Racconti e viaggi altrui

"Briciole di Mondo"
di Ugo Sartorio
GRAPHOT editore

mondoIn un solo libro non è certo possibile descrivere la complessità e bellezza del mondo intero: si può, però, suggerire un modo diverso di guardare, narrare di incontri ed avvenimenti curiosi, divertire ed intanto informare e istruire. Ecco il valore aggiunto di questi racconti dell’amico Ugo, che ci delizia con la sua passione per i viaggi, unita ad una innata curiosità e una profonda conoscenza di luoghi e situazioni. Da solo o assieme alla consorte Carla ha viaggiato su treni e navi, cavalcato dromedari ed elefanti, navigato su laghi e torrenti. Di queste innumerevoli esperienze ci lascia una traccia deliziosa in ventotto racconti, dove si intrecciano incontri con uomini, donne, bambini, animali e scenari naturali. Un libro che induce ad andare oltre, a svoltare l’angolo della strada nota e a trasformarci da semplici turisti in appassionati viaggiatori.

Ultima nota, quasi personale…
Il piacere della lettura è paragonabile al diletto nell’ascoltare Ugo dal vivo, d’estate, sotto l’ombrellone della spiaggia di Andora.
    

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I Monti di Carlo Grande

"Terre Alte"
Il libro della Montagna

Affrontare la montagna per capitoli, ad ogni capitolo un sostantivo o un verbo. La collina, la valle, il camminare, il salire, lo scendere.
Tanti piccoli "saggi", che alla fine moltiplicano i cerchi nell’acqua e ci rinfrescano con una prosa elegante e rapida. Citazioni, incontri, scontri, incroci con i giganti della letteratura e della narrativa di viaggio.
Oltre a queste brevi note, è davvero esplicativa la recensione su WUZ.

Il disegno qui sotto è di Renato Chabod
montagna

Dell'orgoglio, della rabbia e di altri demoni* parte 2 di 4

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*titolo prestato da Gabriel Garcia Marquez e Oriana Fallaci



La sfida negli occhi di Chantal è evidente. “Siamo arrivati fin qui, andiamo avanti. Non possiamo fare altro. Non dobbiamo fare altro.” Io sto zitto. Codardo.

Saliamo con furia, invasati e ciechi al sole che cala. Alle soste appena ci guardiamo, sappiamo già cosa fare. Una cordata perfetta, davvero. Didier ci segue, lo sguardo sempre più assente. La mente assorta nel suo labirinto impenetrabile di idee fisse. Ha capito tutto, ed ora si isola da un contesto che vuole rifiutare?

Non gli badiamo, non abbiamo tempo.

Il sole declina all’orizzonte, inarrestabile, inesorabile.

 

Un altro demone, Beatrice, uno dei più crudeli. Il tempo che se ne va, poco alla volta. Ed è il più terribile, perché non puoi scendere a patti con la sabbia che scorre nella clessidra. Tu vuoi ancora fare qualcosa, tu devi ancora fare qualcosa… ma non c’è più tempo. Voleé, rubato, perso.

 

Arriviamo alla Quarta Torre. La punta è ancora lontana, ma il tramonto incombe alle nostre spalle.

Chantal è alle prese con un passaggio ostico. E’ stanca, lo capisco dal tremore di gambe e braccia. Nel diedro in cui si trova è già notte. Mi guardo indietro. Da un colletto che abbiamo appena scavalcato si indovina un canale che scende a valle. E’ la nostra uscita di sicurezza. Forse l’ultima, prima che cali la notte. Urlo a Chantal di scendere da noi. Si rifiuta.

Come? Cocciuta e testarda donna!! Cosa vuole dimostrare, nel proseguire a tutti i costi una scalata  che può solo condurre ad un bivacco improvvisato, ai primi di novembre? Parole, imprecazioni, insulti. Preghiere e minacce. Cerco un alleato in Didier, ma il suo spirito ci ha lasciati ed ora veleggia nel  mare del rancore. Ha scoperto la tresca nascosta, ed allora? Avremo poi tempo per azzuffarci, riguardo queste idiozie. Ora, sarebbe bene che anche lui mi desse una mano per toglierci dai pasticci.

Blocco le corde. Chantal deve scendere, non ha alternative. Fa una calata sull’ultimo chiodo e torna indietro.

“Cretino, verme!! Ancora un attimo e sarei uscita. Sei un bastardo, ecco cosa sei. Ed un fallito!”

La sua furia trabocca in parole che non ascolto, mentre preparo le doppie. Una, due, tre calate. Faccio tutto da solo, nessuno mi aiuta. All’ultima calata le corde si incastrano, risalgo e ridiscendo a tentoni per rocce marce e pericolanti. Ci manca solo che caschi adesso, come un idiota, per disincagliare una fottuta corda. Sono distrutto ed estenuato dal silenzio delle ombre che avanzano. Il buio ci divora  come un’orca nera.

 

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immagine di Samivel

La balena sull'Everest

moby
Moby Dick, Mallory, Messner: trovare questi tre elementi riuniti nella trama sottile di un singolo intervento non è facile. Ci è riuscito Mario Crespan in questo formidabile post di intraisass. Cosa si sarebbero detti Mallory e Messner, faccia  a faccia sulle pendici dell’Everest?

Dell'orgoglio, della rabbia e di altri demoni* parte 1 di 4

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*titolo preso in prestito da Oriana Fallaci e Gabriel  Garcia Marquez

“Nonno! Nonno! La mamma ha trovato questa foto in soffitta e mi ha detto di portartela! Ci sei tu che fai la scalata in montagna, e gli altri chi sono? Dove siete qua? Dai nonno raccontami la storia della montagna!!”

Eccola qua Beatrice, la mia nipotina. Prendo in mano la foto, gialla di muffa e di polvere.

Riconosco il luogo. La Cresta del Ferro. E le persone.  Io e Didier. E Chantal.

“Vedi, siamo io e due miei amici, tanti anni fa”.

“ E siete arrivati in punta?”

“Certo… è stata una grande scalata. Siediti lì che adesso ti racconto…”

Come faccio a spiegare ad una bambina di sette anni ciò che avvenne quel giorno, sulla Cresta del Ferro?

“E’ stata una bella arrampicata. Qui siamo praticamente in cima”.

Non è vero. Ricordo perfettamente quel masso a testa di cane, che dalla foto ci domina. Si trova nel primo terzo della salita, all’inizio delle maggiori difficoltà. Quel giorno non ci siamo per nulla divertiti. Troppi demoni vagavano nell’aria.

 

E’ già novembre, il novembre di una annata alpinisticamente strepitosa. L’estate è stata povera di pioggia, quindi Chantal ed io abbiamo dato sfogo alla nostra fame di roccia e ghiaccio. Questa scalata è una sfida infernale, lanciata a noi stessi: scalare la Cresta del Ferro in autunno, con le giornate che si accorciano ed il freddo che comincia a bloccare la montagna.

 

Guardati dai demoni dell’ambizione, Beatrice!

 

Chantal ed io siamo amanti. E’ un legame segreto, tenuto nascosto a tutti, e soprattutto a Didier. Povero Didier, che ti sforzi di apparire grande, gentile e generoso con Chantal. Non sai che noi, a tua insaputa, ti osserviamo con un misto di tenerezza e fastidio. Forse qualcosa intuisci, ma la tua cocciutaggine ti fa agire contro l’evidenza dei nostri sguardi. Brutta bestia, la cecità dell’amore.

 

Un altro demone da cui guardarsi, Beatrice.

 

Due giorni prima, nella sede sociale, presi dall’entusiasmo, abbiamo lanciato la boutade della Cresta del Ferro. Una sparata assurda, davvero… Difatti ci eravamo subito convinti  a rinunciare, per dedicarci a più sollazzevoli passatempi. Ma Didier ci ha sentiti e si è praticamente aggregato alla cordata. Ed il nostro orgoglio non può farci recedere dal progetto iniziale.

 

Nella foto sembriamo decisi e fiduciosi.

 

Balle.

E’ terribilmente tardi. La via è ancora lunga, e la discesa molto complicata. Il sole nel suo percorso si nasconderà presto dietro le cime della valle. E’ terribilmente tardi, dovremmo scendere adesso. Mi volto verso Chantal. Ha uno sguardo strano. Lo stesso sguardo che nelle ultime settimane non l’ha mai abbandonata. Provo a parlare, ma lei non mi ascolta ed inizia il tiro. Ancora… avanti.

 

Un altro demone, la frenesia, il voler conseguire un obiettivo ad ogni costo. Accettare incondizionatamente i rischi che questa decisione comporta. Quanto devi essere esperto per capire quando è ora di mollare tutto e tornare indietro? Quanti sbagli devi fare?

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samivel_01immagine di Samivel


Volta la carta la zè finia

"Libera nos a malo"
di Luigi Meneghello

Un libro strano, nato dai ricordi dell’infanzia e della giovinezza a Malo,  un paesino della Provincia di Vicenza. Luigi Meneghello ci nasce, ci cresce, se ne va e ritorna periodicamente, nonostante gli anni trascorsi come professore universitario a Reading, in Inghilterra.
Ci consegna un diario di ricordi e sensazioni frammentati, come cosparsi di polvere dorata, in cui si raccontano le contraddizioni, le assurdità, le cose semplici ma difficili di capire dei paesi di provincia dei primi del ‘900.

I turbamenti giovanili, le curiosità infantili, il giro delle osterie, il formarsi delle Compagnie di Amici: tanti tasselli che si incastrano uno nell’altro, tutti necessari a ricreare il mosaico del paese. Salvo poi scoprire, come alla fine della filastrocca, che c’è un’ultima carta, e dopo quella il gioco è finito, sospeso tra i ricordi lontani ed il nuovo che avanza. Ed allora, volta la carta, la zé finia.

Un consiglio: se potete, trovate una vecchia edizioni di questo libro, e leggete quella. L’odore polveroso della carta stampata usata, la consistenza leggeremente untuosa di pagine già sfogliate rendono ancor più pregnante il significato di certe descrizioni di luoghi e situazioni.

Nell’iimagine: Luigi Meneghello al centro, Marco Paolini e Carlo Mazzacurati sul set di "Ritratti: Luigi Meneghello"
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Le curve della strada

ROTATORIE, TERRITORIO E TEX WILLER

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Ieri, mentre tornavo a casa in bicicletta, sono quasi stato "stirato" da un’auto, in mezzo ad una rotonda.
Le evito, se posso, ma stanno sbucando dappertutto, come sentinelle di nuovi quartieri, aree commerciali
, spazi per la comunità (???). All’inizio mi entusiasmavano, le trovavo la soluzione alternativa ed intelligente ai semafori ed agli incroci pericolosi, quelli con le lapidi sui quattro cantoni. Adesso condivido le perplessità espresse in questo articolo.

Vabbè lo sviluppo, Vabbè gli investimenti, ma ho come la sensazione che si stia esagerando, considerato che quasi metà dei nuovi capannoni sono vuoti,  invasi dalle erbacce. Mi ricordano i teschi di mucca che adornano le piste del West (Tex Willer docet). E non è una bella sensazione. Mi sembra che lo spazio attorno venga a mancare, il territorio si rattrappisce e diventa uno spiazzo vuoto da vendere o affittare. Forse è ora di smettere di consumarlo (qui per qualche notizia in più).