Cronaca di una disfatta

"Il mondo dei vinti"
di Nuto Revelli
Einaudi

Sono stati scritti fiumi di inchiostro su questo libro. In molti saprete che è la raccolta di testimonianze di vita contadina a cavallo tra l’880 ed il ‘900 (andiamo indietro già di due secoli, in pratica).
E’ la traccia di come, nel giro di una generazione, le campagne, le colline, le montagne del Cuneese si sono svuotate dei loro abitanti, che in massa hanno abbandonato i "luoghi natii" per andare a lavorare nelle fabbriche della piana.
Rimpianto delle origini?  forse, anche se sembra difficile poter rimpiangere le durissime condizioni di vita raccolte in queste interviste.

Resta la testimonianza di un mondo che, bello o brutto che fosse, oggi non esiste più.
Imperdibile è l’introduzione: cento pagine in cui Nuto Revelli spiega e commenta i contenuti, le possibili motivazioni, le scelte necessari e dolorose  che hanno costretto una cultura contadina millenaria a "farsi vincere" dal nuovo modello industriale ed economico.

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Dolores Lachapelle e la neve

"Neve polvere profonda"
Sottotitolo: 40 anni di sci estatico, valanghe e saggezza ambientale.

Dire in due parole chi era Dolores Lachapelle è riduttivo: sciatrice, filosofa, scrittrice, maestra di sci, scrittrice. Gli amici di White Planet hanno tradotto in un agile libretto questo suo libro che è un inno alla natura, allo sciare nella polvere (anzi, sciare LA polvere). Un avvicinarsi alla filosofia della Deep Ecology di Arne Naess e Gary Snyder ed alle riflessioni di Martin Heidegger. Non occupo altro spazio, lascio la parola a Dolores.

"Per noi sciatori è più facile esistere nel mondo in modo valido visto che il percorso per noi non è disteso lì davanti come una strada già aperta ma anzi ci si mostra ad ogni passo che compiamo spingendo avanti lo sci

La neve polverosa non può essere unicamente considerata come metafora del vivere, piuttosto sciare la neve polverosa ci mostra come vivere. Se noi insisteremo a procedere in modo arrogante nel sempre più stretto mondo della cultura moderna basata sull’uomo, noi non solo continueremo a distruggere le speci terrene ma anche l’acqua e l’aria di cui viviamo. Ma se sapremo muoverci nella nostra vita consapevoli dell’esistenza degli altri esseri, dei quattro concetti fondamentali: la terra, il cielo, gli dei, i mortali, allora automaticamente smetteremo di distruggere la terra. Non conosco niente che possa insegnare a vivere in modo valido e così velocemente quanto la neve polverosa

Non c’era bisogno di pensare; nessuna preoccupazione di chiederci se quella determinata curva andava fatta prima di urtare quel determinato albero. Tutto si muoveva in sintonia senza aver bisogno di pensare e chiaramente nessuno di noi lo faceva"

Camminare con i piedi

I piedi possiedono una loro intelligenza, lo sanno ben tutti coloro che amano il camminare fine a se stesso. In questo intrigante sito l’amico Davide esplora l’intelligenza dei piedi, la loro capacità di vedere e trovare la strada, la necessità di abbandonarsi a tale "sapere" nei momenti critici in cui altre capacità vengono meno. Ed il post diventa un invito a rallentare ed a guardarsi attorno.

Entrelor: momenti di sogno

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La Luna tramonta dietro alla Granta Parei, mentre stiamo per uscire dal bosco. Da qui si apre il vallone che conduce alla Cima di Entrelor, un mondo a parte che sognavo da tempo. Martedì scorso è stato il momento giusto. Neve perfetta, meteo favorevole. Anche il poco sonno è passato inosservato, davanti alla luna ed al sole. Lascio qualche immagine in ordine sparso. A presto qualche nota in più.
 


I monti di patrizia

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Guest post da parte dell’amica patrizia: pensieri e riflessioni sull’andare in montagna.Spero che l’autrice mi perdoni il "massacro" dei font e della impaginazione. Buona lettura e buone passeggiate.
 
LA MONTAGNA
Da sempre, da quando ho iniziato a frequentarla, la montagna mi ha trasmesso molteplici sensazioni.
Sento di essere un pezzo del puzzle, a fianco di a coloro che con me percorrono la stessa via. Ci sono le tessere confinanti e quelle invece più lontane da me, ma che comunque compongono il quadro. Non sarebbe completo ed armonioso senza l‘apporto di tutti.
La montagna è la lotta contro la mia pigrizia, mi insegna l’adattamento, l’accontentarsi di poco, che in realtà è l’essenziale.
Avevo 10 anni quando feci la mia prima escursione. Ricordo il gran senso di fatica, sembravo la più in difficoltà di tutti. Arrivai in fondo o in cima, dipende dal punto di vista. Non era ancora lepoca in cui mi sentivo parte di un tutto nel gruppo di camminatori. Però quel giorno imparai che ognuno di noi, incoraggiato nel giusto modo p andare lontano, può superare il proprio limite, può credere di più in se stesso.


Il limite fisico si può spostare più in là, nel tempo e con la pratica costante.

Con il limite psicologico mi scontro quasi ogni volta. Il pensiero di dormire poche ore prima di una gita, lo sconforto che a volte mi coglie nell’abbandonare di primo mattino il letto caldo…

Ma anche la gioia di incontrare e salutare i compagni di comitiva alla partenza. Il gesto ogni volta  uguale  di  allacciarsi  gli  scarponi  alla  partenza,  di  sollevare  lo  zaino  ed  imboccare  il sentiero.

Il cuore batte più forte, lo ascolto, insieme al mio corpo, cercare passo dopo passo il suo nuovo equilibrio sotto sforzo; a volte lo trovo in venti  minuti, altre volte non lo trovo affatto.

 

 Amo l‘azzurro del cielo, l’aria che respiro, pungente o caldissima secondo l’ora e la stagione, il verde sempre diverso dell’erba, i sentieri di sassi e radici, quelli solo terrosi.

 Riscopro ogni volta gli odori del bosco, della rugiada, del gelo invernale, del mio sudore man mano che avanzo. Salgo sempre in silenzio, non ho abbastanza fiato per fare altrimenti.

 

Ascolto. Ascolto discorsi simili di volta in volta, o dettagli di vita di chi non conosco, piccole confidenze. Non parlo, ma ascolto. Gita dopo gita conosco le persone che mi accompagnano un po’ meglio, per lo meno in alcune loro sfaccettature.

 

 

Siamo tutti alle ricerca di qualcosa: benessere evasione, divertimento. Ci lega o dovrebbe la voglia di stare assieme, di condividere qualche ora, un pezzo di strada. A volte fatico e molto: quando non è giornata, quando il sentiero di fa erto o ripido, quando sono la più lenta del gruppo, quando il freddo o la pioggia mi scoraggiano.

 

 

Spesso un sorriso, un piccolo incoraggiamento, una mano tesa mi danno il gas per ripartire con nuovo o più costante vigore.

Non ho una meta da raggiungere. In genere dove non me la sento più di procedere mi fermo, felice di essere arrivata fino lì. Smetto di andare oltre quando psicologicamente non ci riesco, quando c supererebbe il godimento, quando sarei di peso, zavorra o pericolo per me e per gli altri.

 

 

Al di là della favola dei luoghi che vedo, nuovi o rivissuti, amo la compagnia in montagna. La stessa gita da sola o in gruppo cambia totalmente la percezione della stessa. Non amo camminare sola, se non occasionalmente. In due ci si può almeno aiutare a vicenda in caso di bisogno.

 

 

Amo fare foto, raccogliere e conservare quelle degli amici più bravi di me. Amo i paesaggi, gli scorci, le macro ai fiori, le foto di vetta…ma più di tutto amo la presenza umana nelle foto. Rende  la montagna viva, le un senso, la rende unica. Una foto al Cervino p somigliare  a mille altre; con una presenza umana è irripetibile.

 

 

Anni fa ricordo il mio gesto di scostarmi   dall’inquadratura di una foto che stava per essere scattata in Dolomiti, nei pressi del rifugio Rosetta. Scoprii solo a posteriori chi era colui che stava per scattare quella foto. Quell’uomo, quell’alpinista, mi disse una cosa che mi rimase impressa provenendo da lui, e che ben sintetizza il mio amore per l’escursionismo, il cammino: “La montagna non è bella senza la presenza umana, non si sposti”. Era Eisendle.

 

 

Ho fatto mio quel concetto e ci ho aggiunto dei corollari, degli elementi.

 

 

Camminiamo insieme. Possiamo non scambiare una sola parola, ma i nostri silenzi si parlano. Camminiamo insieme: possiamo dirci sempre le stesse cose eppure non conoscerci mai a fondo.

 

 

Chi è al mio fianco, dietro o davanti a me, se percepisce il mio stesso desiderio e lo vive allo stesso modo, sa che non siamo lì solo per condividere una camminata, qualche ora della nostra domenica, uno svago.

 

 

Sa che stiamo vivendo assieme un frammento di vita e quella non è condivisione fine a se stessa. Sa che su di me può contare laddove posso per una parola, un consiglio, ascolto. Ne ho trovate di persone così, sui sentieri percorsi. Sono coloro che mi hanno aiutato a superare i miei limiti, che mi hanno fatta sorridere, alla cui mano mi sono aggrappata fiduciosa e grata. Gesti silenziosi che avvicinano gli animi.

 

 

Gli  amici,  i  compagni  di  viaggio  mi  prendono  spesso  benevolmente  in  giro  perc io  in montagna mangio e dormo ovunque: quando mi va, quando ho 5 minuti, quando mi ritaglio uno spazio. Allora anche un sorso d’acqua od un piccolo frutto, nella fatica appaiono più buoni, nuovi, benvenuti.

 

 

Il bello della montagna, a mio avviso, è vedere finalmente la destinazione ed accelerare il passo perché mancano 10 minuti, è togliersi calze e scarponi ed immergersi nell’acqua gelida di un torrente, è ritrovare tempo dopo una foto e rivivere quella giornata, è fare attenzione ad ogni singolo passo, è percepire se stessi in relazione alla natura.

 

 

Di una gita ricordo luoghi, scorci, ma soprattutto volti, parole, persone. Il resto conta poco.  Ho un pensiero per tutti coloro che hanno camminato con me; tutti alla ricerca di qualcosa: energia, rinascita, stanchezza fisica, libertà mentale, compagnia.

 

Porto con me nella mente lo zaino giallo e grigio di Alessio spesso davanti a me altrettante volte

dietro me ad incoraggiarmi, la bandana di Roberto, le chiacchiere sui viaggi con GP, Massimo che canta mentre saliamo sul Gran Paradiso ed io mi  domando dove trovi così tanto fiato, le abbuffate anche solo immaginate con Davide, il braccio di ferro con Chiara impossibile da battere, le risate interminabili con Marco, Cristina che ricama quando ha un minuto, Giovanna e i ricordi della nostra infanzia a scuola, i fruttini di Alberto e la nostra visione della vita etica senza fede, l’umorismo contagioso di Max the President, la presenza discreta di Mauro, la chiassosa famiglia Borgnino allargata, il mio amico pescatore che sa tutto di arte e letteratura, Claudio che mi sgridò poiché stavo in maniche corte sul ghiacciaio della Tribolazione, i topi del bivacco Fiorio, Gianni che vuole vedermi correre su un pendio a 45% per evitare i sassi che ci rotolavano dietro,
Ilario spazientito dal mio non sapere arrampicare che mi domandava se scendevo o restavo appesa lassù.

 

 

Sono tutti con me, ognuno a modo  suo..

Vita e morte

Cammino tra le ombre
di Giovanni Cenacchi.

Impieghi tutta la vita a considerare la tua vita come un dono, poi ti viene chiesto all’improvviso di restituirlo.
Aforismi scritti da un uomo a cui è diagnosticato un male incurabile. Giovanni Cenacchi, nato a Cortina, vissuto a Bologna, scrittore, documentarista, a 40 anni scopre di avere i giorni contati. Intraprende allora un dialogo serratissimo con la morte, Dio ( o dio?), la vita, la figlioletta Viola. Un dialogo fatto di aforismi, perché scrivere un diario non è raccontare la vita, ma solo commentarla, farle spazio, appuntarla di idee e di riflessioni.
"Parole dure come pietre e roventi come il fuoco", il commento penetrante di Enzo Bianchi, priore di Bose
Un libro difficile da leggere, ma da leggere. Giusto in questi giorni, proprio in questi giorni.
"..lasciare uno spazio, facendo per un attimo il vuoto attorno a noi, sgombrando la mente dal brusio inutile del mondo"

nebbia

Ancora Jack London

"Martin Eden" di Jack London
Possiamo parlare all’infinito di Jack London. Definirlo un fortunato avventuriero, un esagerato, un mitomane, un genio. Per farsi un’idea del personaggio si può leggere il "Martin Eden", una autobiografia mancata. La vicenda del marinaio rozzo che si eleva al disopra della propria condizione originaria per raggiungere la fama e la celebrità come scrittore e pensatore ricorda fin troppo bene la storia dell’autore, che in venti anni di produzione letteraria – iniziata a 20 anni e terminata a 40 – scrisse oltre 50 libri ed una infinità di racconti, saggi e novelle.
Socialista, individualista, reazionario, rivoluzionario? Confinare una personalità poliedrica in una sola etichetta (ed in uno striminzito post) sarebbe riduttivo e pretenzioso: per affacciarsi su una personalità così complicata la cosa migliore è iniziare a leggerne gli scritti, e poi "farsi un’idea" complessiva attraverso questo libro immenso e tenebroso.