Dolomia in polvere 8/X

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La Civetta di Calvino

 

Allucinazione a scoppio ritardato.

Potrei chiamarlo così, questo ricciolo del pensare che porta a sovrapporre ricordi, letture e sensazioni del tutto diverse tra di loro, a distanza di anni.

 

Tempo passato. Diciassette anni indietro.

Transitiamo sotto alla parete Nord del Civetta, sul sentiero tra i rifugi Coldai e Tissi. Restiamo a debita distanza dagli strapiombi, per godere in pieno della vista sulle fughe verticali della montagna. Al Tissi ci concediamo una sosta stupefatta. E scivoliamo incantati verso le coltri del Vazzoler, con gli occhi che accolgono la solitudine della Parete delle Pareti.

 

Tempo presente. Le Lezioni americane di Calvino occhieggiano dal comodino del letto. Ad esse si intercalano pagine di riviste varie.  Le immagini del Civetta su carta patinata si mescolano alla essenzialità dei caratteri del libro. 

Flash visivo, al quale si accompagna una proposta indecente: si potranno mai collegare le proposte di Calvino per il nuovo secolo con le qualità e gli aspetti di una montagna? La scrittura è il regno del possibile, ed allora si può tentare.

 

Iniziamo in ordine sparso.

Prima qualità: la visibilità.

E facile, direte voi. Non si può negare che la Nord del Civetta non sia visibile. Basta essere nel posto giusto, no? Non proprio. Perché la visibilità dipende dallocchio che guarda. Ciò che è sempre esistito non è detto che sia mai stato visto. Occorre vedere la tigre, prima di montarci sopra. I primi      

Salitori avevano mani per salire, cuori per osare. Ed occhi per vedere. La visione delle possibilità di salita è contemporanea alla visione delloggetto. E loggetto, per quanto enorme, non sempre è visto come scrigno di possibili percorsi. Pertanto: da quanto tempo esisteva il Civetta, prima che lo si nominasse e considerasse degno di salita?

 

Seconda qualità: lesattezza.

E materia da classificatori medievali. Ciò che per me è una unica parte, sulla quale posso individuare strutture grossolane ed approssimative, per lalpinista attento ed il compilatore di guide diventa un pentagramma verticale di prime ascensioni, tentativi, ritirate, drammi e tragedie. Chi conosce si muove sulle quinte di roccia con dita esperte da pianista, e ricava suoni ed emozioni che sfuggono al semplice escursionista. E larte divine sublime solo quando la tecnica è eseguita esattamente, per lappunto.

 

Terza qualità: la molteplicità.

La parete è la stessa, forse, ma nessuno può dirlo. Ognun riceve differenti sensazioni dal suo vederla e sentirla, ed essa appunto dispensa molteplici immagini di sé. E se, come avviene, le nuvole la coprono, allora la moltiplicazione dei possibili aspetti cresca ancora di più. Nessuno la scorge, ma tutti attingono al ricordo dellimmagine per costruire altre dieci cento mille pareti.    

 

Quarta qualità: la leggerezza.

Milioni di metri cubi di roccia sono tuttaltro che leggeri, replica lamico geometra e geometrico. Certo, ma la spinta verso lalto dei canali e delle placche suggerisce che proprio quelle rocce così grevi mirano a partecipare ad unidea di leggerezza che sfugge alla schiavitù della forza peso. Lanelito verso lalto compensa le scariche di sassi ed il crollo di intere quinte rocciose. Daltronde, ciò che interessa è lanalisi del tutto, e non la storia personale del sasso che cade. Pertanto, lo slancio verso lalto della Civetta nel suo complesso partecipa della leggerezza della piuma, cristallizzata accidentalmente in dolomia.

 

Quinta qualità: la rapidità.

Allultimo giro di pista mi ritrovo in affanno. Non è rapida lascesa di strapiombi e placche. Anche il solo costeggiare labisso verticale richiede tempo e sudore. Eppure lazione e la concentrazione dello scalare risucchiano il tempo in una dimensione aliena la comune correre degli orologi. In breve si arriva al rifugio, in breve ci ritrova congiunti al primo di cordata (anche se si è trovato lungo). In breve calò la notte. Non è propriamente la parete ad essere rapida, ma il tempo ad essa collegato. Il tempo stesso si contorce e si piega, come la traccia attorno ai contrafforti o la cordata su per le vie. Non distinguiamo più il lento dal rapido, ed il disordine temporale ci sgomenta.  Labbondare stesso della massa è sufficiente a piegare il tempo, come afferma Eisntein. Sicuramente, per i nostri parametri, accelera lo scorrere del giorno. Allinizio del giorno le ore disponibili non sono mai troppe, e quando si arrampica si accorciano ancora: è la parete lagente accelerante che dà il brio alle lancette dellorologio.

 

Sesta qualità: la coerenza.

E il setaccio più fine, quello che arresta le  sciocchezze del pensiero e gli incagli dello scrivere. E coerente a chi o cosa un muro di pietra? Possiamo dubitare della sua esistenza, definirlo come pura apparenza in un mondo di sogni. Oppure, possiamo dedicarci a scoprirlo in ogni suo anfratto, renderlo oggetto di desiderio, luogo di lavoro, momento di elevazione. La sua innata coerenza ci richiama allordine di decidere ciò che vogliamo di noi stessi. Pertanto, muraglia non come oggetto coerente in sé, ma strumento per verificare e testare la nostra coerenza nel tempo per  raggiungere, o rimanere, ciò che siamo o vogliamo essere.

 

Non cè molto da aggiungere a simili allucinazioni, Arrivano, girano alte e scompaiono come gru migranti, senza fermarsi di preciso in nessun luogo. Lunica cosa che possiamo fare è seguirle con lo sguardo, immaginare i percorsi futuri e sbirciare il calendario per stimare quanti giorni potranno mancare ad un nuovo improbabile incontro. Un giorno, forse, ricompariranno allorizzonte, come la Nord del Civetta.  

 

 

Andora, 30 luglio e 1 agosto 2008

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