Canicola savoiarda

A zonzo per la Savoia nonostante la canicola spietata: possiamo intitolare così i tre giorni di agosto in cui cisiamo recati appena otre il confine per visitare una piccola parte del territorio savoiardo.
Raccontiamo un viaggio per punti e per
immagini:

  • dal colle del Moncenisio, dove facciamo scorta d’aria fresca, attraverso la Maurienne ed i forti dell’Essaillon
  • a spasso per una infuocata Chambery
  • alla scoperta dello chalet dove ci fermeremo a dormire ed a gustare delle squisite cene in ottima compagnia
  • in giro per il massiccio dei Bauges, con i pascoli e boschi verdissimi, le coltivazioni biologiche e i panorami sul lago del Bourget
  • il porto di Aix Les bains ed i battelli fluviali
  • l’abbazia di Hautecombe
  • il tripudio di colori di Annecy, ai piedi degli Aravis
  • il silenzio e la pace di Conflans, a picco su Albertville post-olimpica

DSCN7928Sono solo spunti e sprazzi di impressioni, lasciate decantare a distanza di più di un mese. Ora la canicola se ne è andata, è arrivato il momento di organizzare ricordi e sensazioni della passata estate (e, ovviamente, già si pensa alle prossime uscite!)

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Al polo con Salgari ed il Duca degli Abruzzi

La Stella Polare ed il suo viaggio avventuroso
di Emilio Salgari.
stella polare
Quand’ero "piccolo" penso di aver letto "Il Corsaro Nero" almeno una decina di volte. Consocevo la storia a memoria, eppure le descrizioni dei luoghi, le avventure dei pirati, le marce nella giungla e le battaglie navali erano sempre affascinati e sorprendenti.
Poi sono arrivate altre letture, altri autori, altri libri. Un pezzettino del cuore, tuttavia, è ancora sempre legato ai libri ed ai ricordi di
Emilio Salgari.
Rileggere un libro di questo autore è stato fare un salto all’indietro nel tempo. Certi giri di parole ed espressioni ora fanno sorridere e mostrano il segno del tempo, ma il fascino della scoperta ed il piacere della narrazione restano ugua
li
Aggiungiamo le notizie sulle esplorazioni polari condotte dal Duca degli Abruzzi e si ottiene un libro interessante e entusiasmante..
.

Aria dei 4000: finale di partita

blog_DSCN8130Un 4000 al primo fine settimana di settembre: se ne parlava con roby4061 e la scelta è caduta sul Polluce. 4091 metri sul livello del mare,  partenza da Frachey e salita lunga in ambiente grandioso fino al rifugio Guide d’Ayas. L’importante è non farsi prendere dalla frenesia, e così abbiamo fatto. Anche al rifugio l’aria rilassata ci ha consentito di riposarci e prepararci per il giorno dopo. Nessuna nuvola all’orizzonte, ghiaccaio non complicato ma "da fare attenzione", così come la cresta rocciosa con un tratto attrezzato in cui canaponi, manovre di corda, salite, incroci e discese hanno insaporito la course. Adesso, dopo una settimana, rimane il piacere del ricordo, la soddisfazione della salita fatta e lo stimolo ad andare da qualche altra parte, prima o poi.
Ed ora possiamo dedicarci a sistemare, metabolizzare ed organizzare tutto il materiale delle ultime settimane: avete mai sentito parlare del mare di Andora, del Pizzo d’Evigno, della Savoia? No? Alle prossime puntate, allora.

Buddismo Zen, montagna, amici ed altre cose

copt13.asp"I vagabondi del Dharma"
di Ja
ck Kerouac

Se avete letto  ed avete amato "On the road" ritroverete qui gli stessi vagabondaggi, le persone, le esperienze, vissute in una luce più positiva, priva della disperazione e dell’affanno che avvolge il vagare di Kerouac nelle opere successive. Occorre metabolizzare la prosa particolare, le prime pagine in cui sembra non ci sia un filo logico e i pensieri si accatastano uno sull’altro. Poi dopo la lettura scorre via veloce e senza inciampi. Fenomenale, intrigante, a volte snervante il personaggio di Japhy, nella realtà Gary Snyder.

Orizzonte alpino

DSCN8094Il bello dello stare in pianura è che si vedono le montagne più alte sbucare oltre l’orizzonte (quando non c’è nebbia, quando l’orizzonte è libero da condomini e centri commerciali, quando il tempo è favorevole).
Da noi, nelle giornate di vento e cielo sereno dalle finestre rivolte a nord si staglia la sagoma della Tersiva. Arrivarci è lunghissimo. Bisogna risalire la valle d’aosta, imboccare la val di Cogne e ancora montare su fino a Gimillan. Qui finisce la parte in cui i normali mezzi meccanici aiutano. Poi è questione di gambe, su per il vallone del Grauson. Uno dopo l’altro si superano gli alpeggi di Grauson Vecchio, Pralognan e Ervillieres. Si arriva sotto alla mole della Tersiva, che finalmente occupa tutto l’orizzonte. I sentieri finiscono, si sale per tracce su prati, morene e un piccolo ghiacciaio, seguendo ometti e intuito. Un canale di sfasciumi e ancora uno sforzo, per arrivare in cima.
Il panorama è grandioso, ma spesso il meteo indifferente ci mette del suo, e per l’ora di pranzo apparecchia un bel piatto di nubi con contorno di temporale.
Noi siamo stati fortunati, e prima che calasse il sipario abbiamo ammirato il panorama. Abbiamo nominato le montagne note e quelle sconosciute, "da fare". Abbiamo sbirciato verso la pianura, caso mai comparissero le finestre di casa. Oggi, dopo dieci giorni, rimangono il ricordo, la freschezza dell’aria e la maestà di una grande montagna solitaria.