Il mondo in un canto

In questo periodo la sveglia mattutina anticipa di poco il levare del sole. E mentre procedo alle consuete faccende, da fuori arriva il canto del pettirosso, ostinato e incessante. Sto pensando che il suo canto sia necessario per ricreare ogni giorno il mondo.
Ogni mattina ripercorre i confini del suo territorio, le siepi, l’amarena, i pruni ed il faggio davanti a casa, e cinguetta. Come le vie dei canti dell’outback australiano. La recitazione del canto comporta il sorgere ed il riconoscimento del paesaggio.


A proposito di volatili, ho letto da poco "Il popolo dell’aria", di Daniela Castellani. Raramente ho trovato tanta poesia in una rassegna di usi, abiti e costumi del popolo alato che ci circonda, discreto e silenzioso (o quasi). Per certi versi ricorda Rigoni Stern, ed il suo Arboreto Salvatico. Consigliato, un libretto agile e velocissimo che suggerisce di andare oltre, e più a fondo, nello scoprire ciò che abbiamo attorno, anche qui, ai bordi della città.

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3 commenti su “Il mondo in un canto

  1. blacksheep77 ha detto:

    che coincidenza… l’ho notato anch’io, ma già ieri pomeriggio (il vantaggio di lavorare da casa!!)

  2. gpcastellano ha detto:

    Beh, qui il pomeriggio al massimo capita un volo di aironi e cicogne, che svernano dietro la vecchia discarica delle basse di stura (romantico, vero?)

  3. blacksheep77 ha detto:

    …e gabbiani! ma quanti ce n’è, intorno alla discarica???

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