Mare Nostrum

Conto alla rovescia ormai terminato: stasera si chiude il negozio e per quindici giorni ci rifugiamo in riva al mare.
Ciao a tutti!
vincent_van_gogh_144_barche_di_pescatori_sulla_spiaggia_1888   Van Gogh: ecco da dove proviene

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Un pomeriggio da orsi

L’occasione è ghiotta: finestra di bel tempo e un pomeriggio da impegnare. 
Da Torino in un’oretta al Forte delle Valli, ai bordi di Prà Catinat. Seguendo il GTA si arriva fino al Colle dell’Orsiera, a picco tra Val Chisone e Val di Susa. Il vento tiene compagnia ai trinceramenti del Colle. Qui, fino al 1713, era terra di confine tra Delfinato e Ducato di Savoia. Il Monte Orsiera è ad un tiro di pietra, perché non salirci sopra? E, una volta lì, perché non scendere  verso il lago Ciardonet (per metà ancora invaso dalla neve), e proseguire per il sentiero in quota che dalle grange Ciardonet torna a Saret del Campo? Ancora un piccolo sforzo e riecco il Forte delle Valli.
Un pomeriggio da orsi, una splendida boucle in luoghi magnifici e poco frequentati.

Orsiera Monte Orsiera (punta Sud) e Monviso

Qualche immagine della gita.

Un ospite imprevisto

Ghiandaie di città.
ghiandaia

la foto arriva da qui

Nei giorni scorsi mi era sembrato si udire un richiamo particolare, che però non riuscivo a collocare nella memoria. Stamattina tutto si è rivelato: complici l’assenza nostra e dei vicini, tre ghiandaie si accapigliavano sui rami di un ciliegio. Che ci fate da queste parti, creature dei boschi e della bassa montagna? Qualcuno vi ha cacciato da casa vostra o siete venute in pianura a vedere che succede?
Comunque sia, benvenute, spero vi troviate bene (e attente al fantomatico Gatto Lulullu!)

Caldo polare

E’ mattina e già si scoppia di caldo: per rinfrescare le idee vi invito a scoprire "I diari del Polo", la traduzione dei taccuini di Robert Falcon Scott, il secondo raggiungitore del Polo Sud. Spedizione finita tragicamente, con la morte dei partecipanti. La traduzione è dell’amico Davide,  attivissimo nomade e conoscitore del Grande Nord. E non si può tacere del curatore del libro, Filippo Tuena: bastano le recensioni del suo "Ultimo Parallelo"

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La foto arriva da qui

Insomma, un po’ di fresco sta arrivando?

Il vento dei Quattromila

nadelhorn
Nadelhorn: domenica scorsa eravamo lassù, l’amico roby4061 ed il sottoscritto. Battuti e percossi dal vento dei quattromila metri, librati a volo sulle Alpi Svizzere. Una salita che a noi è sembrata non banale (ma ovviamente c’è chi è più bravo…) e che ci ha strapazzati ben bene, tra l’avvicinamento al rifugio Mischabelhutte e la salita vera e propria. Andati, tornati (tronati?), portata a casa la soddisfazione della cima raggiunta e il soffio delle altezze over 4000.
Per me un doveroso ringraziamento al socio e bergkamerad che sulla cresta mi ha fatto volare più forte del vento!
 

La strada e la sua voce

Nel nostro recente viaggio in Provenza abbiamo attraversato la Crau, una immensa pianura costiera dove svernano migliaia di pecore. Le stesse pecore che, adesso, si trovano sparse per le Alpi Francesi ed Italiane.
Pecore che, se oggi – spesso, ma non sempre – viaggiano in camion, fino a non molto tempo fa si muovevano sul territorio portate unicamente dalle loro zampe (come i pastori, del resto).

Ora ci sono autostrade, viadotti, trafori che facilitano e incentivano spostamenti e migrazioni. Quindi ci spostiamo sulle strade senza pensare, senza riflettere sulle caratteristiche dei percorsi e dei tracciati.  A partire dalle piste degli animali, passando per le strade romane, la terra è solcata da una rete di percorsi e relazioni il cui significato si affievolisce aumentando la velocità di percorrenza.
Camminare, correre, spostarsi per vivere e per sopravvivere.
Transumanze (di cui ci narra l’amica marzia) e tratturi, tanto per cominciare. Per passare poi al senso del camminare ed ai sentieri (anche quelli negati), per sconfinare nei percorsi della fede, quali la Via Francigena o il Camino di Santiago, e nel mondo del sogno, all’atto della creazione stessa, come ci racconta Chatwin riguardo alle Vie dei Canti.

La strada ha una sua voce, che ci narra dei traffici, dei commerci e delle relazioni che collegavano uomini e terra. Possiamo decidere di ignorare questa voce, guardando fisso oltre il volante, il navigatore, il manubrio o il piede che si sposta, oppure possiamo cercare di ascoltarla, spegnendo il pilota automatico e guardandoci attorno.
Lo spettacolo è garantito, e imprevedibile.

camminoL’immagine arriva da qui

 

Provenza a pezzettini

Pezzettini di Provenza, come immagini e come idee di percorso. Sulle fotografie non aggiungo per ora le didascalie, per aumentare curiosità e interesse. Riguardo al percorso, cito in ordine sparso luoghi e suggestioni.

  • Arles e la piana infuocata della Crau;
  • il mulino sotto al quale Daudet ha immaginato le migliori avventure di Tartarino;
  • le cave di ocra di Roussillon;
  • le rovine librate nell’aria di Les Baux;
  • i campi di grano e lavanda che circondano l’abbazia di Senanque;
  • le case di Gordes, dominate dal castello;
  • le meraviglie romaniche di Embrun (che non è in Provenza, ma stava sulla strada…)

L’elenco non è completo e lascia spazio al piacere di vagare su e giù per valli e altopiani: a noi infatti è restata la voglia di tornare presto da quelle parti.