Ultime dal fine settimana

Tanta carne al fuoco, e poco tempo per la cottura

Fine settimana intenso, questo. A partire dalla serata di pascolo vagante tenuta dall’amica marzia, e passando per la gita di scialpinismo con il CAI UGET alla Rocca dell’Abisso. Giornate ricche di spunti ed emozioni, che mi riprometto di dipanare ed illustrare nei prossimi giorni, tempo permettendo. Per ora vi rimando a questi link, che spero apprezzerete.

Serata pascolo vagante a Rivarolo. (dal blog di Marzia)

Rocca dell’Abisso:

Album di foto su lafiocavenmola (autore Tala)

Album di foto su Picasa (autore Marco)

Foto e commento su sito GSA-UGET (autore Lorenzo)

Ancora perdono per la laconicità odierna.

"Non exiguum temporis habemus, sed multum perdidimus" (autore Seneca)

 

 

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Ancora Tibet

Le notizie che giungono non sono buone…

Vi invito ad un transito sul blog di questa cara amica e, se credete, a sottoscrivere gli appelli che mette in evidenza.

 

Dolomia in polvere 2/X

La compagnia C

Lo sono stato anch’io, uno di loro. Senza particolare merito, devo dire. Perché erano più bravi di me. I migliori.

A tirare tardi nelle partenze, a mettere il caffé sul fuoco quando gli altri si caricavano lo zaino in spalla ed il direttore di gita li guardava furibondo.

Sempre pronti allo scarto verso il rifugio. Alla deviazione sulla punta prestigiosa. Alla battuta pronta, od allo sguardo trasognato davanti al Dom che incitava a sbrigarsi.

Il trekking del CAI di Rivarolo Canavese in Dolomiti, nell’anno di grazia 1991, si proponeva di intrecciare le Alte Vie 1 e 2, da San Candido a Listolade. O, se i paesi vi dicono nulla, ed i monti tutto, dalle Lavaredo alla Tofana, Pelmo e Civetta. Dato l’alto numero di iscritti, ci si sarebbe mossi in totale autonomia. Tende e batterie da cucina in spalla, pernottamenti lontani da rifugi e centri abitati.

Zaini immensi e differenti forme fisiche? Il risultato fu una comitiva lunghissima, con molti spazi vuoti. Frammentazione e dispersione tra gruppo di testa, velocissimo e da serie A, un centro abbastanza variegato, nella anonima serie B, e la coda lenta, tranquilla, paciosa, da serie C, appunto. Da qui il nome, e lo stile.

Kiki, Mario, Stefano, Davide, Luca, il Conte, l’altro Mario, Paola, Gian, Elena. Ed altri ancora, con maggiore o minor dedizione alla causa. Ma, sempre, con l’intima certezza di assaporare di più e meglio rispetto a chi stava davanti e correva, correva, correva.

Io ero un ibrido, lo confesso. Mi era piaciuto spingere sulle gambe e guadagnare la testa della comitiva A, all’inizio, ma dopo aver perduto per il troppo correre la deviazione alle gallerie del Patierno, avevo scoperto la piacevolezza di farmi assorbire dalle chiacchiere e dalla lentezza della comitiva C.

Non mi sono mai pentito, di quella decisione. Anche se ancora adesso mi piace correre avanti.

Questione di compagni di gita, direte. E di finalità, insisterete.

Momenti intensi. Come quando sfidammo la canicola infernale della val travenanzes trasportando per chilometri un assurdo palo da vigna, che rimase a galleggiare nel torrente in cui ci bagnammo. Ancora, in quella valle dimenticata, ripulimmo il sottotetto della malga da tonnellate di guano di pipistrello, pur di saltare per una volta il montaggio serale delle tende ed il piegarle alla mattina fradice di rugiada.

Sotto le cinque torri assalimmo il rifugio in cerca di cibo e bevande, e ne ritornammo a notte fonda ciarlando come merli ed incespicando nei baranci. Urlammo come dei pazzi nelle gallerie del Lagazuoi, cercando di restituire la vista al kiki, che era entrato senza togliere gli occhiali da ghiacciaio e non capiva, proprio non capiva, cosa gli fosse successo, ma intanto mulinava la torcia come un saracino.

E, l’ultima sera, ci infilammo al Vazzoler a riempirci di polenta e spezzatino, per tenere compagnia alla nostra protetta elena (ma questa è un’altra storia, la numero 1 di tutte le storie).

Sì, la compagnia C di quel trekking rimase un mito. Anzi, un fulgido esempio di come fosse possibile accordare la prestazione atletica con la curiosità della deviazione ed il piacere dell’ennesimo boccale di birra.

Certo, in qualche momento si esagerò con la mollezza, ma era il naturale complemento alla rigidità di chi dirigeva con un occhio al cronometro ed un altro alla carta topo.

Ecco, questo è stato per me l’insegnamento più importante di quei momenti: il chiedersi dove porta quel sentiero, cosa si vede da quel colle, quali incontri si possono fare in quel rifugio. Guardare, domandare, sentire e capire. In due parole, gustare la libertà di potersi fermare. Ed emozionare.

Caselle Torinese, marzo 2008. Assaggi di primavera, voli di pettirossi, ed un fiocco di neve.

Eppure – un haiku

Sapevo il mondo

una rugiada effimera

eppure.

Haiku di Kobayashi Issa (1763-1828)

Leggevo stamattina la recensione di "Sarinagara", un libro di Philippe Forrest il cui titolo è l’ultima parola dell’haiku all’inizio del post. Mi ha colpito la pesantezza di quel "eppure": dentro c’è tutta la sofferenza del volersi lasciare alle spalle l’affanno degli eventi e dei dolori,  e non riuscirci. Notevole, in diciassette sillabe.

Dimenticavo: spunto narrativo dello scrittore è la scomparsa della figlia di 4 anni, morta per cancro. 

Non buttiamoci giù

NON BUTTIAMOCI GIU’

di Nick Hornby

Ed. Guanda

A leggere le critiche e le osservazioni su IBS ci sarebbe davvero da buttarsi sotto: libro non riuscito, farraginoso, che non decolla. Non la penso così. L’autore parte da uno spunto drammatico per accompagnarci nelle vte di quattro loser, perdenti nella globalizzazione o semplicemente nella vita. Ci sono alti e bassi, momenti di fiacca e di esaltazione scoppiettante. Così è la vita, d’altra parte. Mai abituarsi ai "crescendo" ed ai "lieto fine", potrebbero non esserci. La felicità forse sta nella consapevolezza dell’esistere, e di quanto un dverso sguardo può influire sulle nostre decisioni, anche estreme. Manca il finale? non direi, la vicenda comunque trova una sua chiusura: nessuna rivelazione, nessuna trasfigurazione: ma da uno scrittore come Hornby ve la aspettate davvero?

Dove vai pastore?

CAI RIVAROLO CANAVESE

Venerdì 28 marzo 2008

 

Serata dedicata agli alpeggi ed ai loro protagonisti

 

Ore 21:00 – presso la sede sociale

Via Peila, 1/10

 

Marzia Verona

Presenta

DOVE VAI PASTORE?

E

VITA D’ALPEGGIO

Accompagnata da una ricca proiezione di immagini dedicate agli alpeggi delle vallate alpine delle province di Torino e Cuneo ed al mondo della pastorizia nomade piemontese

 

 

Ingresso libero