L'importanza del SE

SE inteso non come se stessi, ma come opportunità e differente visione delle cose. Non tanto uno sguardo all’indietro, nel mondo del rimpianto, quanto una proposta per il futuro. Per questo ho inserito un nuovo tag, che ho battezzato "opportunità".

Mi hanno sempre attratto le poesie in cui il SE è ripetuto più volte, come per ribadire che ci sono mille scelte, o mille modi per vivere una non-scelta. Dal nostrano Cecco Angiolieri "Se fossi foco, arderei lo mondo..", alla abusatissima "IF" di Kipling, riprodotta in poster, quadretti e pizzini vari. Ieri, navigando nel blog di una casa editrice alla quale sono molto legato (e debitore), ho scoperto una nuova poesia sul tema del SE. E’ di Borges (forse), la rubo e ve la propongo. Non andate via perché questo è un post doppio.

Se io potessi vivere nuovamente la mia vita
nella prossima cercherei di commettere più errori.

Non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più
sarei più stolto di quello che sono stato,
in verità prenderei poche cose sul serio.

Correrei più rischi, viaggerei di più, scalerei più montagne,
contemplerei più tramonti e attraverserei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono stato,
avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che vivono sensatamente,
producendo ogni minuto della vita.

E’ chiaro che ho avuto momenti di allegria,
ma se tornassi a vivere, cercherei di avere soltanto momenti buoni.

Perché di questo è fatta la vita,
solo di momenti da non perdere.

Io ero una di quelle persone che mai andavano da qualche
parte senza un termometro, una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute:
se tornassi a vivere, viaggerei più leggero.

Se io potessi tornare a vivere, comincerei ad andare scalzo
all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri in calesse,
contemplerei più aurore
e giocherei di più con i bambini.

Se avessi un’altra volta la vita davanti…
Ma, vedete, ho ottantacinque anni e non ho un’altra possibilità.

Jorge Luis Borges (?)Istanti

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E sì, doppio post perché domani mattina si parte con tutta la famiglia e si cambia residenza per qualche giorno. Saremo a cavallo di Verona e Mantova, a girare per campagne, città e parchi.  A tutti voi raccomando di rileggere la poesia e cogliere i prossimi giorni come trampolino per seguire nuove strade, sull’onda delle opportunità non ancora sfruttate.

Ciao a tutti, ci sentiamo lunedì.

familytravel

 

 

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Avete mai litigato sul web?

Avete mai litigato sul web? e come avete espresso o incassato il disaccordo? Rimbalzando di link in link, sono capitato su questo post di Paul Graham, pubblicato da Internazionale, sulle parole del disaccordo, che ho trovato illuminante. Il consiglio è di stamparlo e leggerlo con calma (se siete d’accordo con me…).

Mi sono ripetuto? mi dispiace. Allora infierisco nelle repliche, ringraziando ancora Luisa Carrada per il suo blog ricchissimo di spunti e osservazioni. Anche perché l’origine prima di questo post abita qui.

 

 

 

DOLOMIA IN POLVERE 3/X

DOLOMIA IN POLVERE 3/X

IL SACCO DI S.

Dolomiti di Brenta, anni fa.

Stiamo risalendo le scalette infinite del sentiero attrezzato che dal Tuckett porta all’Alimonta. Non è un percorso difficile, pertanto abbiamo lasciato negli zaini imbraghi e moschettoni. Chi di noi, d’altronde, non ha mai salito una scala a pioli per montare in soffitta, o sul ciliegio dei nonni?

Ad un tratto intravedo un’ombra che dall’alto scivola giù e mi accarezza lo zaino. Sento un tonfo sordo, un altro e ancora un altro. E silenzio, dopo.

Tutto attorno il Brenta scintilla nella mattina fresca.

Chi è caduto? Chi c’era sopra di me?

Si sa che le comitive numerose si allungano ed accorciano, per sentieri facili. Acceleri, rallenti, stai al passo per finire un discorso, oppure allunghi per distendere le gambe. Tanto, ci si ritroverà al bivio, o al collo di bottiglia.

Chi c’era sopra di me? S.? Possibile? Proprio lei?

In una parola è impossibile definirla. Con una metafora, forse sì. “Una mezza damigiana di vino aspro”. Così l’aveva classificata un amico, il più faceto della compagnia. Ma c’era invidia nella definizione. Derivante dall’essere stati superati in produzione di arguzie e corrosività di pensiero.

Tenere dietro alla chiacchiera di S. è impossibile. Non c’è competizione. E’ come affrontare il mitologico pernacchiometro a 36 canne con una misera trombetta da Capodanno.

Eppure… come si fa a rinunciare ad una compagna di gita così?

Sono misteriose le interazioni tra le persone. La prima volta con lei ci siamo augurati che la gita finisse presto, senza spargimento di sangue.

Poi ti accorgi che le impressioni ed i ricordi più vivi sono legati alle battute sdrammatizzanti, alle osservazioni infondate che ti fanno scendere dal trono di paladino duro, puro e retorico della Lotta con l’Alpe.

Ed un po’ alla volta ti rendi conto che S. è utile, dilettevole e quasi indispensabile. Perché un mazzo di carte taroccato rende le partite più imprevedibili ed interessanti. Più pragmaticamente, ci vuole qualcuno che al rifugio dica ad alta voce che le razioni sono miserrime, o i cesso laidi da far schifo.

In breve, è necessaria S. come testa d’ariete per scompaginare i luoghi comuni per cui in silenzio si sopportano disagi, fatica e tempo brutto “pour le plaisir”.

Ed ora S. è passata volando dietro la mia schiena, e si è schiantata sotto, al fondo della scaletta.

“Chi è caduto?”

Io no” “Io no” “Io no”…

Ovvio. All’appello gli assenti non rispondono.

“Io no, perché?”

Ma questa è lei! Ed allora, se siamo tutti qui, sani e salvi, che è successo?

“Il mio sacco a pelo! IL MIO SACCO A PELO! IL MIO PREZIOSISSIMO SACCO A PELO!”

Il mistero è chiarito, possiamo tirare un (breve) sospiro di sollievo. Il sacco di S., male assicurato allo zaino, si è sfilato ed è volato giù per tutta la scaletta. Seguono chiacchiere, brontolamenti, teorie sulla corretta composizione e chiusura di sacchi, bagagli e valigie. Lo strepito sale, possibile che tra tutti i valenti ed eroici alpinisti presenti nessuno sia in grado di recuperare un sacco a pelo di dubbia provenienza e frequentazione? K. si offre di scendere a prenderlo, calandosi alla corda fino alla cengia poco sotto. Ritorna con il sacco ed uno splendido geode di cristalli di calcite.

Ecco, se non fosse stato per quel sacco, non avreste mai e poi mai trovato i cristalli!”

E’ l’immancabile e imprevedibile chiosa alla rievocazione dell’evento, la sera stessa, seduti alla tavola del Pedrotti. Di chi le parole? Occorre dirlo?

24 aprile 2008, Bolzano. Tra squarci di azzurro la neve si scioglie al favonio.

Disclaimer: come per gli altri racconti della serie “Dolomia in polvere”, tutto ciò che leggete è veramente accaduto. Alcuni nomi di persona sono riportati per intero, altri solo puntati. Non c’è logica o studio in questo, solo differenti rapporti con le persone stesse. Mi auguro che nessuno si senta urtato, sminuito o messo in cattiva luce nel leggere di sé. Il mio intento non è quello.

Honi soit qui mal y pense”

Ritorni a valle – un post

Ad una settimana dalle elezioni leggo il post di mario crespan sul blog amico INTRAISASS. Riflessioni e considerazioni che mi sento, in tutto o in parte, di condividere. Vi invito a scoprirlo ed a ragionarci sopra, con uno sguardo ai commenti ed alla splendida poesia di Wyslawa Szymborska.


Oggi si parte in direzione Nord-Est.  Ci sentiremo lunedì prossimo, salvo emergenze e novità impellenti. Auguro a tutti voi un buon fine settimana. Buona neve, buona montagna e buon riposo!!

zig zag

 

Bartleby lo Scrivano

copt13BARTLEBY LO SCRIVANO

Di Herman Melville

ed. Einaudi

Il suggerimento di un’amica di blog mi conduce a rileggere questo breve racconto di Melville. Lo scrivano Bartleby ed il suo "preferirei di no" simboleggiano l’opposizione all’accodarsi all’uso comune ed al pensiero unico sul quale  molto si parla e poco si ragiona. Un atteggiamento che può innervosire, suscitare scrollate di capo e alzate di spalle, ma deve fare riflettere sul perché di certi allineamenti che ci sembrano naturali ed invece sono il semplice frutto malato di abitudini sbagliate o imposte.  L’apparente illogicità del comportamento dello scrivano, che si lascerà morire in carcere, è un sassolino nella scarpa delle sorti progressive del mondo in accelerazione nel quale viveva Melville.

E, dopo Bartleby, l’editore ci regala altri due racconti a temi contrapposti: "Il paradiso degli scapoli" e "Il tartaro delle fanciulle."

Il primo è la cronaca di una cena brillante presso le Inns of Courts di Londra: chi le ha visitate riconoscerà la pace di quei luoghi, vera isola di riposo nel caos della City, e l’atmosfera di soddisfatto e compiaciuto benessere che vi si respira. Il secondo racconto è l’agghiacciante descrizione di una cartiera isolata tra monti inospitali, condotta da fanciulle destinate ad una tragica fine.

 

Nel bianco

Ieri bellissima gita di scialpinismo alla Cima della Dormillouse, alta val di Susa. Grazie alla nevicata delle precedenti ore abbiamo trovato moltissima neve fresca, che, con il passare delle ore, si è letteralmente sciolta sotto i nostri occhi.

Che aggiungere? Una foto d’ambiente, un link all’album ed un saluto agli amici con cui ho condiviso la gita:

Roby4061, Chiara, Davide, Andrea e Danilo

 DSCN4389

Un passaggio veloce

Un passaggio veloce sul blog, come i gabbiani che stamattina pescavano nelle risaie del vercellese (ebbene sì, avete letto bene: peccato non poter documentare).

Vi regalo il link un po’ particolare ad uno dei quaderni del MdS: il connubio tra yoga e scrivere. Entrambi un collegamento tra il dentro ed il fuori, attraverso l’attenzione ai dettagli, a ciò che "passa" ed alla percezione precisa e consapevole di corpo e mente.  La scrittura: una pratica che mi piacerebbe diventasse giornaliera, per mio diletto ed a vostro onore. E, di filo in filo, vi rimando anche a Zen Habits, dell’amico Leo. Un’altra miniera di osservazioni, spunti di riflessioni, consigli… e sfide.

Il resto, carissimi, scopritelo da soli.