Incipit e promessa

Ogni promessa è debito, ho cercato ed ho trovato quella citazione che tanto mi piace, tratta dalla prefazione de "I quarantanove racconti", di Ernest Hemingway.
A rileggerlo mi vengono in mente le scorribande del Liceo, quando il sabato e la domenica con un manipolo di compagni di scuola si andava a camminare liberi e selvaggi sulle montagne, o a cercare minerali a Brosso e Traversella.
E le partite a scacchi sottobanco?  Ed i miti di quel momento? Kant, Nietzche, Hemingway, Faulkner, Rilke, Holderlin, Garcia Marquez… Motti, Messner, Gogna?
Ragazzi, dove siete? Se mi sentite, battete un colpo!

"Andando dove dovete andare, facendo quel che dovete fare, vedendo quel che vi tocca vedere, lo strumento che usate per scrivere si rovina e si smussa. Ma preferisco che sia smussato e dovergli ridare forma e affilarlo di nuovo sulla mola, sapendo di avere qualche cosa da scrivere, anziché averlo lucido e brillante e non avere niente da dire, averlo liscio e ben oliato, ma inutilizzato, chiuso in un cassetto.
Adesso è necessario tornare a lavorare di mola. Mi piacerebbe vivere tanto da poter scrivere altri tre romanzi e venticinque racconti. Ne so di quelli buoni."

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Un commento su “Incipit e promessa

  1. mpix ha detto:

    come fanno bene certi ricordi
    grazie

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