E NON CHIAMATELO RIPIEGO

E NON CHIAMATELO RIPIEGO

Premessa: ieri ferie, e gita. Doveva essere una salita di scialpinismo, si è risolta in una entusiasmante camminata sulle ali del vento, in bassa Valle di Susa. Le foto tra qualche giorno, su Picasa (più che una promessa a voi, è una cambiale per me).

 Oggi si scia, finalmente! Speriamo che il tempo sia clemente, abbiamo già spostato le ferie da mercoledì a giovedì per scampare alla bufera che soffia dalle creste di confine.

 Ore 7 del mattino, Bussoleno, 14°C, vento fortissimo. la certezza della sciata vacilla.  La punta del Niblé è adorna da uno scaccianeve lungo centinaia di metri, mentre al Colle Clapier un nuvolone bianco si solleva e viene scagliato a valle.

"Sarà un turbine che arriva dalla Francia"

"O magari è venuta giù una slavina"

Ognuno pensa a quanto deve essere imponente, perché la si veda a questa distanza.

 Andiamo fino al moncenisio, va’.

 Piano di San Nicolao-Moncenisio ore 7 e 30. Due gradi sottozero, vento fortissimo che agita le acque dei bacini artificiali, spruzzando sulla strada onde che ghiacciano all’istante. Ci affacciamo sul vallone che dovremo risalire per arrivare al lago Bianco, e da lì alla Malamot. In basso niente neve, in alto si vedono cornici incombenti. L’idea di fare le corse nel vento sotto alla spada di Damocle di tonnellate di neve inconsistente ci agevola alquanto nelle decisioni.

"Niente sci, oggi?"

"Certo che no"

"Bene, andiamo a Giaglione e prendere il caffè."

"E decidiamo che fare"

 Il caffè di Giaglione risistema il buonumore. In alta valle sarà sicuramente peggio, e quindi anche l’ipotesi di salire verso Cesana salta.

 "Faremo un giro a Foresto, all’orrido!"

 Bene, il sentiero degli orridi non l’ho mai fatto, ed è una gita che mi ha sempre incuriosito. Siamo in ferie, splende il sole, la giornata è ancora lunga. Dedichiamoci al ripiego.

 Foresto ci accoglie con la vetta del rocciamelone inquadrata alla perfezione tra le pareti a picco dell’orrido. Bianco su marrone e verde, ed azzurro. Sarà una giornata di sole e vento.

 Guardare le cartine appese alle bacheche può essere pericoloso. perché così ti viene la voglia di scoprire nuove strade. Dalla chiesa saliremo dapprime verso il colle croce di ferro, poi piegheremo a "le voute" per attraversare l’orrido e rimontare al truc di san martino. Da lì, punteremo a Ca’ Teissard, l’alpe Fugeras e la Ciarmetta. Ed il sentiero degli orrdi? é troppo in piano, e troppo basso. potremo magari raggiungerlo in discesa, se girassimo verso Falcemagna. Tanta carne al fuoco, inziamo a salire, poi si vedrà.

 Alle "voute" la prima sosta, incantati. Avete presente una gorgia incassata, senza un’alito di vento, con nelle orecchie il rombo del foehn che spazza i versanti? Antri spioventi scavati dall’acqua, sul sentiero slarghi di vecchie carbonaie, pini silvestri, roverelle, ginepri e qualche faggio. Pareti a picco di calcare. E, di fronte, le creste dell’Orsiera, del Pelvo e della Ciantiplagna. Non molla, questo vento, non molla, alla faccia di chi lo prevedeva in attenuazione nella mattinata.

 Dalla tavola di orientamento al truc san martino la decisione è una sola: salire!

Andiamo in mezzo a torrioni di calcare, tra pini silvestri sempre più contorti. Svoltiamo una cresta, e siamo in un mondo di pace. Pascoli abbandonati, betulle e aceri montani, fino alle Ca’ Teissard.

Bivio. Direzione Fugeras.

Che nome evocativo. Potrebbe essere in Andalusia, sulle Sierre del Messico, tra le valli occitane. Andremo a vedere, la freccia punta ancora in alto, verso Nord.

Siamo a picco sull’orrido, le Voute le intravvediamo appena, là sotto. Svoltiamo una costa, e dal mediterraneo secco ed asciutto passiamo alla mitteleuropa dei faggi secolari. A due metri di distanza, due mondi diversi. Sopra di noi, lo scaccianeve del rocciamelone sbandiera impazzito. Non molla, non molla.

 Fugeras. I luoghi lontani ed inaccessibli hanno nomi evocativi, no? Giriamo coste su coste, attorno a torrioni e passaggi inimmaginabili. Ed eccola, l’Alpe Fugeras, al colmo di un prato invaso dagli aceri. Una striscia di terra in piano, dove hanno costruito una stalla ed un piccolo rifugio, all’ombra di un faggio monumentale.

Un rifugetto essenziale, tavoli, sedie, panche e scaffali.

 Al riparo dal vento, al cospetto dell’orsiera. Davanti il vuoto su Bussoleno, 1200 metri più in basso. Alle spalle un vallone con le pareti di marmo verde protes verso gli altipiani del colle croce di ferro.

Da qui alla ciarmetta è un salto di cento metri, per guardare le creste di confine. E’ mezzogiorno, ed il vento non molla, ci sommerge con il muggito delle raffiche e lo schianto di un groppo di pini che precipita nell’orrido, a 100 passi da noi.

 Drammatico è l’aggettivo corretto: non occorre dilungarsi sulle sensazioni generate dal vento, dal sole, dal panorama e dal meritato riposo. Ed un plauso a chi ha sistemato il sentiero e realizzato questo splendido rifugio  

 Ora di scendere. En boucle su Falcemagna, ed il sentiero degli orridi. Scopriamo un vallone aspro ed ombroso, un bosco di faggi superbo, una mulattiera larga e selciata. Lontani anni luce dal versante della mattinata, battuto dal sole e sconvolto dal vento.

 Falcemagna. Inizio del sentiero degli orridi. Che si perde tra le case, diventa una strada sterrata, ritorna ad essere un sentiero fino al truc di san martino, e da qui giù a Foresto.  Preceduti da una simpatica signora salita a potare gli ulivi per la festa di domenica prossima

"Ah, bel giro! Noi lo abbiamo fatto la scorsa settimana, c’era ancora tanta neve!"

   Infine l’auto, alle due e mezza del pomeriggio. Milleduecento metri di dislivello, più altri duecento di risalita dal fondo dell’orrido e le altalene dei sentieri. Domani avremo l’agiltà di un gatto di marmo.

Non è stato un ripiego, ci diciamo. Giornata ben spesa, missione compiuta. Le creste in alto accorciano gli scaccianeve, entro sera la buriana sarà finita. Domani sarà una buona giornata, per lo sci.

 

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4 commenti su “E NON CHIAMATELO RIPIEGO

  1. blacksheep77 ha detto:

    più o meno il giro che avevo fatto io anni fa in primavera… mi ricordo anche una spettacolare fioritura qua e là tra le pietre, forse però adesso era ancora un po’ presto.
    il lago del moncenisio… ancora presto per frequentare quelle zone… finchè non ci sarà l’erba verde…

  2. gpcastellano ha detto:

    Giusto, è questione di cuore. A me non dispiace la neve, ma per me è un divertimento, per altri un impiccio sul lavoro.

  3. roby4061 ha detto:

    grande, bel racconto!!

  4. gpcastellano ha detto:

    Grazie!! é uscito di getto, come il vento (stavo notando che mancano alcuni punti. Pazienza, è il bello della diretta, della improvvisazione e di Google Documents!)

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