Dolomia in polvere 4/X

Dolomia in Polvere 4/X

VAL TRAVENANZES

Avanti in marcia, togliamoci dall’aria morta e polverosa del campeggio. Lasciamo indietro gli hotel da ricconi, i negozi raffinati e la passeggiata a lume di lampione in riva al lago. A noi date i sentieri poco battuti, le mulattiere ed i boschi.

Prima di tutto, facciamo provvista di acqua, che la valle è secca (no, non è vero, è  che il rio Travenanzes qui scorre in fondo alle gorge, si ascolta, si guarda ma non si tocca).

Avanti a tutto vapore, dal ponte di Carbonin a Forcella Lagazuoi c’è tanta polvere con cui ricoprire i sandali. La Val Travenanzes è soltanto nostra, oggi ci appartiene tutta, dal sole che picchia fino alla roccia che acceca.

Usciamo dal bosco storditi dal caldo e dalle chiacchiere. A destra ed a sinistra pareti a picco, bianche, nere e gialle ci buttano addosso immensi coni di deiezione, da aggirare, scavalcare, sospirare.

Avanti sotto agli zaini, carichi di tutto. Tende, batterie da cucina, viveri, abiti per ogni occasione, da bravi alpinisti dell’Ovest. Perché siamo in tanti, ed i rifugi sogghignano stracolmi.

Qui non troveremo rifugi, se non domani, al Lagazuoi. Ove attingeremo alle ruote di birra ed alle cosce procaci dello speck.

Il sole del meriggio scalda le teste e scioglie le ultime resistenze del pudore e della ragione. Avanti con quel palo da vigna, servirà per il falò di stanotte.

Avanti, vada avanti la compagnia A. Appena l’ultimo di loro gira l’angolo, facciamo una palla dei vestiti e ci buttiamo nel rio. Guizziamo stupiti nell’acqua gelida. La valle è ancora lunga, e noi ci faremo aspettare. Da buona compagnia C.

Ecco le tende del campo, a Malga Travenanzes. La compagnia A ha occupato i posti migliori, in piano ed all’asciutto. Agli ultimi che resta? la parte migliore: un tetto sulla testa.

Avanti Savoia, la malga è già aperta, dalle finestre facciamo volare chili di guano di pipistrello, fino a ripulire la soffitta. Qui siamo, e qui restiamo, stasera.

Avanti i pentoloni, la fame ci assedia.

Ma prima di cena ci vogliono ancora due passi, a scoprire le trincee, a monte.

Cos’è quella rupe nera che sovrasta il campo? Nemesis la chiamava l’austriaco, perché da lì sperava di ricacciare l’alpino nuovamente giù per le valli. E quel costone sbrecciato? Il Castelletto, o ciò che resta. L’eco della mina tace, ma il vento improvvisa accordi che sono lamenti di mugo spezzato, e non solo.

Avanti, coraggio, sotto agli occhi neri del Sasso del Mistero è meglio rimanere in compagnia.

Avanti, cantiamo adesso, perché è buio, la luna ci manca, le Tofane si stringono sulle nostre teste e le Torri di Fanis divorano le stelle a zannate.

Avanti, ora corichiamoci, storditi dalle chiacchiere, dal fuoco e dal vino. Cerchiamo di capire dove si stenderà la nostra prediletta e intraprendiamo approcci maldestri sugli assi che cigolano.

La notte vola oscura, umida di rugiada. Il sacco a pelo, per una volta, resterà asciutto degli umori dell’alba.

Avanti che è tardi, al Lagazuoi ci aspettano il sole, il rifugio, un boccale di birra ed il panino di speck.

 

Però… aspetta un attimo, viandante che passi per la Val Travenanzes. Fermati ed ascolta il respiro del luogo. Una valle cos’é, se non un filo teso tra colle e pianura, solcato dall’acqua di seta? Arriva al colle, e voltati, sempre. La valle è percorsa, dall’inizio alla fine. E’ stato facile, o difficile, a seconda del fiato e dell’umore. E’ stato semplice, oggi, per te, calcare il sasso senza altro assillo del passo successivo, o del calore, o del peso che ti gravava sulla schiena. Pensa, tu che transiti qui, al sudore, al sangue, alla gioia, al dolore di chi ti ha preceduto, e su questi sassi ha camminato, combattuto, imprecato alla morte del ferro e della valanga. Fermati un attimo, e porta rispetto.

 Ed ora scendi dal colle, viandante, dentro un’altra valle. Così incessante è il nostro camminare.

Caselle, 06 maggio 2008. Nella notte risuonano i richiami di civette e barbagianni.

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Tre racconti di Balzac: Addio, Il Figlio Maledetto, il Verdugo

Ogni tanto l’immersione nella lettura dei "classici" aiuta a riscoprire il piacere del bel leggere e del bello scrivere. Negli scorsi giorni è stato il momento di Balzac: sorvolo sul personaggio (  trovate qualche notizia in merito) per passare a quel che ho letto.

"Addio": il ritrovarsi di un uomo ed una donna che eventi tragici avevano separato, la pazzia di lei, il tentativo di lui di farla rinsavire e la fine infausta di entrambi. Bellissimi i flash back sul passaggio della Beresina e sulle vicende dei due amanti.

"Il figlio maledetto": racconto lunghissimo, a volte un po’ prolisso, sulla maledizione che un padre lancia al figlio nato anzitempo, all’ombra di un sospetto infame. L’epilogo tragico si siede a fianco del lettore fin dall’inizio, e non lo tradisce.

"Il verdugo": in poche pagine un concentrato di emozione ed azione. Più che un "lavoro" da scrittore, è un "pezzo" di cronaca giornalistica. Per gli appassionati del racconto breve, una chicca imperdibile.

Sono consapevole del fatto che non vi ho rivelato quasi nulla delle trame: dove starebbe il piacere della scoperta e della lettura, allora?

balzac

 

 

Notizie dal Nuovo Mondo

Ricevo e volentieri pubblico segnalazione dal vulcanico amico davide, riguardo una rivista che prende vita dalle sponde del "Pacifico". Interventi di Barry Lopez, Rebecca Solnit e Jorge Edwards.

Vi lascio il link alla casa Madre di Davide (esploratela attentamente, e fate una ricognizione alla pagina degli amici), e l’aggancio verso MANOA.


Giovedì sera abbiamo assistito al concerto di Ennio Morricone in Torino. Ci mancano gli aggettivi per descrivere l’emozione, la commozione  e la bravura di Maestro, Coro ed Orchestra. Semplicemente, un ringraziamento ed un lungo applauso. Questa sera si replica… a Città del Messico!

 

L'angelo dell'Oberland

E’ con grandissimo piacere che ospito un racconto dell’amico Alessio sulle avventure di tre canavesani in terra svizzera, dalle parti dell’Oberland bernese. E colgo l’occasione per ringraziarlo ancora del permesso di poterlo pubblicare qui. Allego il link al suo spazio su picasa.

L’ Angelo dell’Oberland Bernese

 

Eccomi qua, mi presento, sono l’Angelo dell’Oberland.

Dopo una piccola disavventura avvenuta anni fa da queste parti, il grande capo mi ha assegnato il compito di seguire gli alpinisti e scialpinisti nelle terre di ghiaccio e roccia.

Eccoli arrivare, siamo a Grindelwald. I loro nomi sono Chiara, Davide e Alessio, arrivano dal Canavese, dove ho un amico che fa il mio stesso lavoro, l’angelo accompagnatore per le pareti del Sergent e Caporal.

Appena scendono dall’auto sono come ipnotizzati dalla parete nord dell’Eiger 3970 m e incominciano a descriverla: il primo nevaio, il secondo, il terzo, il ferro da stiro, la rampa, il ragno, la traversata degli dei, le fessure finali.

Non vorranno mica scalarla? E’ difficile e lunga!!

Vedo spuntare dalla macchina sci e scarponi. Niente parete nord, faranno un giro tutto intorno.

Fanno i biglietti per il trenino dello Jungfraujoch. Quattro biglietti, cosi’ mi riposo un po’ in treno: a volte ci vogliono anche i mezzi meccanici.

Eccoci arrivati allo Jungfraujoch 3454 m, c’è molto caos, tanti stranieri da tutte le parti del mondo. Usciamo dalle gallerie ed ecco uno spettacolo della natura: il ghiacciaio dello Jungfraufirn.

I miei tre ragazzi fanno qualche immagine di ricordo, su dai che oggi il Monch 4107 e’ avvolto dalle nuvole, andiamo a farci una birra alla Monchsjochhutte 3627, dai forza.

Ma cosa stanno facendo? Mettono le pelli di foca agli sci, dimenticavo che io non ne ho bisogno, ho le ali.

Arrivati al rifugio, una birra e un po’ di riposo.

Ma cosa stanno facendo? Rifanno gli zaini, dove vanno? Si stanno dirigendo verso l’attacco della normale del Monch che nel frattempo si e’ liberata dalle nubi: siete sicuri di dove volete andare?

Ho capito, vi seguo, questo e’ il mio lavoro “l’angelo custode”

Piano piano incominciamo a salire tra roccette e bei pendii scalinati: piano ragazzi io non ho ne’ ramponi ne’ piccozza.

Qui quasi quasi e’ meglio legarsi!

Ecco fatto l’ultimo pendio e la cresta, eccoci in cima al Monch 4107m.

Due immagini di ricordo, guardate Grindelwald e i suoi prati verdi, che bello sarebbe essere la’ al sole con una birra fresca, invece…..

Iniziamo la discesa, mi raccomando piano piano che non siamo a fare una passeggiata; in un battito d’ali siamo al rifugio.

Ci danno una suite, e’ un po’ bassa, povere le mie ali! Alle 18.00 scendiamo per cena, Alessio, Chiara e Davide mangiano e io ceno con un po’ di pane degli angeli e nettare.

Le 21.00 arrivano in fretta e si va a riposare. Buona notte ragazzi miei, buona notte.

 

Al mattino seguente alle 5.15 suona la sveglia.

No! E’ presto per alzarsi, fuori e’ ancora buio! Ho capito siete dei mattinieri.

Dopo una abbondante colazione, in partenza, ecco una bellissima alba, un attimo di pausa per godere di questo spettacolo e immortalarlo, poi via in discesa per il ghiacciaio Ewigschneefald.

Ragazzi piano, andate piano io ho solo due ali, devo fare domanda al grande capo per un paio di assi fiammanti, per favore piano.

Eccoli laggiù, si sono fermati, ora li raggiungo.

Cosa fanno? mettono le pelli agli sci e incominciano a risalire il pendio in direzione dei Fiescherhorn.

Ok questa e’ l’andatura giusta, piano piano intanto non abbiamo fretta.

Eccoci sotto il colle Fieschersattel 3923 m: che pendio a 50°!!.

I miei ragazzi fanno una piccola sosta, sci a spalle e ramponi ai piedi e incominciano a salire il pendio, vanno piano chissà che fatica!

Eccoci al colle, posati gli sci e zaini e dopo uno spuntino ci incamminiamo verso il Gross Fiescherhorn 4048 tra roccette e rampe di neve e ghiaccio, in un battito d’ali eccoci in vetta, panorama stupendo, due immagini di rito.

Dopo una piccola sosta e’ ora di scendere, ci avviamo corso il colle.

Arrivati al colle calzano gli sci e ci incamminiamo verso il Hinter Fiescherhorn 4027.

A circa 30 m dalla vetta posano gli sci e calzano ramponi e picca, due roccette tranquille e sono in vetta al Hinter Fiescherhorn 4027 m, le solite immagini di rito e incominciano la discesa verso gli sci e gli zaini.

Calzati gli sci incominciano al discesa verso la Finsteraarhornhutte 3040 m, dopo poche curve l’andatura diminuisce per la stanchezza e gli zaini pesanti e non riescono a sciare come vorrebbero.

A un certo punto della discesa: piano attenti ai crepi uno qua’, uno la’, quello e’ grosso, piano ragazzi fate attenzione, state attenti alla seraccata sopra alla vostre teste, piano senza fermarvi, cosi va’ bene siete fuori dal tiro dei seracchi, in lontananza si intravede la Finsteraarhornhutte 3040 m.

In un attimo eccoci al rifugio, non dovrebbero chiamarlo rifugio ma hotel, tutto in legno, per terra c’è persino la moquette nera, che lusso!

Dopo uno spuntino, per me a base di pane d’angeli e birra bionda per i miei ragazzi, mangiamo e sorseggiamo un bel boccale di birra e facciamo un riposino.

Alle 18.00 ci chiamano per la cena, in questo hotel si mangia bene e in abbondanza loro, io il solito pane degli angeli e un po’ di nettare.

Oggi i miei tre amici sono un po’ stanchi e vanno a dormire alle 21.30, buona notte giovanotti e speriamo domani mattina di non alzarci troppo presto come sta mattina. Buona notte.

 

Al mattino del 3°giorno alle 5.15 suona la sveglia.

Uffa e’ di nuovo ora di alzarci: cosa hanno in mente i miei ragazzi oggi?

Ok per prima cosa fanno gli zaini leggeri e una colazione abbondante, io mangio solo e sempre il mio pane degli angeli e nettare con latte, la giornata non e’ delle più belle.

I miei ragazzi partono con ramponi e sci a spalle visto che il pendio che sale al Finsteraarhorn 4273 m e’ ripido e ghiacciato.

Dopo il primo pendio sono fermi a trafficare, sci a terra con i coltelli e ramponi nello zaino, cosi’ viaggiano più spediti, la vetta e’ avvolta dalle nubi, sembra una giornata negativa per salirla.

Di buon passo siamo al colle Fruhstuckplatz 3615 m sopra di noi gli ultimi pendii avvolti nella nebbia, ad ogni folata di vento la punta si apre e si chiude di nuovo, ci fermiamo si consultano. Decidono di continuare anche perché davanti a loro c’e’ un istruttore, guida alpina italiana e man mano che saliamo la punta si libera e ci abbaglia la sua poderosa cresta innevata, ma i ragazzi non si arrendono e arrivano al colle Hugisattel 4088 m.

Che cresta imbiancata! Le relazioni dicono 2° grado su roccia ma con questa neve e ghiaccio e’ un’altra cosa.

Un attimo di pausa e preparano il materiale: picca, ramponi, corda ecc. ecc. Si incamminano, il primo pezzo e’ ok, facile per modo di dire.

Attenzione Alessio il rampone sx si e’ staccato, fai attenzione!!

I ragazzi si fermano e sono preoccupati, per il rampone “non e’ giornata”.

Proviamo a ripartire, il rampone continua a staccarsi e non vuole lavorare – oggi e cosi’ – decidono di tentare la vetta con solo un rampone.

Subito non c’e’ problema ma a meta’ cresta a circa 4180 m la seconda disavventura: il secondo rampone quello dx da’ anche lui dei problemi seri e cosi’ finisce la salita al Finsteraarhorn 4273 m di Alessio, fatta una sosta ad uno sperone di roccia, lascia Chiara e Davide a tentare la vetta.

Dopo circa un’ora eccoli arrivare felici e contenti, con una esclamazione di Chiara: timbrata!!!.

Incominciamo la discesa e dopo qualche minuto ecco il terzo inconveniente della giornata, il rampone di Chiara si rompe “che iella: su 6 ramponi 3 fuori uso”. Ripartiamo piano piano facendo sicurezza a vicenda e arriviamo al colle Hugisattel 4088 m.

Un attimo di pausa e si riparte sci ai piedi per la Finsteraarhornhutte 3040 m,

La prima parte della discesa bella con neve crostosa ma morbida e nella seconda parte trasformata-firn con un velo di neve marcia sopra; Alessio scende lentamente ed un po’ alla volta e con l’aiuto di San Spazzaneve e San Derapata (pendio OSA ottimi sciatori alpinisti) arrivano all’hotel Finsteraarhornhutte 3040 m.

Arrivati all’hotel si concedono uno spuntino, io pranzo sempre con il mio pane degli angeli e birra (sono a dieta).

I miei ragazzi sono felici per come è andata la salita e la discesa, Alessio e’ un po’ rammaricato per la mancata punta, ma non è un problema intanto da li’ le montagne non si spostano e bisogna sempre portare tutte le piume a casa.

Il pomeriggio si fa più cupo e incomincia a nevicare, e’ l’ora del pisolino, alle 18.00 si va a cenare visto l’andamento di questi giorni che si cena presto, si va a dormire altrettanto presto alle 21.30. Buona notte ragazzi.

 

Il giorno seguente, il 4° giorno alle 5.30 suona la sveglia, anche oggi l’ultimo giorno cosi’ presto!

I ragazzi preparano gli zaini e dopo la colazione lasciano l’hotel Finsteraarhornhutte 3040 m in direzione del colle Grunhornlucke 3280 m, al colle sosta, via le pelli e giu’ alla Konkordiaplatz 2700 m per pendii stupendi con neve ghiacciata, meglio di sciare in pista e io devo volare a tutta birra per non perderli, dato che sono veloci.

Alla Konkordiaplatz, un piano di circa 3 km per 3 km, in mezzo al ghiacciaio del Jungfraufirn eccoli la’a rimettere le pelli agli sci e mandare gli sms a casa per comunicare che e’ tutto ok.

Incominciamo a risalire il Jungfraufirn in direzione del trenino allo Jungfraujoch 3454 m, uno spostamento di circa 7 km con un dislivello di circa 700 m (3h), questo tratto e’ lungo e noioso, arriviamo al trenino e siamo felici e brindiamo con the al karcade’. Saliamo al treno che ci porta a Kleine-Scheidegg e giu’ a Grindelwald e passando sotto l’imponente parete nord dell’Eiger 3970 m ci viene in mente quanti hanno lasciato li’ le loro piume. Arrivati a Grindelwald consueta birra al cospetto della nord dell’Eiger (l’orco) e dei suoi prati verdi, che spettacolo!!!

Saluto i miei tre ragazzi: per tre giorni ho fatto loro da angelo custode e auguro loro un buon rientro e altre scalate, facendo attenzione a portare sempre tutte le piume a casa.

 

L’Angelo custode dell’Oberland

Due spunti per chiudere la settimana

Settimana intricata questa, e non è ancora finita! Oltre ai problemi di rete si sommano attività ed impegni di cui vi racconterò nei prossimi giorni. però non resisto alla tentazione di lasciarvi con dei compiti per casa.

Il primo consiste nella esplorazione del link al nuovo concorso di cartman. Racconto, fotografia, poesia, espressione artistica per il nuovo anno (lo so che siamo a maggio!!)

Il secondo è la lettura di una semplice citazione, dall’amica Maria di Carta Dannata: un estratto del discorso di Oran Pamuk tenuto in occasione della consegna del Nobel per la letteratura. Lo ricopio qui sotto, ed intanto vi auguro un buon fine settimana (e speriamo che il cielo non ci caschi in testa, con tutta la pioggia che promette!):

“Scrivo per abitudine, per passione. Scrivo perchè ho paura di essere dimenticato. (…) Forse scrivo perchè spero di capire il motivo per cui ce l’ho con voi, con tutti. Scrivo perchè mi piace essere letto. (…) Scrivo perchè tutti se lo aspettano da me. (..) Scrivo perchè la vita, il mondo, tutto è incredibilmente bello e sorprendente. Scrivo perchè è esaltante trasformare in parole tutte le bellezze e ricchezze della vita. Scrivo non per raccontare una storia, ma per costruirla. Scrivo per sfuggire alla sensazione di essere diretto in un luogo che, come in un sogno, non riesco a raggiungere. Scrivo perchè non sono mai riuscito ad essere felice. Scrivo per essere felice (…)”.
Orham Pamuk – dal discorso di accetazione del Nobel per la Letteratura 2006.

Poesia di Mario Luzi

Settimana che si annuncia ricca di eventi ed impegni: vi lascio questa poesia di Mario Luzi, che chiude il volantino  di Torino Spiritualità.

Ci sentiamo dopo mercoledì.

Quante ombrose dimore hai già sfiorato,

anima mia, senza trovare asilo:

dal sogno rifluivi alla memoria,

da memoria tornavi ad essere sogno,

per via ti sorprendeva la bufera.

Senza felicità, senza speranza

di quiete – ma guarda come il volto

puramente contiene il suo destino –

A volte ti levavi rischiarata

dalla ragione, a volte ti eclissavi.

Vivi, incredibilmente ti fu dato;

esisti, come sia lo chiedo ancora

al passato, a quest’ora in cui più lieve

la montagna di sè scolpisce il sole

e la sera che il mare blu deplora.

  poesia

Cloudspotting – il libro

CLOUDSPOTTING

di Gavin Pretor-Pinney

Ed. Guanda

Non pensavo che un tale libro sarebbe stato così divertente ed interessante. L’arogmento può sembrare ostico e inconsistente: l’osservazione e la catalogazione delle nuvole. Ma l’autore, con un linguaggio piacevole e l’inserimento di racconti, ricordi e parentesi letterarie pian piano avvince ed appassiona. Finché non ci si sorprende a guardare all’insù, presi dalla foga di capire e classificare, anche se non ci si è mai interessati di meteorologia.

Vi lascio il link al sito della Cloud Appreciation Society, dove potete trovare nuvole, nuvole ed ancora nuvole.