DOLOMIA IN POLVERE 3/X

DOLOMIA IN POLVERE 3/X

IL SACCO DI S.

Dolomiti di Brenta, anni fa.

Stiamo risalendo le scalette infinite del sentiero attrezzato che dal Tuckett porta all’Alimonta. Non è un percorso difficile, pertanto abbiamo lasciato negli zaini imbraghi e moschettoni. Chi di noi, d’altronde, non ha mai salito una scala a pioli per montare in soffitta, o sul ciliegio dei nonni?

Ad un tratto intravedo un’ombra che dall’alto scivola giù e mi accarezza lo zaino. Sento un tonfo sordo, un altro e ancora un altro. E silenzio, dopo.

Tutto attorno il Brenta scintilla nella mattina fresca.

Chi è caduto? Chi c’era sopra di me?

Si sa che le comitive numerose si allungano ed accorciano, per sentieri facili. Acceleri, rallenti, stai al passo per finire un discorso, oppure allunghi per distendere le gambe. Tanto, ci si ritroverà al bivio, o al collo di bottiglia.

Chi c’era sopra di me? S.? Possibile? Proprio lei?

In una parola è impossibile definirla. Con una metafora, forse sì. “Una mezza damigiana di vino aspro”. Così l’aveva classificata un amico, il più faceto della compagnia. Ma c’era invidia nella definizione. Derivante dall’essere stati superati in produzione di arguzie e corrosività di pensiero.

Tenere dietro alla chiacchiera di S. è impossibile. Non c’è competizione. E’ come affrontare il mitologico pernacchiometro a 36 canne con una misera trombetta da Capodanno.

Eppure… come si fa a rinunciare ad una compagna di gita così?

Sono misteriose le interazioni tra le persone. La prima volta con lei ci siamo augurati che la gita finisse presto, senza spargimento di sangue.

Poi ti accorgi che le impressioni ed i ricordi più vivi sono legati alle battute sdrammatizzanti, alle osservazioni infondate che ti fanno scendere dal trono di paladino duro, puro e retorico della Lotta con l’Alpe.

Ed un po’ alla volta ti rendi conto che S. è utile, dilettevole e quasi indispensabile. Perché un mazzo di carte taroccato rende le partite più imprevedibili ed interessanti. Più pragmaticamente, ci vuole qualcuno che al rifugio dica ad alta voce che le razioni sono miserrime, o i cesso laidi da far schifo.

In breve, è necessaria S. come testa d’ariete per scompaginare i luoghi comuni per cui in silenzio si sopportano disagi, fatica e tempo brutto “pour le plaisir”.

Ed ora S. è passata volando dietro la mia schiena, e si è schiantata sotto, al fondo della scaletta.

“Chi è caduto?”

Io no” “Io no” “Io no”…

Ovvio. All’appello gli assenti non rispondono.

“Io no, perché?”

Ma questa è lei! Ed allora, se siamo tutti qui, sani e salvi, che è successo?

“Il mio sacco a pelo! IL MIO SACCO A PELO! IL MIO PREZIOSISSIMO SACCO A PELO!”

Il mistero è chiarito, possiamo tirare un (breve) sospiro di sollievo. Il sacco di S., male assicurato allo zaino, si è sfilato ed è volato giù per tutta la scaletta. Seguono chiacchiere, brontolamenti, teorie sulla corretta composizione e chiusura di sacchi, bagagli e valigie. Lo strepito sale, possibile che tra tutti i valenti ed eroici alpinisti presenti nessuno sia in grado di recuperare un sacco a pelo di dubbia provenienza e frequentazione? K. si offre di scendere a prenderlo, calandosi alla corda fino alla cengia poco sotto. Ritorna con il sacco ed uno splendido geode di cristalli di calcite.

Ecco, se non fosse stato per quel sacco, non avreste mai e poi mai trovato i cristalli!”

E’ l’immancabile e imprevedibile chiosa alla rievocazione dell’evento, la sera stessa, seduti alla tavola del Pedrotti. Di chi le parole? Occorre dirlo?

24 aprile 2008, Bolzano. Tra squarci di azzurro la neve si scioglie al favonio.

Disclaimer: come per gli altri racconti della serie “Dolomia in polvere”, tutto ciò che leggete è veramente accaduto. Alcuni nomi di persona sono riportati per intero, altri solo puntati. Non c’è logica o studio in questo, solo differenti rapporti con le persone stesse. Mi auguro che nessuno si senta urtato, sminuito o messo in cattiva luce nel leggere di sé. Il mio intento non è quello.

Honi soit qui mal y pense”

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5 commenti su “DOLOMIA IN POLVERE 3/X

  1. Mantikora ha detto:

    Wow, hai fatto tirare il fiato pure a me! Bel racconto…
    A bientôt!

  2. blacksheep77 ha detto:

    …e alla fine si tira proprio il fiato…
    belli questi racconti reali, ogni volta mi sembra di riconoscere qualcuno, anche se è impossibile. oppure in ogni gruppo c’è quella/o così?

  3. gpcastellano ha detto:

    Grazie per i complimenti (ho avuto il piacere di ricevere anche quelli di S., questo pomeriggio, più una sua piccola osservazione che però non riporto, resterà tra di noi).
    Che dire sui personaggi? sono (siamo…) veri, in carne ed ossa. E i fatti reali mi meravigliano sempre più della fiction. Rubo le parole a Hemingway: di storie vere, ne so di quelle buone.

  4. anonimo ha detto:

    Ma lo sai vero che quel geode andava lasciato dov’era? Lì è parco naturale!!!

    Te possino .. piemontese saccheggiatore :P:P:P

    Misty 😉

  5. gpcastellano ha detto:

    hai ragione, da un po’ di tempo non ci sono più contrabbandieri e spalloni a fare marameo alle guardie imperial regie… ci tocca accontentarci di due sassi!!
    Firmato: Caccia, Pesca e Rapina.

    A parte le battute… non ho capito se il racconto ti è piaciuto!
    😉
    gp

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