Camminare con i piedi

I piedi possiedono una loro intelligenza, lo sanno ben tutti coloro che amano il camminare fine a se stesso. In questo intrigante sito l’amico Davide esplora l’intelligenza dei piedi, la loro capacità di vedere e trovare la strada, la necessità di abbandonarsi a tale "sapere" nei momenti critici in cui altre capacità vengono meno. Ed il post diventa un invito a rallentare ed a guardarsi attorno.

5 commenti su “Camminare con i piedi

  1. anonimo ha detto:

    Bravo! Bel post
    Grazie.
    B.

  2. gpcastellano ha detto:

    Grazie a te, B.!

  3. serpillo ha detto:

    I nostri piedi non solo ci sorreggono ma ci indicano la strada. Solo che noi non siamo piu’ abituati ad ascoltarli.

    Serpillo

  4. Beppeley ha detto:

    Mi permetto di segnalare l’interessante libro di cui ha parlato Maurizio Cucchi su La Stampa:

    Il libro
    23/4/2009 –
    In cammino sulle orme di Thoreau
    MAURIZIO CUCCHI

    Camminare, mettersi in cammino, non solo in senso metaforico, ma anche e soprattutto in quello
    reale, è qualcosa a cui troppi, ormai, quanto meno nelle nostre civiltà occidentali, non sono più
    abituati. Oggi la gente corre, e anche qui non in senso soltanto metaforico, e pensa spesso che
    camminare sia tempo perso e cosa primitiva.
    Certo, rispetto all’epoca di Henry David Thoreau la faccia della terra è molto cambiata, e anche
    chi passeggia si viene a trovare in una realtà ambientale diversissima. Ma l’idea che muoveva lo
    scrittore americano nell’Ottocento – il bisogno di inoltrarsi viaggiando nel più antico dei modi, il
    farsi anche vagabondo, il muoversi senza una meta sicura – è qualcosa a cui si potrebbe tornare.
    Leggere il suo opuscolo Camminare (Oscar Mondadori, p.66 € 7,50), ci dà un senso interno di
    ritrovata freschezza, e anche il desiderio non solo ecologista di un rinnovato rapporto con la
    natura.
    Come scrive Massimo Jevolella nell’introduzione, «camminare, per Thoreau, equivale a svegliarsi,
    aprire gli occhi, rendersi conto del pericolo mortale a cui il genere umano sta andando incontro
    nel nome dello sviluppo economico, del profitto e del cosiddetto progresso». Ma camminare
    significa anche potersi abbandonare al corso dei propri pensieri, e al tempo stesso perlustrare nel
    modo più ravvicinato e diretto la realtà che ci circonda. La realtà dei boschi, come accadeva a
    Thoreau, ma anche la realtà del villaggio o della città, che lui invece fuggiva. Infatti lasciò un giorno la sua città, nel Massachusetts,
    si avventurò nei boschi e si costruì, vicino a un lago, una capanna dove rimase a vivere due anni.
    E qui si inserisce il secondo, decisivo tema del camminatore, e cioè quello della necessità, o dell’ossessione, di ristabilire un intenso,
    vivo rapporto con la natura. Thoreau considerava l’uomo «abitatore della natura, come sua parte integrante e non come membro
    della società». Filosofo e scrittore, saggio e predicatore, Thoreau riesce anche, come si vede, a toccare la nostra sensibilità di
    uomini contemporanei, sempre più immersi nella colpevole distruzione di quella «vasta, selvaggia, terribile madre di tutti noi, la
    Natura».
    Autore: Henry David Thoreau
    Titolo: Camminare
    Edizioni: Oscar Mondadori
    Pagine: 66
    Prezzo: 7,50

  5. gpcastellano ha detto:

    Sull’argomento è bellissimo anche la “Storia del camminare” di Rebeccca Solnit. Il camminare visto come rivoluzione, protesta, affermazione, femminismo, meditazione, evasione, fuga, terapia…. quante cose si possono fare con i piedi!

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