Il premio e Berlino

Il premio (di Manual Vasquez Montalban) e Berlino (la città).

 Il primo è il libro che ho finito di leggere in questi giorni, il secondo è il luogo in cui andremo da domani a lunedì. Sono collegati dall’idea di trasferta e di viaggio (casualmente, diciamolo pure).

Procedendo con ordine: Manuel Vasquez Montalban ci regala un Pepe Carvalho in trasferta a Madrid, inizialmente a sorvegliare la premiazione di un concorso letterario, e successivamente ad indagare su di un omicidio. Non ci sono Charo, Biscuter o i manicaretti deliziosi e le cene ammazzafegato con Fuster; siamo lontani da Barcellona e dal Carvalho spumeggiante e incendiario del primo periodo. Si invecchia, assai malamente. Bisogna superare le prime trenta pagine del romanzo, i discorsi assurdi e insensati dei diecimila personaggi presentati in ordine sparso. Superare ma non saltare, perché tutto troverà una sua collocazione, e revisione.

Passiamo al viaggio: c’è poco da dire, per ora, se non che domani mattina partiremo  per Berlino desiderosi di conoscere, vedere e degustare. Ci ritroveremo da queste parti da martedì in poi.

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Apologia (non mia…)

E’ un periodo di partenze ed arrivi, questo. Valigie da fare, bagagli da prendere, appuntamenti all’alba e ritorni affannosi. Anche la scrittura procede a rilento, con calma. E con questo caldo, rallentare è la cosa giusta.

Ieri, rientrando in casa in bicicletta, notavo su di una strada di campagna l’ecatombe di piccoli selvatici falciati dalle auto. Due tortore, tre passeri, diversi ricci, in pochi chilometri. Mi è venuto in mente un vecchio articolo letto tempo fa. Apologia, si intitola, e narra del senso di smarrimento di fronte agli inevitabili incidenti che coinvolgono noi, i nostri mezzi di locomozione e "gli altri". Dove questi altri sono uccelli, mammiferi, insetti, anfibi che si vengono a trovare sul nostro percorso. 

Chi scrive è Barry Lopez, uno dei più grandi scrittori "naturalisti" americani. Vi invito a scoprirlo. A me personalmente ricorda molto Rigoni Stern. Chissà se si sono mai incontrati: non mi sorprenderebbe. Dovrei chiedere all’amico Davide, che conosceva entrambi.

Apologia di Barry Lopez 

Mario Rigoni Stern

Lassú la montagna è silenziosa e deserta. Lungo la mu­lattiera che gli austriaci costruirono per giungere nei pres­si dell’Ortigara, dove un giorno raccolsi la punta ferrata del Bergstock che è qui sulla libreria, ora non passa piú nessuno. La neve che in questi giorni è caduta abbondan­te ha cancellato i sentieri dei pastori, le aie dei carbonai, le trincee della Grande guerra, le avventure dei cacciato­ri. E sotto quella neve vivono i miei ricordi.

La montagna, le guerre, la neve. I ricordi. Mario Rigoni Stern è uscito dalla stanza ed ha chiuso dietro di sè la porta di casa. Mi piace pensarlo in giro per il suo Altopiano, oppure più in là, sui monti dell’Albania o in riva al Don. A noi resta il compito immenso di non dimenticare.

  “Les morts, ne meurent pas à l’heure qu’ils descendent dans la terre, mais à mesure qu’ils descendent dans l’oubli, et l’oubli seul rend la séparation irréparable.”

Preparare un fuoco

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Preparare un fuoco

di Jack London

editore Mattioli 1881

La regola è ferrea: nello Yukon quando la temperatura scende sotto ai -45° non si viaggia da soli. In caso contrario, ci si potrebbe trovare nella necessità di preparare un fuoco per salvare se stessi. Esistono almeno due versioni di questo racconto di London, e l’editore mattioli ce le presenta entrambe. Ognuna porta a riflessioni e considerazioni che George Adams raggruppa in un saggio finale. La traduzione di Davide Sapienza ripropone la lucidità espressiva dei grandi scrittori americani, dove una parola è  "quella", e basta. 

Preparare un fuoco

Il Mugnaio Urlante

copt14Il mugnaio urlante

di Arto Paasilinna

Ed, Guanda

Che succede in un piccolo vollaggio finlandese quando dal nulla sbuca un ragazzone grande e grosso che rimette in funzione un vecchio mulino? e se questo tipo ha l’abitudine di ululare nella notte? Niente di meglio che spedirlo in manicomio.

Ancora all’opera l’ironia di Paasilinna, che in un romanzo spassoso e triste punta il dito su ipocrisie e contraddizioni delle bucoliche società del Nord. Un inno alla libertà, al di là di ogni conformismo.

Arto Paasilinna

Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io…

A voi non piacerebbe ritrovarvi con cari amici dei tempi passati?  Lasciando da parte confronti di vite, carriere e promozioni?  Io mi immagino una serata seduti al tavolo di un rifugio, al fresco. Ad ascoltare musica, o leggere qualche pagina di Hemingway, Steinbeck o del Giovane Holden. A sfogliare l’ultimo albo del Gruppo TNT. E ragionare di scacchi, di miniere abbandonate in valloni sperduti, o di qualche via di roccia ancora da scoprire. E di ragazze irraggiungibili ed astratte.

Dalle Rime di Dante

Etichetta, buona educazione e semplici regole

Premetto che non sono un patito dell’etichetta, delle buone maniere e del protocollo. Troppi salamelecchi e cerimonie mi innervosiscono. Però, vivendo in un paese civile, mi sembra doveroso tenere presente, ricordare e ribadire l’apparato di regole, usanze e consuetudini che rende possibile la comunicazione e la convivenza.

Questo lungo preambolo per preannunciarvi il prossimo link, la traduzione in italiano di 36 brevissime regole per la spedizione e l’inoltro di e-mail.

Queste sono le norme di comportamento: sta a voi decidere se usarle o meno, in base all’umore, all’estro ed alla inclinazione. Io per primo, spesso, non ne tengo conto. Ma so che esistono. Il volerle trasgredire diventa una mia consapevole scelta (che voi subite… mi dispiace!!)

Per completezza inserisco anche i link delle fonti: la multiforme Luisa Carrada e, naturalmente, Seth Godin.