Dove sono finiti? parte 2

Ritornare sui post non è il mio forte, perché l’impressione è quella di essere stato frainteso, o di essermi spiegato male. Ma, quando ci vuole, si fa. Ho ricevuto alcuni messaggi in cui simpatici anonimi dichiaravano che non potevo scagliarmi contro il progresso, lo sviluppo e le mirabili sorti e progressive del consorzio umano, e quindi il richiamo alla wilderness era la visione di un pazzo visionario. Allora, giusto per questa volta e giusto per non apparire scortese a non rispondere, ribadisco due concetti e pensieri.

1) lo so anch’io che non ha senso parlare di wilderness, nella zona tra Cuorgné e Pont Canavese. Non sono esperto di archeologia, ma la grotta della Boira Fusca mi pare che risalga all’Età del Bronzo, o del Rame, o ancora prima. E quindi la colonizzazione umana è ben confermata, evidente ed antica.Lo stesso paesaggio montano è stato modificato da secoli di colonizzazione, come potrà confermarvi l’amica marzia, molto meglio di me. L’aggancio alla wilderness era un eccesso, uno spunto riflessivo che ha scosso le pere giù dalla pianta.

2) quello che mi premeva far notare è l’accelerazione vertiginosa del consumo del territorio naturale, inteso come campo, bosco o vigneto, contrapposto ad un uso commerciale od industriale che ha le caratteristiche di una rapina, più che di uno sviluppo. Davvero ci meritiamo una serie di svincoli "tipo autostrada", che ad anelli concentrici ci allontanano dai paesi per portarci verso altri paesi, a cui potremo accedere solo dopo aver superato una, due o tre circonvallazioni? Oppure file intere di capannoni anonimi, spesso vuoti, sormontati da cartelloni VENDESI o AFFITTASI?

La domanda di fondo è questa: fino a quando durerà la festa? e cosa resterà dopo? 

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Dove sono finiti? parte 1

E’ un po’ che penso a questo post, ed oggi mi sono deciso a "buttarlo fuori". Premessa: la scorsa settimana sono andato in auto a Pont Canavese, all’inizio della Valle Orco. Avevo un po’ di fretta e pertanto  focalizzavo l’attenzione alla strada ed alle sue immediate vicinanze. E, come in un film, vedevo sfrecciare nelle code degli occhi capannoni industriali, concessionari di auto, centri commerciali, svincoli di strade e viadotti. Una teoria infinita, da Rivarolo a Pont. Al momento non ci ho fatto caso, preso dalla concitazione dell’evento che stavo raggiungendo. Poi, il giorno dopo, mi sono chiesto dove fossero finiti i boschi ed i prati, gli scampoli del Verde Canavese… ma davvero abbiamo bisogno di questo sfarzo di luci e di strade, che ci portano sempre più veloci verso altri posti intasati di traffico? uhm, è esagerato parlare di wilderness canavesana, all’imbocco della valle orco, ma da quelle poche immagini rubate alla corsa notturna mi sono ricollegato allo scritto di un caro amico, presentato in più alti consessi che non il mio modesto blog… ed allora, chi ha ucciso la wilderness canavesana?

Grazie davide per il link

 “Who Killed The Italian Wilderness?”

Una ghiottoneria

In pausa pranzo sfogliavo un libercolo che da tempo girava per la biblioteca senza che mai mi decidessi a iniziare a leggerlo, dopo averlo acquistato tempo fa qui, nella libreria di un caro amico. "Il giardino di luce del re angelo", di Peter Levy. In breve sintesi: un gesuita (Peter Levy) ed un esperto d’arte (Bruce Chatwin) partono per un viaggio nell’Afghanistan degli anni ’60, prima di guerre, invasioni, fondamentalismi e distruzioni. Aggiungiamoci che la prefazione di Tiziano Terzani è quello che serve per aumentare l’appetito, e capirete che non vedo l’ora di dare inizio alle letture. Unico rammarico: avere perso l’occasione di visitare la mostra sui gioielli afghani, proprio a Torino…

 

 

The thin red line

Che freddo stamattina… la giornata è secca e sul parabrezza dell’auto ci sono pochissimi ricami di ghiaccio,  il pettirosso ed i luì si staranno sgranchiendo le ali e guadagnando i rami più alti delle betulle e dell’ippocastano di Giorgio, per scaldarsi al sole. Il freddo mi fa venire in mente un bisturi che taglia via il superfluo e il non necessario. Assurdamente, per apprezzarlo nella sua essenzialità devi spogliarti delle zavorre mentali, delle ansie inutili, della fretta improduttiva. E’ per questo che mi piace vedere il mercurio che scende under the thin red line.

deviazioni

Mi piace ogni tanto deviare dalla strada solita per l’ufficio e seguire percorsi diversi, leggermente più lunghi. Si passa in campagna e si colgono scorci particolari della collina di torino. Oggi, ad esempio, il sole si infilava tra nuvole alte e basse, e giocava con le ultime foglie degli aceri e delle querce. Dalle montagne arrivavava una promessa di neve che sarà difficile mantenere, pazienza. Il prezzo da pagare è il cavalcavia di Via Ivrea, ottimo punto panoramico verso la valle di susa, se non si ha fretta, oppure buona occasione per farsi salire la pressione ed iniziare male la giornata. Questione di scelta, per l’apppunto.

arrivederci

Les morts, ils ne meurent pas a l’heure qu’ils descendent dans la terre, mais a mesure qu’ils descendent dans l’oubli, et l’oubli seul rend la separation irreparable.

Arrivederci Stefy, ci troveremo ancora, da qualche parte.