Orizzonte alpino

DSCN8094Il bello dello stare in pianura è che si vedono le montagne più alte sbucare oltre l’orizzonte (quando non c’è nebbia, quando l’orizzonte è libero da condomini e centri commerciali, quando il tempo è favorevole).
Da noi, nelle giornate di vento e cielo sereno dalle finestre rivolte a nord si staglia la sagoma della Tersiva. Arrivarci è lunghissimo. Bisogna risalire la valle d’aosta, imboccare la val di Cogne e ancora montare su fino a Gimillan. Qui finisce la parte in cui i normali mezzi meccanici aiutano. Poi è questione di gambe, su per il vallone del Grauson. Uno dopo l’altro si superano gli alpeggi di Grauson Vecchio, Pralognan e Ervillieres. Si arriva sotto alla mole della Tersiva, che finalmente occupa tutto l’orizzonte. I sentieri finiscono, si sale per tracce su prati, morene e un piccolo ghiacciaio, seguendo ometti e intuito. Un canale di sfasciumi e ancora uno sforzo, per arrivare in cima.
Il panorama è grandioso, ma spesso il meteo indifferente ci mette del suo, e per l’ora di pranzo apparecchia un bel piatto di nubi con contorno di temporale.
Noi siamo stati fortunati, e prima che calasse il sipario abbiamo ammirato il panorama. Abbiamo nominato le montagne note e quelle sconosciute, "da fare". Abbiamo sbirciato verso la pianura, caso mai comparissero le finestre di casa. Oggi, dopo dieci giorni, rimangono il ricordo, la freschezza dell’aria e la maestà di una grande montagna solitaria.

 

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3 commenti su “Orizzonte alpino

  1. Beppeley ha detto:

    “Arrivarci è lunghissimo”… questa si chiama controcultura.
    Fintantoché useremo ancora queste parole, nel nostro personale vocabolario, sono certo che il nostro cervello potra sempre rintracciare un sano percorso di ricreazione. E’ vero, tu mi parlerai della fatica… Be venga se trattasi di un movimento all’unisono di corpo e mente. La fatica sarà ricambiata in “oro”.

  2. anonimo ha detto:

    Ciao GP. La Tersiva è stata una delle mie salite preferite in Valle. Maestosa, inserita in uno scenario naturale unico… una volta arrivati in cima …si dimentica tutto il dislivello fatto per apprezzare il panorama. Belle foto! Patrizia

  3. gpcastellano ha detto:

    @patrizia: a volte occorre allontanarsi per poter meglio apprezzare e riscoprire
    @beppeley: riesci sempre a farmi andare oltre i miei pensieri e scritti. Potevo scrivere “da qui a cogne ci sono cento chilometri e due ore di macchina, poi ho fatto una ventina di altri chilometri a piedi, per un totale di xxxx metri di dislivello, e ci ho impiegato hh:mm:ss”
    nonostante la laurea in fisica, mi trovo meglio con le parole che con le cifre. E scrivere “lunghissimo” per me significa tutto ciò e molto altro: sveglia antelucana, fatica, ma anche immersione pro-lungata nel tempo e nello spazio.
    Forsan et haenc olim meminisse iuvabit (un giorno farà piacere ricordare queste cose – traduco a braccio) sono le parole di enea che si apre a didone: oltre al piacere dell’azione, per me è importante il distillato delle sensazioni che si sedimentano nei giorni, settimane, mesi successivi.

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