lo meno, dobbiamo cercare di non dimenticare e tenere la mente aperta a quei richiami ai valori che citi anche tu.

  2. anonimo ha detto:

    Sabato, qui a Sarzana è nevicato. Siamo stati obbligati a lasciare a casa l’automobile. Ne abbiamo approfittato per passeggiare nella natura, per fermare la frenesia  e salutare persone che meritavano un po’ del nostro tempo.
    Oggi, invece, sono dovuta andare al supermega ipermercato a trovare gli ultimi regali…..esperienza alienante e delirante. Siamo tutti pazzi. Ne sono uscita mortificata nello spirito.
    Sono sicura che nonostante il freddo, la fatica e le scomodità 100 anni fa si vivesse molto meglio.
    Grazie per aver condiviso  le   tante riflessioni ed esperienze sul  tuo bel blog.
    Auguro a te ed alla tua famiglia tanti cari auguri di Buone Feste.
    Ciao da Laura.

  3. gpcastellano ha detto:

    @laura: giusto ieri siamo passati da Sarzana, diretti a Massa da un cliente. I nostri corrispondenti ci hanno raccontato delle vicissitudini del fine settimana, e noi abbiamo rischiato di rimanere intrappolati a Genova. Questo per dire che, nel trionfo tecnologico, non bisogna mai dare per scontato l’effetto e l’importanza di fenomeni naturali a cui ha poco senso opporsi..

    Basta filosofia ora, auguro anche a te ed ai tuoi cari Buone Feste!

  4. anonimo ha detto:

    @blacksheep: non auspico un ritorno al passato… ma ho paura che a quel passato dobbiamo imparare molto in fretta a guardarlo intensamente negli occhi.

    Anche perché attualmente abbiamo solo una certezza: un passato molto chiaro ed interpretabile e un futuro a tinte fosche (giusto per non volere esagerare).

    E comunque tra la vita grama e durissima di 100 anni fa e l’apocalisse incombente di oggi…

    L’umanità non riesce a credere di aver divorato in poche decine di anni il proprio futuro. Abbiamo voluto anticipare uno stile di vita fatto di eccessi perversi che in realtà avrebbe dovuto diluirsi in secoli di vita offrendo a tutta l’umanità di vivere degnamente.

    Così non è stato perché una piccola e stupida umanità ha voluto dimostrare che non ci sono limiti. E questa dimostrazione è tutt’ora in atto e molto probabilmente nessuno riuscirà a fermarla.

    Eppure un film come Titanic (un filme globale come ci insegna il marketing) avrebbe dovuto, metaforicamente parlando, tramsetterci qualcosa… Il transatlantico (che solo Dio poteva affondare), ovvero il mondo opulento, non c’è la fa più a fermarsi in tempo prima di cozzare contro l’iceberg.

    Difficile da credere, vero? L’abbiamo visto a Copenaghen e lo rivederemo il prossimo anno in Germania e poi in Messico. 

    E intano l’orchesta continua a suonare….

    @Laura: l’hai sentita l’orchesta al supermega ipermercato?

  5. serpillo ha detto:

    Grazie per aver raccontato anche tu la bella giornata trascorsa tutti insieme!

    Tornare al passato non si puo’ piu’, il presente corre troppo veloce. Bello sarebbe traghettare le "buone cose"

    Serpillo

  6. OssoinBocca ha detto:

    …. Penso che tu abbia individuato "il Bersaglio" e vi abbia anche "fatto centro"…
    Buone Feste a Tutti.
    BB

  7. Beppeley ha detto:

    Grazie mille gp per le tue importanti riflessioni e punti di vista che mi offrono nuovi panorami per la mia mente.

    Soltanti i barbari non sono curiosi di sapere da dove vengono,
    come hanno fatto ad arrivare dove si trovano,
    dove sembra che stiano andando,
    se vogliono andarci,
    e qualora ci vogliano andare, per quale ragione,
    e se non ci vogliono andare, quale ne è il motivo.

    Isaiah Berlin, filosofo

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