da domani si chiude!

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Da domani si chiude per ferie, pertanto questo è l’ultimo post prima delle vacanze. Mi spiace un po’ lasciare i miei quattro lettori, anche perché idee e progetti ne ho tantissimi. Mancano alcune – parecchie – recensioni di libri, mi piacerebbe parlare di film e di musica, aprire finestre su anobii e del.icio.us. Concludere la serie di "Dolomia in Polvere" e aprirne un’altra (o addirittura un altro blog) su viaggi e incontri, guidati da un personaggio un po’ strambo, a metà tra il chierico medievale e l’ebreo errante. E poi inserire altri link ad altri amici di rete e di viaggi (vi lascio questo, come ultimo contributo: marcopoloveneziano sono sempre io, sto sfruttando biecamente tutte le possibilità di ricordare nickname e password).

Impossibile fare tutto, no? Troppo poco tempo, solo quello dei saluti. Mi piacerebbe vedervi/sentirvi/leggervi tra un mese, al ritorno dalle vacanze. E vi regalo una citazione che è comparsa spesso su questi fogli. Un invito a scoprire e scrivere per ricordare ed affilare i sensi.

Ciao a tutti voi da Gp, Elena e Caterina 

"Andando dove dovete andare, facendo quel che dovete fare, vedendo quel che vi tocca vedere, lo strumento che usate per scrivere si rovina e si smussa. Ma preferisco che sia smussato e dovergli ridare forma e affilarlo di nuovo sulla mola, sapendo di avere qualche cosa da scrivere, anziché averlo lucido e brillante e non avere niente da dire, averlo liscio e ben oliato, ma inutilizzato, chiuso in un cassetto.
Adesso è necessario tornare a lavorare di mola. Mi piacerebbe vivere tanto da poter scrivere altri tre romanzi e venticinque racconti. Ne so di quelli buoni."

Ernest Hemingway


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Vita d'alpeggio

di Marzia Verona

Blu Edizioni

ovvero… chi sono, come vivono, cosa pensano e come vedono il loro futuro i margari ed i pastori delle valli piemontesi. L’amica marzia ci regalo un libro che di capitolo in caitolo ci accompagna nel mondo dei pascoli alpini, attraverso le voci di chi pratica  (ancora?) l’alpeggio. Potrei dire di più, ma prefeririei che scopriste il blog dell’autrice… e per questo metto un’immagine minuscola. Se volete approfondire, coraggio, scavate!

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Parole e pietre

Le parole dell’amico alberto da vicenza arrivano come pietre dal cielo sereno. Emerge da esse la voglia di andare "oltre" per non essere "contro". La seconda parte di Sad Smokey Mountains sta per prendere il via, ma l’intervento va ben oltre: si parla di alpinismo, di scrittura e scrittori, di idee "vecchie", di vecchi pensieri e delle ultime vicende di cronaca. Occorre essere duri senza perdere la tenerezza, diceva un tale che poteva essere San Paolo o Che Guevara. E’ la strada che sta intraprendendo alberto: gli auguro miglior fortuna del santo e del comandante. 

Baruffa per il Polo Nord

VERO NORD

di Bruce Henderson

Un libro per chi ama i grandi freddi. All’inizio del ‘900 due uomini si impegnano allo spaimo per raggiungere il Polo Nord: Robert Peary e Frederick Cook. Quest’ultimo potrebbe essere il rpimo ad esservi giunto, a distanza di un anno dal secondo. Ma le prove che entrambi porteranno per dimostrare la loro impresa sono deboli, o vanno perdute per malasorte e malafede. Ed allora trascorreranno il resto della vita a dimostrare la "loro" verità.

Il libro è interessante, forse più per la descrizione dei viaggi e delle condizioni di "avvicinamento" al Polo che per la narrazione della diatriba successiva alla "scoperta".

vero nord

della festa di laurea di Sandra, della luna sulla Vauda e di Marco Polo

L’essenza delle cose, la ricerca del bello e del giusto, ed i compiti delle vacanze

Ieri sera sono andato alla festa di laurea di Sandra. Tante persone conosciute negli anni passati, visi noti, cambiamenti più o meno prevedibili ed imprevisti. Tutto regolare e simpatico. Ad un certo punto, tra i vari scherzi, scenette ed applausi, la festeggiata ha parlato della necessità di puntare all’essenzialità. E rientrando a casa stanotte, attraversando la vastità della Vauda illuminata da una luna calante, ci ripensavo. Cosa è per me, per voi, l’essenza delle cose? Al di là e oltre il necessario per vivere e sopravvivere, cosa ci piace ritenere che sia "essenziale" per dichiaraci soddisfatti di ciò che facciamo/siamo/desideriamo?

Oppure, ribaltando il concetto, siamo capaci di distinguere ciò che è essenziale, oppure ci condanniamo perennemente a rincorrere qualcosa che ci sfugge di continuo, e che forse non sappiamo neppure cosa è?


Si avvicinano le ferie e si assegnano i compiti per le vacanze.

Sulla necessità di setacciare e ricercare, del porsi domande e darsi soluzioni, vi lascio un brano di Calvino che mi piace molto. Arriva da "Le città invisibili", un piccolo libretto da viaggiatori immaginari ed  increduli. Lo dedico a tutte le persone che ho conosciuto in questi anni, e che contribuiscono a "tenere alta" la voglia di cercare e selezionare e scoprire.

Marco (Polo) entra in una citta’; vede qualcuno in una piazza vivere una vita o un istante che potevano essere suoi; al posto di quell’uomo ora avrebbe potuto esserci lui se si fosse fermato nel tempo tanto tempo prima, oppure se tanto tempo prima a un crocevia invece di prendere una strada avesse preso quella opposta e dopo un lungo giro fosse venuto a trovarsi al posto di quell’uomo in quella piazza. Ormai, da quel suo passato vero o ipotetico, lui e’ escluso; non puo’ fermarsi; deve proseguire fino a un’altra citta’ dove lo aspetta un altro suo passato, o qualcosa che forse era stato un suo possibile futuro e ora e’ il presente di qualcun altro. I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi.

…..

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sara’; se ce n’e’ uno e’ quello che e’ gia’ qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piu’.
Il secondo e’ rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non e’ inferno e farlo durare e dargli spazio.

Svarione ad Est – Val Rosandra

Piccola parentesi di pietre, sole e mare in una settimana dedicata alla trasferta al Nord-Est. Mi concedo una passeggiata in Val Rosandra…

Dove siamo? Alle spalle di Trieste, incuneati tra la Slovenia ed il mare. Dal cippo Comici si domina la valle, e lontano compare l’obbrobrio dell’Ospedale Cattinara di Trieste. Poco oltre, l’Adriatico. Incredibile la freschezza dei boschi e l’asprezza delle pareti di calcare. Profumi di Mediterraneo e di Provenza, a ricordare che il Mare in cui bagniamo i piedi è lo stesso, così come la terra e l’aria. Con la differenza che qui si respira l’aria della Mitteleuropa, i cognomi sono slavi, irti di consonanti e dissonanti, ma la parlata è dolce, tessuta tra dialetto tergestino, scioglilingua balcanici e cantilene venete. E si mescolano anche i tipi umani: suonatori di bongo immersi nelle gole a caricarsi per la sera, alpinisti in casco, pantaloni e camicie a quadrettoni mescolati a climber seminudi, arzille nonne austroungariche in gonnellona intervallate da sirene dalmate in costume da bagno.

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La giornata perfetta

Val di Susa, Ciusalet.

Ieri giornata con condizioni meteo perfette. Leggermente ventilato in quota, sole ed assenza di afa, cumuli nel pomeriggio. Ci siamo tolti lo sfizio di salire al Ciusalet, dal Forte di Santa Chiara, sopra Giaglione. Panorama incommensurabile dalla vetta. Vi anticipo un collage di foto sul gruppo d’Ambin, dalla Pierre Menue al Niblè-Ferrand. E, sullo sfondo, i colossi del Delfinato e le Aiguilles d’Arves. Ecco a voi qualche altra immagine