Le madri nere

madonna_nera_di_groscavallo_torinoIl culto delle madonne nere – Le prime madri perdute
di Piercarlo Iorio – Priuli e Verlucca editore.

Il titolo e l’argomento sono accattivanti: esplorare la connessione tra il culto delle "madonne nere" dell’area alpina (estesa a Germania, Provenza, Sardegna e Catalogna) e le "madri antiche" del mondo precristiano. Artemide, Persefone, Diana, Cibele, Iside e ancora più indietro, fino alle Veneri preistoriche. L’autore parte dai ricordi di infanzia delle processioni a Notre Dame de Charmaix,  ci porta per le campagne del Torinese a conoscere un’altra apparizione miracolosa e infine ci lascia in Val Grande di Lanzo, a Forno Alpi Graie, alle prese con un’ultima apparizione ed ai suoi legami con il Rocciamelone (ed un’altra madonna, ancora…). 
Il libro offre innumerevoli spunti di approfondimento e discussione. Unico neo è che l’autore (lo dichiara all’inizio) imposta la scrittura come un susseguirsi di pensieri, collegamenti e riflessioni in ordine sparso, pertanto sembra di leggere  la sbobinatura pura e semplice di tante differenti interviste e meditazioni "davanti al caminetto". L’artificio è abusato: mettere per iscritto il discorso parlato, immaginando che così si possa rendere la freschezza e l’immediatezza del dialogo e della conversazione istruita. L’effetto, purtroppo, è esattamente l’opposto: una fase di rilettura e riorganizzazione non avrebbe tolto nulla alla serietà dei contenuti e avrebbe alleggerito la lettura complessiva.

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Attesa premiata!

Di solito arriva a metà ottobre. Scruto la posta, punto pacchetti, buste, plichi. E, puntuale, anche quest’anno si è presentato all’appello. Ora non resta che scegliere, con un occhio allo spazio in libreria e l’altro al saldo della carta di credtio. Ebbene sì, è lui, il catalogo di Priuli e Verlucca con il 20% di sconto!

Una lunga striscia di vernice

300px-J_accuseIl compare di blog Luca Visentini pubblica su intraisass un post di fuoco sulla mania di un qualche personaggio di segnalare in modo eccessivo  le vie di salita alpinistiche sulle Dolomiti Orientali. Leggete e capirete il perché dell’immagine di  questo post. Aggiungo che mi trova perfettamente d’accordo nella sua perorazione.

Volendo estendere il discorso ai sentieri, a mio avviso una giusta e sensata serie di segnali è sicuramente di aiuto e conforto nel tracciare "la retta via": l’eccesso, anche in questo caso, conduce ad una banalizzazione dei percorsi ed alla perdita del senso del territorio che, secondo me, è irrinunciabile quando ci si muove nella natura. Saper leggere un versante, un bosco, una montagna, capire dove si potrebbe passare e scoprire che l’esile traccia di un vecchio sentiero stava "proprio lì".  Ragionare sulla carta, sull’esperienza, sull’istinto. Tante volte mi sono sbagliato ed ho dovuto tornare sui miei passi. Quasi sempre per eccesso di velocità e superficialità nella lettura del terreno. Detto questo, npn voglio spronarvi a seguire l’esempio del carissimo Franco Michieli,  camminatore/alpinista rigorosamente senza carta, bussola o GPS; semplicemente, mi piace ricordare che ho scoperto e camminato con maggior intensità quando il percorso era incerto e vago, piuttosto che quando il sentiero era delimitato ad ogni passo da paletti, cartelli e segnavia. Ben venga, e non penso di contraddirmi, l’opera di chi si dedica a rintracciare, catalogare e ripristinare antichi sentieri e percorsi: solo conoscendoli, e ripercorrendoli, potremo mantenere aperto il contatto con il nostro essere "naturali". 

Caffé a torino

doc_Tour-in Coffee 1 di Carlotta MuratoreTurin-Tales: è una raccolta di racconti sui caffé storici di Torino, a cura di Gianluca Polastri e Cristina Tessore. Coinvolto quasi per caso in un genere diverso dalle mie solite "corde", molto modestamente partecipo con un racconto su un certo caffé di Piazza Castello.

Di questo libro già si parla nel blog di Andrea Aste, che riporta anche l’articolo apparso su Torino Magazine.

Il rituale delle presentazioni avrà inizio venerdì 25 ottobre prossimo, alla Galleria Caffé Chinese di Via Santa Chiara 8/b, dove Carlotta Muratore esporrà fino al 25 novembre le foto che appariranno nella raccolta.

Seguiranno poi altri appuntamenti:

21 novembre 2009 (sabato), presentazione del libro presso la Libreria Coop di piazza Castello, ore 11,00;
 

25 novembre 2009 (mercoledì), presentazione del libro presso la Libreria Legolibri, di via Maria Vittoria 31, ore 21,00;

 

29 novembre 2009 (domenica), presentazione presso la Libreria Luxemburg di via Accademia delle Scienze, ore 18,00;

 

3 dicembre 2009, inaugurazione mostra delle foto di Dario Gazziero inserite in Turin tales, presso lo Shortbus Art Cafè di via Gaudenzio Ferrari 5, ore 19,30 (aperitivo)

 15 dicembre 2009 (martedì), presentazione del libro presso l’associazione AVO (associazione volontari ospedalieri), in via Toselli 1, ore 18,00.

Pedalata al Pramand

PramandSalbertrand, Pramand, Seguret: se avete voglia, fiato e gambe è una pedalata in mountain bike che fa scoprire un angolo di cielo a picco sulla Valle di Susa. Qualche settimana fa ho caricato la bici sul Doblò Cargo Maxi e, piazzati ed avviati i fidati campionatori, mi sono regalato una mattinata di fatica e sudore. Dico così perché io e la MTB abbiamo tempi di sopportazione abbastanza limitati: dopo due ore mi viene da prenderla a calci o scaraventarla in un dirupo.
In questo lasso di tempo, però, si fanno delle scoperte emozionanti, e quindi, dopo un po’ di diffidenza reciproca, ricomincia il tira e molla.
Partito dal bivio di Eclause, a Moncellier (dopo neanche tre chilometri di strada asfaltata) ero già stremato: troppa fretta e troppo ardore. Ragionato con i bollenti spiriti, ho trovato la giusta combinazione di velocità e spinta e pian piano ho snocciolato i chilometri di strada sterrata che portano al forte Pramand. Si passa in mezzo a boschi foltissimi, sotto a guglie e dirupi calcarei che ricordano le Dolomiti,  per arrivare al colletto Pramand. Da lì al forte ancora dieci minuti di salita, ma la vista dalla calotta sommitale vale la gita. Di fronte lo Chaberton, in lontanza il Pic de Rochebrune ed i ghiacciai del Delfinato, d’infilata tutta la costiera dal Sestriere all’Assietta-Gran Serin. Aggiungiamo una giornata di settembre stupenda e potremo dimenticare la fatica fatta (lo so che di lì si prosegue fino allo Jafferau e Rochemolles, ma non è che posso stare in giro tutto il giorno – soprattutto in groppa ad una sella di bici!).
Se volete saperne di più sulle strade militari del Piemonte, troverete in questo sito una miniera di informazioni.

 

Arriva, arriva.

FREDDOI primi segnali sono arrivati dal cinguettio degli uccelli sulle piante nel giardino: il pettirosso che arrabbiatissimo delimita il territorio, le cince che si dedicano alle acrobazie tra i rami dell’acero rosso, i luì che arrivano come sempre inattesi, all’ultimo momento.
Tra sabato e domenica le cimici hanno cambiato colore, dal verde al marrone, mentre mosche e mosconi si affacciavano alle zanzariere. Domenica sera un ragno ha fatto un percorso trionfale dal balcone al soggiorno (non è andato molto oltre, riposi in pace…).
Tutti segni premonitori… infine, stamattina, è arrivato. Il freddo di ottobre, l’aria frizzante che lucida le stelle e tinge l’aurora di tinte vermiglie, dietro a Superga.
Probabilmente altri lo accoglieranno con minor poesia (penso ai pastori amici di
Marzia e a tutti coloro che lavorano all’aperto, magari in montagna..). Certo è che non siamo ancora ai livelli della foto, ma ottobre sta prendendo piede.

La foto è di Pawel Czapiewski

A spasso sul vulcano

Nelle ultime settimane sono stato spesso dalle parti del Monginevro per lavoro. Ogni tanto, nel nostro mestiere, capita di avere un po’ di tempo libero. Ed allora quale migliore occasione per approfittare della bella giornata autunnale e fare due passi (ma proprio due…) e guardarsi attorno. Così sono andato a curiosare dalle parti del confine tra Italia e Francia. Ho scoperto le sorgenti della Durance, un campo di esercitazioni per le artiglieria (con tanto di crateri), una vista superba sullo Chaberton (Le Chaberton tire toujours, trasmettevano gli osservatori francesi mentre gli Schneider facevano a pezzi l’orgoglio della Piazza Militare di Cesana).
DSCN8235La vera sorpresa è stato il sentiero geologico che porta in cima a Les Chenaillet, una gobba di roccia sospesa tra Claviere e Mont-Genevre. Una gobba particolare, costituita da rocce vulcaniche
solidificate in fondo ad un oceano in forma particolare (basalti a cuscino).

Acqua, aria, terra e fuoco si sono incontrati per regalarci un paesaggio particolare; milioni di anni dopo i cugini francesi hanno piazzato cartelli e pannelli indicatori per farci capire la particolare natura di questo luogo.

Nota di costume: mentre a Cesana sembra di stare in una città morta (per non parlare di Claviere) a Mont-Genevre e Briancon lo stesso giorno c’erano almeno 300 persone che salivano a vedere questi posti.