Appeso al muro!!

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E’ ufficiale, mi ritroverò anch’io appeso al muro in forma di calendario! Non temete, non avrete in visione parti di corpo più o meno scoperte (in giro c’è di meglio, già lo sapete!!). Solo un breve racconto, per i tipi di Cartman edizioni.

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Dov'è Elah?

Film del 2007: Nella valle di Elah… ma dov’è Elah, e perché quel titolo? Elah è il luogo in cui si affrontano David e Golia: è il posto in cui bisogna lasciare indietro la paura per potersi avvicinare al mostro, prendere la mira e colpirlo tra gli occhi. Dopo aver visto il film mi vengono in mente le ultime parole di Kurtz, in Cuore di Tenebra: "L’orrore, l’orrore, l’orrore".
Dai libri di Conrad e  l’Apocalipse Now di Francis Ford Coppola, continuiamo a immergerci nell’orrore e non ne veniamo mai fuori. E’ forse banale e troppo facile rifugiarsi nella bellezza dell’alba di oggi, con Superga che ritaglia un profilo scuro sugli altocumuli rosso fuoco.

Il pettirosso puntuale, e Gomorra

Oggi è il primo giorno di autunno, e puntuale sbuca dalle siepi attorno a casa il pettirosso. Eccolo qua, a tenermi compagnia mentre preparo caffè e colazione.
pettirosso

Il post non è finito. Ieri sera mi sono letto la "Lettera a Gomorra" di Roberto Saviano, commento agli ultimi fatti di cronaca di Castelvolturno. Esposizione di fatti, nomi e cognomi, parole come pietre lanciate contro il muro di omertà e di complicità che circonda e protegge il branco di bruti che semina la morte in una delle regioni più belle e – potenzialmente – ricche del mondo.  Non sta a me giudicare, ma mi concedo la libertà di inorridire. La lettera è molto lunga, riporto solo un passo che mi ha particolarmente colpito.

E infatti non si tratta di stabilire colpe, ma di smettere di accettare e di subire sempre, smettere di pensare che almeno c’è ordine, che almeno c’è lavoro, e che basta non grattare, non alzare il velo, continuare ad andare avanti per la propria strada. Che basta fare questo e nella nostra terra si è già nel migliore dei mondi possibili, o magari no, ma nell’unico mondo possibile sicuramente.

Quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere? Siete davvero sicuri che vada bene così? Che le serate che passate a corteggiarvi, a ridere, a litigare, a maledire il puzzo dei rifiuti bruciati, a scambiarvi quattro chiacchiere, possano bastare? Voi volete una vita semplice, normale, fatta di piccole cose, mentre intorno a voi c’è una guerra vera, mentre chi non subisce e denuncia e parla perde ogni cosa. Come abbiamo fatto a divenire così ciechi? Così asserviti e rassegnati, così piegati? Come è possibile che solo gli ultimi degli ultimi, gli africani di Castel Volturno che subiscono lo sfruttamento e la violenza dei clan italiani e di altri africani, abbiano saputo una volta tirare fuori più rabbia che paura e rassegnazione? Non posso credere che un sud così ricco di talenti e forze possa davvero accontentarsi solo di questo.

Guarda chi si vede!

Navigando nella rete si incontrano luoghi e idee interessanti, come ben sapete. Ho scoperto da poco il blog di terre alte, che inserisco tra i collegamenti rapidi. Girandoci dentro, chi ti trovo? Marzia e Misty, altre due "bloggiste" e navigatrici ben conosciute a chi passa da queste parti. Che bella combinazione, direte voi.

A me viene in mente un articolo postato tempo fa da Luisa (e siamo già al quarto link odierno, e non è l’ultimo!): nel saltare da un sito all’altro di argomenti simili non rischiamo di perdere di vista le infinite possibilità offerte dalla  Rete per confrontarci con la differenza di opinioni, aspetti, idee?
Continuiamo a ribadire inter nos gli stessi concetti e apprezzamenti, e quanto siamo pronti a conoscere ed approfondire le divergenze?
 
Se vi interessa approfondire, vi rimando all’articolo di  Ethan Zuckerman, tradotto e pubblicato su Internazionale.   

Che cosa è cambiato?

Ho finito da poco di leggere le "Lettere contro la guerra" di Tiziano Terzani. Riflessioni scritte a cavallo tra l’11 settembre 2001 ed il 22 gennaio 2002, come commento e monito sulle reazioni agli attentati alla Torri Gemelle. Tra queste due date sono compresi gli scritti rabbiosi di Oriana Fallaci e l’inizio dell’invasione dell’Afghanistan.
Terzani ragionava sulla violenza, gli interessi occulti, la disumanizzazione e l’imbestialimento delle culture "diverse", e sul futuro.
Oggi Tiziano non c’è più, e le sue "Lettere" prendono polvere negli scaffali delle biblioteche. Mi chiedo che cosa sia cambiato. Abbiamo l’Irak invaso, l’economia che cigola, l’incertezza nel futuro che blocca il respiro e acceca le menti, facendoci accettare prevaricazioni e schemi mentali che hanno poco di "libero" e "democratico".
 
E’ questo il progresso? é cambiato qualcosa da allora? abbiamo superato l’indignazione del 12 settembre di fronte alla barbarie subita? abbiamo colto l’occasione per poter rivedere atteggiamenti, modalità, impostazioni mentali,  frutto di un passato che si vorrebbe lasciare indietro? A me non sembra, ma non vado oltre. Della lettura mi frulla in testa una frase, che annota qui sotto.

"Se la pace non è in noi, non sarà mai in nessuna altra parte"

terzani2Photo by A. P.

Conoscete ella maillart?

8870638995Crociere e carovane
di Ella Mailart
Ed. EDT

Un bel libro per approfondire la conoscenza di Ella Maillart.
Ginevrina appassionata di viaggi, sci, crociere ed esplorazioni. Dalle prime avventurose navigazioni sui laghi alpini ed il Mediterraneo, ai viaggi nell’Unione Sovietica degli anni ’20 e l’Asia Centrale. Personalità curiosa e volitiva, sempre pronta ad andare oltre, scoprire, esplorare e chiedere. Il suo viaggio più avventuroso? Con pochi mezzi e tanta umiltà attraversa una Cina in subbuglio assieme a Peter Fleming (il fratello di Ian… James Bond vi ricorda qualcosa?), per approdare in India attraverso l’Himalaya. Assieme a lei si percorre un mondo che forse esiste ancora, basta avere l’umiltà e la voglia di cercarlo tra le mille offerte dei tour tutto-incluso.

"Se la vita deve essere degna di essere vissuta, non la si può umiliare con un eccesso di prudenza: è una partita che va giocata fino in fondo" E. Maillart

Dolomia in polvere 5/X

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FRA TRE E CINQUE

 

Io mi conosco bene. E so che, quando sono in giro, ho i miei momenti di crisi. In piemontese si dice “essere pieni di lasme ste’” Quand’è così non mi parlate e non mi guardate, che poi mi passa.

So anche quando arrivano, queste crisi. Il quarto giorno. E sulla inconsistenza e vacuità del numero quattro, lascerei parlare gli esperti di cabala. Un numero insulso, a metà strada tra il tre divino ed il cinque perfetto. Non tratterò di influenze astrali. Un solo consiglio: al quarto giorno di viaggio evitatemi, perché mordo.

 

Come oggi. E’ il quarto giorno che siamo qui in Dolomiti. Che giornataccia.

Siamo partiti da malga Travenanzes per salire a Forcella Lagazuoi, in una tersa mattina di agosto.

Il luogo è drammaticamente lunare. Serpeggiamo per trincee e camminamenti, all’ombra delle Tofane. Momenti splendidi ed unici. Se non fosse che oggi è il famigerato quarto giorno. Ed allora qui, al cospetto dei Monti Pallidi, rimpiango l’erba del verde Canavese. Non uno stelo, non un ciuffo d’erba. Solo duro sasso. Che rottura!

 

Rifugio Lagazuoi in una giornata senza nuvole: birra, speck e panorama da togliere il respiro. Sulla terrazza del rifugio improvvisiamo un coro, che culmina con un “Va pensiero” collettivo e commosso. Che emozione! E che confusione, che calca, per questa gente che sale con la funivia. Era forse meglio ieri nel deserto della Travenanzes. Oggi, è un vero supplizio.

Tirem innanz, sospiro.

 

Austriaci ed italiani hanno forato il Lagazuoi da sopra a sotto, in tempo di guerra. Miravano gli uni ad intercettare gli altri. A distanza di decenni, garantiscono ancora dannazioni e sbucciature a tutti coloro che, imbaldanziti dalle gesta avite, non importa se savoiarde o imperial-regie, si accingono a salire o discendere detta galleria. Come noi, per l’appunto, che sdegnando il sole caldo ci infrattiamo in siffatto budello per raggiungere Passo Falzarego.

Incespichiamo, rotoliamo, rischiamo più volte di tappare la galleria con una rovina immensa di corpi e zaini. Per intimidire la folla di coloro che risalgono, il Kiki ed il Conte, scaldati da birre gelate, brandiscono torce fumose indossando occhiali da ghiacciaio.

 

Le rovine della cengia Martini non ci preparano allo squallore assoluto e impolverato di Passo Falzarego. Parcheggio, negozi di souvenir assurdi, bar esosi e motori surriscaldati. La cabina del telefono, unico filo teso verso le case lontane, non funziona. E’ così, il quarto giorno. E non è ancora finita, perché bisogna risalire al Col Gallina. Non usando gli impianti, ma usufruendo di un sentiero scivoloso quasi scomparso tra rododendri ed ontani. (Scomparso? Sì, certo, perché poco sopra passa la seggiovia. Elementare, Watson)

I musi si allungano, non solo il mio (che lo è già per i motivi spiegati prima).

“Masochisti!!”

L’urlo di disapprovazione del Conte echeggia tra Tofane e Cinque Torri. Che sia anche lui lunatico come me? Una scocciatura infinita.

Arriviamo al rifugio Cinque Torri, ovviamente strapieno. Ci ordinano di piantare le tende nel prato più melmoso di tutto l’Ampezzano. Solo lì si può stare, in tutti gli altri posti la Forestale arriverà a farci multe salatissime, recita la Vulgata locale.

Prendiamo il consiglio come un affronto, e decidiamo di vendicarci cenando al rifugio (capirai che originali!) e pagando solo un quarto del vino bevuto (ah, ecco la vendetta).

Mentre fuggiamo nei prati, inseguiti da urla belluine, attendo stoico la fucilata nella schiena, essendo per l’appunto giorno di fortuna eccelsa. Invece nulla, la mezzanotte è prossima, l’infausto dì sta per finire. Siamo in tenda, i piedi marci di palude. Chi è rimasto al campo di accoglie freddamente, come importuni casinisti. Mi butto nel sacco a pelo e inizio a ridere a crepapelle. “Sei sbronzo?” chiede Silvano

“No, sono contento”

“Perché?”

“Perché domani è il quinto giorno”

Lui non capisce, ovviamente, e pensa ai vaneggiamenti del Raboso. Ma io gioisco nel sonno. Domani il sole sorgerà su di una giornata estenuante, fatta di caldo feroce, sete ardente e sentieri infiniti. Questo ci ha promesso il Dom, prima di cena. Non importa, a me è bastato sopravvivere oggi, all’infausto destino di un numero incastrato tra il tre ed il cinque.