Campagna, nebbia e un viaggio a Milano

Ieri sono stato a Milano per lavoro. Se riesco, cerco di andarci in treno. Perché non ho voglia di guidare;  in treno, mi dico, farò mille cose: scrivere relazioni, correggere brochure, leggere gli articoli "di lavoro" che in ufficio si accumulano sotto alla scrivania. Poi, non riesco a fare nulla. Perché mi incanto a guardare la campagna. Il bello del treno (la vecchia linea Torino-Milano, non l’Alta velocità) è che da Vercelli a Chivasso si viaggia lontano dai panorami di capannoni e centri commerciali che assediano l’autostrada. La vista si apre sui campi, le risaie, i filari di piante. Verrebbe voglia di camminare, prendere una direzione e seguirla. Infilarsi in tasca la "Storia del camminare " di Rebecca Solnit e riscoprirne le analisi e le emozioni.
Ad un certo punto mi sono messo a ridere: ripensavo allo sgomento di un collega che, in una trasferta nel nord della Francia, ad un certo punto esplose:
"Basta grano, basta alberi!  Voglio una fabbrica, un’acciaieria, una raffineria!"
Forse non siamo più abituati al "vuoto", inteso come mancanza di edifici nel giro d’orizzonte. Anche se, come sottolineerà JohnDeere, la campagna coltivata è il più evidente segno dell’opera dell’uomo nei secoli, al cittadino del XXI secolo questa "umanizzazione" non basta più.
Si ricerca il chiosco delle bibite, il benzinaio, il centro commerciale dove ritrovare la sicurezza del proprio esistere nell’acquisto di un qualcosa – qualunque cosa – che incrementi il nostro "avere".

la foto arriva da questo sito

 Trees in Fog III

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Questione di stile

La scrittura vigorosa è concisa. Una frase non dovrebbe contenere più parole del necessario, né un capoverso più frasi del necessario, per la stessa ragione per cui un disegno non dovrebbe contenere linee inutili né una macchina parti superflue. Non che si debba accorciare ogni singola frase, evitare  dettagli o trattare l’argomento in modo generico e superficiale. Ma ogni parola deve essere significativa.

E’ solo un assaggio di "Elementi di stile nella scrittura", libercolo ultranovantenne sempre attuale ed interessante. Perché spesso accade di leggere e non capire, di perdersi dietro a argomentazioni cervellotiche che si fanno dimenticare non appena si abbandona il capoverso. Da tenere a portata di mano.

snoopy+scrittore

Facciamone ancora uno

Tra Torinese e Canavese, lungo la strada che porta alle Valli di lanzo, un ridente paesino tra Caselle e Cirié non vede l’ora di avere il proprio centro commerciale. Così gli abitanti non dovranno più spostarsi nei luoghi limitrofi per i loro indispensabili acquisti. Il popolo lo vuole, l’amministrazione lo fa. Nell’era della globalizzazione, delle due auto a famiglia, dei voli low-cost, è necessario avere dietro casa l’ipermercato, per potersi consioderare un paese civile, evoluto, all’avanguardia con i tempi. E quindi, non dubitate, tra breve le ruspe entreranno in azione.


L’espressione "essere alla frutta" mi è sempre sembrata poco incisiva. Da poco ho scoperto che in Toscana si dice "essere alle porte coi sassi", per intendere che la situazione è ormai compromessa, gli spazi di manovra sono ridotti e non c’è quasi più tempo per agire. Ecco, al leggere di queste trovate geniali per "tirar soldi" e "sviluppare l’economia" mi viene proprio da pensare che siamo alle porte con i sassi.

Ringrazio gli amici valdostani per l’immagine.

Ruspa

Curiosità, serendipità ed altre sciocchezze

Sulla rete cercavo altro e mi sono imbattuto in queste frasi, che rispecchiano bene quanto può essere doloroso e stimolante essere curiosi. Serendipità allo stato puro.
Trovare qualcosa di inatteso e sorprendente, e perdersi lì dietro.

 L’articolo di origine, e un elenco di letture simili

La curiosità, il desiderio inesauribile di conoscere, è affascinante, divertente, stimolante. Ma non è un’esperienza “comoda”. Può essere sconcertante, può metterci a disagio. Perché scopriamo che avevamo idee e percezioni sbagliate. Perché ci rendiamo conto dei nostri errori e delle loro conseguenze. Perché, se è vero che dal conoscere può nascere la speranza, è inevitabile anche la constatazione di quante cose siano brutte, difficili, sgradevoli – o peggio. Insomma è facile cadere nella “paura di sapere” e rifugiarsi nell’illusione di qualche “falsa certezza”.

…….. omissis………..

Continuare a imparare può essere scomodo. Può fare un po’ paura, anche perché ciò che impariamo non sempre ci piace. Ma è necessario, se non vogliamo cadere nell’unica alternativa possibile: rincretinire.

La critica in trappola

Oggi vi lascio le parole di un articolo di giornale, ritagliato tempo fa, a cura di Marina Terragni. Parla delle trappole del criticare sempre e comunque, del voler sembrare "intenditori" solo perché si sanno evidenziare, rimarcare e sottolineare i difetti e le imperfezioni. Un buon esercizio di umiltà, ogni tanto, non farebbe male.

"Dire il bene è farlo essere, dargli spazio e toglierne al male, farlo dilagare e contagiare quello che c’è intorno. Ma la bene si fa una grande resistenza, come per non dargli soddisfazione. E’ la "magica forza del negativo"… E’ la trappola della critica, scambiata come l’unica possibilità di esercizio della libertà: e certo può esserlo, ma non sempre, comunque e in via esclusiva, portando via spazio al resto. Dire bene oggi può essere uno scandalo, nel senso etimologico di intoppo, inciampo, nel senso di qualcosa che ci impedisce di continuare nel nostro percorso di distruzione. Può scatenare rabbia e senso di impotenza. Mentre, a ben guardare, un potere più grande non c’è."

http://blog.leiweb.it/marinaterragni/

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Dedicato a chi sogna

Tutti gli uomini sognano.
Non però allo stesso modo.
Quelli che sognano di notte
nei polverosi recessi della mente,
si svegliano al mattino
per scoprire che il proprio sogno è vano.
Ma quelli che sognano di giorno
sono uomini pericolosi,
giacché ad essi è dato vivere i sogni ad occhi aperti
e far si che si avverino.

T.H. Lawrence
I sette pilastri della saggezza

Roc on the rocks

Non mi sono tracannato dieci Martini, ma sto riprendendomi da una sciata spettacolare su polvere finissima al Roc Neir. Avete presente, scendendo da Viù, quelle enormi pietraie sulle pendici di Colombano e Druina? Ebbene, un metro e mezzo di neve sopra e diventano il sollazzo di oggi. Aggiungiamo una giornata splendida, la guglia della Mole che forava la claigine sopra la città, ed il gioco è fatto.
Qualche foto per rendere l’idea.