Dolomia in polvere 9/X

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La volta che abbiamo battuto lAfrika Korps

 

Mario guarda le nuvole che si ammassano lente sulle pareti del Sella.

A sarà dura…” dice.

Unombra di inquietudine serpeggia lungo le spine dorsali della truppa.

Siamo arrivati fin  qui da Rivarolo per salire la Ferrata Tridentina e veniamo accolti da questo tempo incerto? Potremmo anche andare al Pisciadù dal sentiero normale, ma così facendo perderemo la perla migliore della collana di gite che vogliamo imbastire in questi quattro giorni.

Anduma! Soltanto gli inglesi, con il loro LETS GO, sono più perentori.

Rivista materiali.

Dagli zaini escono imbraghi improbabili, relitti di svariate epoche e tradizioni alpinistiche. Anche i caschi si sentono in ferie, oggi, dopo anni di duro lavoro nelle miniere e cave del Canavese.

Uno di noi osserva perplesso una placchetta di metallo a fori irregolari.

E un dissipatore? chiedo.

Forse risponde il proprietario. Nel dubbio infila loggetto misterioso sotto al sedile dellauto, prima di chiuderla. Potrebbe servire per un traino, non si sa mai.

 Imbrago a numero di parti variabile, due infimi cordini e due moschettoni spaiati: set da ferrata standard, potremmo dire. E poi zaino pesantissimo, perché è meglio portare tutto con noi al Pisciadù e riportarlo giù domani mattina, quando passeremo di qui per risalire al Puez. Impedimenta sulle spalle, ci avviamo. La fila di piemontardi indomiti sale lentissima verso lattacco della ferrata e lentissime scendono le nuvole dalle vette del Sella. Finché non piove, siamo allasciutto, e tiriamo avanti.

A pochi metri dalla prima corda fissa siamo raggiunti da una sferragliante colonna di tedeschi.

 

Impeccabili i caschi lucidi. Irreprensibile la dotazione di materiali. Zainetti minuscoli, grande velocità di gambe. Il motivo della loro velocità è evidente: superarci a tutti i costi, prima che a nostra volta impegniamo le scalette della ferrata.

 

Prego, bitte, danke mormoriamo a denti stretti, invitandoli a precederci. Al loro confronto ci sentiamo antiquati. Ed anche scocciati, per essere stati superati in volata. Pazienza, il fante italiano si accoderà allAfrika Korps.

Saliamo anche noi, con calma (ormai).

Dopo poco capiamo che tutti, noi e loro, dovremo fare i conti con la tempesta. Eccola, partire dallalto e spazzare le placche con raffiche di pioggia. Prima che inizi lassalto alla baionetta tiriamo fuori dagli zaini mantelline e giacche a vento. In piena parete allestiamo un bivacco di fortuna, e ci attestiamo, comodi.

Per quanto si possa essere comodi su di una parete verticale.

La tempesta cresce di forza, la parete rovescia acqua e sassi tutto attorno. Per fortuna non ci sono fulmini, ci diciamo per farci coraggio.

Ad un tratto, tra gli scrosci, si sente un rumore di ferraglia. Alziamo lo sguardo.

E li vediamo, in ritirata precipitosa.

Due hanno perso il casco, tutti annaspano semiciechi, tentando di scendere la ferrata. Paonazzi dal freddo, i tenui vestiti incollati ai corpi tremanti.

LAfrika Korps si ritira. Offriamo un riparo esiguo, e sdegnosamente ci ignorano. La tempesta rinforza ancora, noi facciamo quadrato e resistiamo.

Tremiamo sotto le mantelle. Sarà il freddo, o la gioia incontenibile dei granatieri che, sullAssietta, ammirarono estasiati le schiene dei nemici in fuga?

Testardi bugianen, qui siamo e qui restiamo, piuttosto che scendere la ferrata a ritroso, alla ricerca di appigli invisibili lisciati da mille scarponi.

Soli in parete.

E da soli riprenderemo la salita, terminata la buriana. Sul ponte alla Torre Exxner il sole ci regalerà momenti indicibili. Ed anche, al Pisciadù, la scoperta di una doccia calda!

Dopo cena le pareti del Sella si tingeranno di rosa e viola. Enrosadira? Forse, non siamo pratici di codeste latitudini.

E lAfrika Korps?

Tardi la notte arriverà al rifugio, dopo aver risalito il sentiero della normale. Inquadrati, composti. Ma senza bandiere al vento. Ed eviteranno i nostri sguardi. Lo sanno bene, che ad El Alamein ceravamo anche noi.

 

Andora, 03 agosto 2008

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