I monti di patrizia

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Guest post da parte dell’amica patrizia: pensieri e riflessioni sull’andare in montagna.Spero che l’autrice mi perdoni il "massacro" dei font e della impaginazione. Buona lettura e buone passeggiate.
 
LA MONTAGNA
Da sempre, da quando ho iniziato a frequentarla, la montagna mi ha trasmesso molteplici sensazioni.
Sento di essere un pezzo del puzzle, a fianco di a coloro che con me percorrono la stessa via. Ci sono le tessere confinanti e quelle invece più lontane da me, ma che comunque compongono il quadro. Non sarebbe completo ed armonioso senza l‘apporto di tutti.
La montagna è la lotta contro la mia pigrizia, mi insegna l’adattamento, l’accontentarsi di poco, che in realtà è l’essenziale.
Avevo 10 anni quando feci la mia prima escursione. Ricordo il gran senso di fatica, sembravo la più in difficoltà di tutti. Arrivai in fondo o in cima, dipende dal punto di vista. Non era ancora lepoca in cui mi sentivo parte di un tutto nel gruppo di camminatori. Però quel giorno imparai che ognuno di noi, incoraggiato nel giusto modo p andare lontano, può superare il proprio limite, può credere di più in se stesso.


Il limite fisico si può spostare più in là, nel tempo e con la pratica costante.

Con il limite psicologico mi scontro quasi ogni volta. Il pensiero di dormire poche ore prima di una gita, lo sconforto che a volte mi coglie nell’abbandonare di primo mattino il letto caldo…

Ma anche la gioia di incontrare e salutare i compagni di comitiva alla partenza. Il gesto ogni volta  uguale  di  allacciarsi  gli  scarponi  alla  partenza,  di  sollevare  lo  zaino  ed  imboccare  il sentiero.

Il cuore batte più forte, lo ascolto, insieme al mio corpo, cercare passo dopo passo il suo nuovo equilibrio sotto sforzo; a volte lo trovo in venti  minuti, altre volte non lo trovo affatto.

 

 Amo l‘azzurro del cielo, l’aria che respiro, pungente o caldissima secondo l’ora e la stagione, il verde sempre diverso dell’erba, i sentieri di sassi e radici, quelli solo terrosi.

 Riscopro ogni volta gli odori del bosco, della rugiada, del gelo invernale, del mio sudore man mano che avanzo. Salgo sempre in silenzio, non ho abbastanza fiato per fare altrimenti.

 

Ascolto. Ascolto discorsi simili di volta in volta, o dettagli di vita di chi non conosco, piccole confidenze. Non parlo, ma ascolto. Gita dopo gita conosco le persone che mi accompagnano un po’ meglio, per lo meno in alcune loro sfaccettature.

 

 

Siamo tutti alle ricerca di qualcosa: benessere evasione, divertimento. Ci lega o dovrebbe la voglia di stare assieme, di condividere qualche ora, un pezzo di strada. A volte fatico e molto: quando non è giornata, quando il sentiero di fa erto o ripido, quando sono la più lenta del gruppo, quando il freddo o la pioggia mi scoraggiano.

 

 

Spesso un sorriso, un piccolo incoraggiamento, una mano tesa mi danno il gas per ripartire con nuovo o più costante vigore.

Non ho una meta da raggiungere. In genere dove non me la sento più di procedere mi fermo, felice di essere arrivata fino lì. Smetto di andare oltre quando psicologicamente non ci riesco, quando c supererebbe il godimento, quando sarei di peso, zavorra o pericolo per me e per gli altri.

 

 

Al di là della favola dei luoghi che vedo, nuovi o rivissuti, amo la compagnia in montagna. La stessa gita da sola o in gruppo cambia totalmente la percezione della stessa. Non amo camminare sola, se non occasionalmente. In due ci si può almeno aiutare a vicenda in caso di bisogno.

 

 

Amo fare foto, raccogliere e conservare quelle degli amici più bravi di me. Amo i paesaggi, gli scorci, le macro ai fiori, le foto di vetta…ma più di tutto amo la presenza umana nelle foto. Rende  la montagna viva, le un senso, la rende unica. Una foto al Cervino p somigliare  a mille altre; con una presenza umana è irripetibile.

 

 

Anni fa ricordo il mio gesto di scostarmi   dall’inquadratura di una foto che stava per essere scattata in Dolomiti, nei pressi del rifugio Rosetta. Scoprii solo a posteriori chi era colui che stava per scattare quella foto. Quell’uomo, quell’alpinista, mi disse una cosa che mi rimase impressa provenendo da lui, e che ben sintetizza il mio amore per l’escursionismo, il cammino: “La montagna non è bella senza la presenza umana, non si sposti”. Era Eisendle.

 

 

Ho fatto mio quel concetto e ci ho aggiunto dei corollari, degli elementi.

 

 

Camminiamo insieme. Possiamo non scambiare una sola parola, ma i nostri silenzi si parlano. Camminiamo insieme: possiamo dirci sempre le stesse cose eppure non conoscerci mai a fondo.

 

 

Chi è al mio fianco, dietro o davanti a me, se percepisce il mio stesso desiderio e lo vive allo stesso modo, sa che non siamo lì solo per condividere una camminata, qualche ora della nostra domenica, uno svago.

 

 

Sa che stiamo vivendo assieme un frammento di vita e quella non è condivisione fine a se stessa. Sa che su di me può contare laddove posso per una parola, un consiglio, ascolto. Ne ho trovate di persone così, sui sentieri percorsi. Sono coloro che mi hanno aiutato a superare i miei limiti, che mi hanno fatta sorridere, alla cui mano mi sono aggrappata fiduciosa e grata. Gesti silenziosi che avvicinano gli animi.

 

 

Gli  amici,  i  compagni  di  viaggio  mi  prendono  spesso  benevolmente  in  giro  perc io  in montagna mangio e dormo ovunque: quando mi va, quando ho 5 minuti, quando mi ritaglio uno spazio. Allora anche un sorso d’acqua od un piccolo frutto, nella fatica appaiono più buoni, nuovi, benvenuti.

 

 

Il bello della montagna, a mio avviso, è vedere finalmente la destinazione ed accelerare il passo perché mancano 10 minuti, è togliersi calze e scarponi ed immergersi nell’acqua gelida di un torrente, è ritrovare tempo dopo una foto e rivivere quella giornata, è fare attenzione ad ogni singolo passo, è percepire se stessi in relazione alla natura.

 

 

Di una gita ricordo luoghi, scorci, ma soprattutto volti, parole, persone. Il resto conta poco.  Ho un pensiero per tutti coloro che hanno camminato con me; tutti alla ricerca di qualcosa: energia, rinascita, stanchezza fisica, libertà mentale, compagnia.

 

Porto con me nella mente lo zaino giallo e grigio di Alessio spesso davanti a me altrettante volte

dietro me ad incoraggiarmi, la bandana di Roberto, le chiacchiere sui viaggi con GP, Massimo che canta mentre saliamo sul Gran Paradiso ed io mi  domando dove trovi così tanto fiato, le abbuffate anche solo immaginate con Davide, il braccio di ferro con Chiara impossibile da battere, le risate interminabili con Marco, Cristina che ricama quando ha un minuto, Giovanna e i ricordi della nostra infanzia a scuola, i fruttini di Alberto e la nostra visione della vita etica senza fede, l’umorismo contagioso di Max the President, la presenza discreta di Mauro, la chiassosa famiglia Borgnino allargata, il mio amico pescatore che sa tutto di arte e letteratura, Claudio che mi sgridò poiché stavo in maniche corte sul ghiacciaio della Tribolazione, i topi del bivacco Fiorio, Gianni che vuole vedermi correre su un pendio a 45% per evitare i sassi che ci rotolavano dietro,
Ilario spazientito dal mio non sapere arrampicare che mi domandava se scendevo o restavo appesa lassù.

 

 

Sono tutti con me, ognuno a modo  suo..

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Un commento su “I monti di patrizia

  1. serpillo ha detto:

    Non e’ semplice esprimere sensazioni in maniera cosi’ chiara e genuina. Hai una grande fortuna a conoscere un’amica cosi’.

    Serpillo

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