A caccia dell'Uja

Una gita che non sempre è fattibile: bisogna aspettare le annate giuste, e poi cogliere il momento. Qui da Caselle l’Uja di Corio la vedi benissimo, se sai dove cercarla, a metà tra Soglio ed Angiolino Ed il pendio che ti viene incontro è proprio quello che salirai  e scenderai con gli sci. Ieri è stato il momento, studiato da anni. La salita e discesa del pendio SO dell’Uja di Corio, valutazione OS per chi si occupa di gradi e numeri, è stata compiuta. Neve trasformata di qualità eccezionale, sciata fluida fino all’auto. Nessuna screpolatura nella perfezione della gita.
Grazie a Barbara e Alessio, compari nell’impresa.

Le immagini della giornata

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In giro con Rumiz

A spizzichi e bocconi proseguo nella lettura de "La leggenda dei monti naviganti" di Paolo Rumiz. Volevo già parlarvene tempo fa, dell’incontro tra il giornalista e le montagne (soprattutto con gli Appennini, i veri "Monti d’Italia"). Oggi per caso ho scoperto su wikipedia  l’indice commentato del libro, ed allora ve lo lancio in anteprima. E’ un antipasto, niente di più, per farsi venire l’appetito!



Proseguono le trasformazioni e sorprese degli amici dell’Est: da intraisassblog nuove partecipazioni, nuovi blogger e nuove sorprese. E, a dispetto di noi scialpinisti occidentali,  una mostra/serata che sarebbe imperdibile, se fosse da queste parti. Qui all’Ovest, invece, calma piatta (e morta). 

Dolomia in polvere 10/X

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Dellimportanza di avere le pinne nel sacco.

 

Non sempre ci andava bene. A volte i sogni di scalate e cieli azzurri erano frustrati dalla realtà opaca di piogge noiose, nuvole basse e vestiti fradici. Facevamo nostra lesortazione di Laborit, allora: ci davamo alla fuga. Mettevamo la barra al vento e volavamo via dalle nuvole, per sfruttare comunque i giorni di ferie ed il viaggio già compiuto.

A saper scegliere e decidere, la messe era abbondante, e ricca di novità e sorprese.

Come lanno in cui, dopo i ghiacci sfolgoranti dellAdamello, iniziammo un eterno rimpiattino con il brutto tempo.

Salimmo a Madonna, scendemmo in Val di Non, ci intrufolammo su per lAdige e la Val Pusteria, sempre braccati dai temporali. Sconfinammo in Austria, e da Tarvisio rientrammo a Sella Nevea, decisi a misurarci con Montasio e Jof Fuart.

Miseri noi, e vani gli sforzi.

Dai finestroni del rifugio conteggiammo ventiquattro su ventiquattro ore di pioggia ininterrotta, implacabile, efferata. Unica consolazione, limpareggiabile griglia che fiammeggiava in cucina, e che partorì cene, colazioni, pranzi e merende a base di carni e verdure abbrustolite.

Ubriachi di pioggia scivolammo sulle onde dellIsonzo, inciampammo nel museo di Caporetto e slittammo  fino a Trieste, per asciugare abiti ed attrezzature. Ci decidemmo a consultare le previsioni meteo affisse al campeggio dellObelisco.  Brutto fisso. Le residue speranze di riscossa alpina furono bruciate in una pantagruelica cena. La mattina dopo, smaltiti gli effetti della bisboccia, ci contammo: i due terzi della spedizione votarono per il rientro allOvest. Solo noi, equipaggio di unauto, minima unità autonoma di spostamento, decidemmo di resistere allo scoramento.

Ed allora Mario parlò:

“’nduma al Sud, boja fauss

E Sud fu.

Scoprimmo il mare azzurro dellIstria, i boschi di roveri piegati dalla bora, il campanile acuto di Rovigno, uguale a San Marco.

Fummo a Pola, spersi tra passeggiata a mare ed anfiteatro, e nel campeggio al culmine dellIstria, aperti verso il mare grando.

Scoppiavamo dallafa, mentre le Giulie ribollivano nei turbini come il Piave ed il Trentino. Ad Ovest il granito, ad Est la dolomia franavano nei canaloni.

Sentimmo e leggemmo di disastri, alluvioni, vite perdute tra rocce e sentieri.

Note stonate, ascoltate  nel languore di scogli istriani, nellassaporare birre fresche ed i cevapcici roventi.

Incocciammo Rabaç, Opatja, Fiume. Nella manovra contorta ci impigliammo in Postumia e le sue grotte da Belle Epoque, e Lubiana deserta il sabato pomeriggio, e la Valle di Idrja ed il castello di Predjama.

Tagliammo la coda del viaggio rientrando a Fernetti e accordandoci ancora una pausa ad Aquileia.

Questa è duttilità, e leggerezza. E essere mobili ed inarrestabili come lacqua

Così scrivevo, seduto sugli scogli di Pola, al tramonto.

Divagare, scoprire, indagare, andare oltre. Stretti dalle nuvole, infiammare il fronte e dirigere altrove

Ed era un peccato non avere con noi le pinne.

 

Termino così questi dieci racconti, sulle vicende di canavesani in terra dolomitica. Per tutti gli splendidi momenti trascorsi assieme ringrazio Mario, Elda e Stefano, famiglia avventurosa ed intraprendente che ben accettava il quarto incomodo che ero io.

E grazie anche al Dom, infaticabile e ferreo organizzatore di trekking sociali.

E grazie agli infiniti compagni di gita, con i quali ho camminato, cantato e litigato.

 

A loro tutti dedico queste piccole storie.

 

Andora, 06 agosto 2008

Neve in Valli di lanzo

Con questo innevamento, ci si può dedicare alla ricerca di itinerari inconsueti poco lontano da casa, nelle Valli di Lanzo. Così, ieri siamo andati dalle parti della Ciriunda, dietro agli impianti sciistici di Ala di Stura. Cercare l’itinerario, studiare il terreno e le carte, osservare la morfologia ed il territorio. Uscire dagli schemi delle gite "telefonate", evidenti e fatte cento volte. Ci voleva, una divagazione così. Grazie a Barbara e Beppe, compagni di gita.

 Alla ciriunda!

Formiche nel bianco

Ieri come tante formichine ci siamo inerpicati sulle pendici del Lion, in Val Chiusella. Dodici anni fa, nel lontano 1997,  proprio lì avevano inizio le mie avventure scialpinistiche. Da allora sono passati anni, incontri, occasioni ed amicizie. Ma a sentire la pelle di foca che striscia sulla traccia l’emozione è ancora sempre intensa e ineguagliata.

Un saluto a tutti gli amici con le parole di uno splendido bergwanderer, Andrea Gobetti

"… e poi penso che lo scialpinismo sia fatto per la gente con il cervello già maturato, capace di vivere ed assorbire un lento presente, tra un passo e l’altro, e di contare tutto e mescolarlo coi ricordi di altre volte, di altri amici, di altre cantate sino a equilibrare tutto nel ritmo della salita"

A. Gobetti  "Una frontiera da immaginare"

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La legge è fatta, preparate i soldi!

Sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte del 29 gennaio 2009 è stata pubblicata la legge regionale sulla normativa in materia di sicurezza degli sport invernali (legge regionale n. 02 del 26 gennaio 2009).
Penso che possano interessarvi i due articoli seguenti:

Art. 30.
(Sci fuori pista)
1. I gestori delle piste di sci non sono in alcun modo responsabili degli incidenti che possono verificarsi nei
percorsi fuori pista ancorché serviti dagli impianti medesimi, né sui percorsi individuati all’articolo 4, omma 2, lettera f).
2. I soggetti che praticano lo sci alpinismo ed il freeride sono tenuti a munirsi di appositi sistemi elettronici di segnalazione e ricerca, pala e sonda da neve per garantire un idoneo e tempestivo intervento di soccorso.

… omissis…

Art. 35.
(Sanzioni)
1. Fatta salva l’applicabilità delle sanzioni penali ove il fatto costituisca reato ai sensi della legislazione vigente, sono stabilite le seguenti sanzioni amministrative pecuniarie:

… omissis…

u) la violazione delle disposizioni di cui all’articolo 30, comma 2, della presente legge, ove l’utente, sussistendo le condizioni previste dalla norma, sia sprovvisto dei dispositivi di sicurezza ivi contemplati, è soggetta alla sanzione amministrativa da euro 40,00 a euro 250,00;

Discussioni e dibattiti sono già seguiti, su altri siti. Il dato di fatto è che ora la legge c’è.  Pertanto, amici scialpinisti, preparate i denari!!

(DURA LEX, SED LEX)

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