Lavanda di Provenza

lavanda

Da domani mattina e fino a martedì siamo a zonzo in Provenza. Buon fine settimana a tutti.


Annunci

Uomini, lupi e scrittori

copj13.asp"Insieme con i lupi" di Nicholas Evans

Se vi ricordate "l’uomo che sussurrava ai cavalli" allora avete presente lo scrittore. Ho letto il libro alla ricerca di idee e spunti riguardo il rapporto tra uomini, lupi e bestiame negli Stati Uniti e dintorni, e sono rimasto soddisfatto a metà. Sui lupi in generale si dice poco, se non qualche accenno di comportamento scopiazzato da Barry Lopez. La storia degli "umani" è carina, senza essere irresistibile: tanti personaggi, forse troppi. Il tutto a scapito del loro approfondimento (diciamo che in quattrocento pagine qualche "ritratto" fatto meglio ci poteva stare).
Però non mi sento di bocciarlo senza pietà: dopotutto, è pur sempre un libro di compagnia, che si legge di un fiato e ben congegnato. Come voto gli diamo un sette meno, per incoraggiamento. 

Italia Magica e Magic Italy

La scorsa settimana ero a Bari per lavoro, ed in un ritaglio di tempo ho  visitato Castel del Monte. L’isolamento, la perfetta geometria, i simboli nascosti in questa opera d’arte rendono l’esperienza e la visita davvero magiche. Al ritorno, nel riallacciare i fili di post interrotti, scopro che è stato elaborato il nuovo logo dell’Italia del Turismo, battezzato Magic Italy. Non sono un esperto di marketing e design, così i miei giudizi sono ben poco autorevoli. La perplessità iniziale è stata confermata da altri, meglio preparati in materia. Guardate cosa ne pensa chi ne sa più di me….

Dell'orgoglio, della rabbia e di altri demoni*- parte 4 di 4

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

*titolo prestato da Gabriel Garcia Marquez e Oriana Fallaci


Arriviamo all’auto, muti come fantasmi. Unico rumore la fontana della piazza. Ci cambiamo in silenzio, nessuna battuta, nessuna parola. Ci sono rabbie che covano, sono state dette parole pesanti che hanno lasciato ferite e lividi difficili da assorbire. Didier sbatte la portiera con più forza del dovuto, Chantal lo fulmina con uno sguardo furibondo. Lo so cosa pensa. Che se ci fossimo stati soltanto lei ed io, oggi, saremmo sicuramente arrivati in cima. Ed ora saremmo smarriti sulla via di discesa, intenti a cercare un riparo per la notte. Forse è stato meglio così. Ma se ora parlassi rischierei la vita. Didier ha voluto venire a tutti i costi, ed ora sconta la furia di Chantal. Peggio per lui, davanti allo tsunami ognuno nuoti come può.. Finalmente siamo in città, al parcheggio che è il solito punto di ritrovo mattutino. Il salutarsi è un riflesso della buona educazione ricevuta in passato. Null’altro. Nessun arrivederci, nessun proponimento di nuove gite e nuovi incontri. Quando arrivo a casa telefono a Chantal per spiegare, per capire. Ricevo un secco invito a scomparire dalla sua vita. E’ finito qualcosa che forse non era mai iniziato. Voglio solo dormire e svegliarmi domani, per ricominciare a vivere e seguire altri demoni. Abbiamo lanciato una sfida infernale ed abbiamo perso. Se non tutto, sicuramente molto.

 

Si può spiegare ad una bimba di sette anni cosa sono i demoni che ci spingono, ci blandiscono, ci costringono a mentire, simulare, ingannare? Ci obbligano a prendere zaini, corde, piccozze, per lasciarli cadere a terra la sera della domenica, stanchi morti, promettendo che è l’ultima volta e già sapendo di mentire a noi stessi, perché la settimana successiva saremo nuovamente in cerca di montagne e di avventure?

I demoni….

La piccola Beatrice non conosce l’orgoglio che nasconde i nostri limiti e ci fa correre rischi insensati per raggiungere i nostri obiettivi, scelti avventatamente e senza criterio.

Non ha idea della rabbia che esplode nel vedere i nostri sforzi penosi vanificati dalla pochezza dei nostri mezzi.

Vogliamo parlarle della bramosia che ci induce a pretendere sempre di più da una situazione o da una persona, costringendoci a chiederle ciò che non vuole o non può darci? Non immagina ancora cos’è la perdita di controllo nei momenti di debolezza, l’ansia di cui vorremmo liberarci.

E poi l’amore, quel demone trasformista che ci rivolta come un guanto. Enorme inganno che ci fa credere di essere più percettivi e sensibili, quando in realtà siamo soltanto più suscettibili e deboli.

Come faccio a spiegare ad una bambina che la differenza tra inferno e paradiso sta soltanto in un appiglio che al momento giusto non si trova, oppure nel sole che tramonta sulla cresta di fronte?

 

Non sarò io a svelarti tutto questo, Beatrice. Non servirebbe. Dovrai essere tu a salire la tua Cresta del Ferro, incontro ai demoni che ti aspettano lassù. È il loro compito, quello: farti toccare il fondo dei tuoi dubbi e delle tue debolezze. Perché solo conoscendoli saprai quanto vali. Il bello dell’alpinismo, dicono. Affacciarsi oltre i propri limiti, fissare lo sguardo nel buio della paura, del pericolo e della sconfitta. Passare oltre, oppure tornar indietro. E non sapere mai se vince di più chi osa e riesce, oppure chi ha paura e cede.  Io, a questo punto, mi ritiro e taccio, come ho fatto quel giorno, quando non ho difeso Didier. Vedi, mia diletta nipotina, non ci si libera facilmente dei propri demoni.

“Nonno, tu eri il più forte di tutti”

Sorrido. Che l’incontro con i tuoi demoni non ti sia grave, Beatrice. Che tu li riconosca, lotti con loro e ne esca vittoriosa. O, per lo meno, non amareggiata.

“Beatrice, mi aiuti a spostare la sedia a rotelle? Voglio andare là, a vedere il sole che tramonta”.

 

Fine 4 di 4

 

samivel_03

 

 

 

 

 

 

 

 

 

disegno di Samivel

Dell'orgoglio, della rabbia e di altri demoni* – parte 3 di 4

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

*titolo prestato da Gabriel Garcia Marquez e Oriana Fallaci


Due pile in tre, Didier non pensava, non sapeva, non immaginava… Inizio a scendere sulla pietraia, in una direzione qualsiasi. Giusto per allontanarmi da quella cresta maledetta.

“Di qua” dice Chantal. Almeno non mi insulta più. Ma non è la sua voce. Nella sua voce c’erano gentilezza, amore, compassione. Ora solo durezza. Chantal diventa una sagoma che avanza nel buio, seguita da Didier. Io chiudo la fila, con la seconda pila cerco di illuminare la traccia di sentiero che stamani avevamo risalito baldanzosi.  Ci ritroviamo alla baita dove ci eravamo fermati a fare colazione. Didier si siede su di una pietra.

“Avanti, avanti” Chantal lo incita.

“Sono stanco”

“Avanti lo stesso”. La frenesia che mi aveva preso in cresta ora si è trasmessa a Chantal, che ci spinge a valle, a frustate di parole. Siamo nel buio più completo.

“Se scendiamo diritti nel bosco, troveremo la strada, in basso” Didier è tornato tra di noi, non vuole più essere un pacco trasportato, cerca di rendersi utile.

“Stai zitto e cammina, per oggi ci sei già bastato come peso morto. Non rompere, non discutere, seguimi e taci.” Ora Chantal è ingiusta, non ha senso trattare così Didier. Ma perché io non dico nulla e cammino in silenzio dietro a loro due? Non vedo l’ora che la discesa sia finita, che arrivi la strada, per potermi dedicare alle consuete operazioni che mettono termine ad una gita. Posare lo zaino. Aprire l’auto. Togliere gli scarponi e dire che quella è la vera soddisfazione dell’alpinismo.  Infilare calzini e maglietta asciutti, caricare gli zaini in auto e guidare verso casa.

Ecco ciò che voglio.

E dimenticare questa giornata. E la Cresta del Ferro.

 

“Questa qui è la nonna?”

“No cara, tua nonna l’ho conosciuta tanti anni dopo”.

“E allora chi è?”

“Un’amica del nonno”

“E dove abita?”

“Lontano lontano”

“Lontano dove?”

“Mah…”

 Non so davvero dove sia Chantal, adesso. Al seguito di qualche spedizione, o in qualche sperduto rifugio. Oppure a bordo del suo jet personale, acquistato dopo aver guadagnato il primo miliardo come top-manager. Da quel giorno dannato ci siamo incrociati solo due altre volte, poi le nostre strade si sono del tutto separate. Lo stesso è successo con Didier. Ho voluto dimenticarmi di lui, l’ho lasciato indietro come il relitto di un naufragio.

 

Fine 3 di 4

 

samivel_04

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

immagine di Samivel