Viaggio in Yemen 2/2

Un commiato dallo Yemen in cui sono tornato con mente e cuore, grazie ad una foto (grazie mpix..). Dal sogno di Shahara alle prosaiche escursioni nel deserto… con ancora qualche domanda. La risposta a voi, amici che leggete.

Buon viaggio!!  

STORIA SEMISERIA DI ALPINISMO EXTRAEUROPEO

 

Yemen del Nord, provincia di Sa’dah, aprile 1996, mattina.

Due fuoristrada dirigono verso il confine turbolento tra Yemen ed Arabia Saudita; attorno, colline rocciose tagliate da canaloni, qualche arbusto secco, la pista polverosa. Inutile descrivere i personaggi portati dai due mezzi: Milano, Roma, la grande provincia italiana sono ben rappresentati. I turisti scherzano, sulle buche della strada, sull’italiano "coloniale" della guida Alì, sulla impassibilità da autentico emiro del secondo autista, Tawfiq.

Scherzano e ridono, fino a quando non compare la meta della loro escursione: Umm Leyla, la "Madre Notte", una montagna dalla cima stranamente piatta, che si presenta all’improvviso da dietro una curva, gialla nel sole, ferma ed irreale nel paesaggio di colline.

"Perché bisogna salire lassù?" "Perché adesso non ci sono alternative, e se ci sono andate altre persone vuol dire che vi è qualcosa di interessante", e così le prime obiezioni svaniscono. L’avvicinamento al sentiero è decisamente movimentato: inizia un primo patteggiamento tra Alì ed alcuni ragazzini del posto che vorrebbero farci da guide. Il primo round termina a favore di Alì, che aprendo distrattamente la giacca- pastrano mostra una certa pistola, indubbiamente dissuasiva. Poco dopo ha luogo un secondo conciliabolo, che si sviluppa malamente quando Alì, stanco di parole al vento, esplode in aria un paio di colpi dalla suddetta pistola, richiamando disgraziatamente i padri e zii dei ragazzini, anch’essi ovviamente armati di fucili e schioppi. Tutto si risolve grazie all’intervento di Tawfiq, che, con invidiabile sprezzo del valore del denaro in cassa comune, unge le ruote e riempie le tasche di ragazzini, padri, zii e nonni, fino al quarto grado di parentela.

Tutte queste emozioni mettono le ali ai piedi ai viaggiatori, che si slanciano sulla pietraia alla base della montagna, per guadagnare la barriera rocciosa che conduce alla cima.

Mentre il sole inizia a scaldare, come avviene a queste latitudini, il gruppo si sgrana ed iniziano varie soste contemplative. Finalmente, quasi tutti arrivano ai piedi della rampa più difficile, ma solo pochi eletti superano le rocce che portano ad una serie di cenge nascoste, verso la cima. Man mano che si sale, le cenge si trasformano in un lastricato, che poi diventa una mulattiera ed una scala, mezza crollata. Ed oltre la scala emerge la cima, e qui si trova una città abbandonata, con le mura di cinta, le cisterne per raccogliere l’acqua piovana, la moschea e la fortezza.

Tutto attorno, solo il vuoto, più in basso colline bruciate dal sole, dal Nord il vento infuocato dei deserti d’Arabia.

Su di un muro un’iscrizione, in arabo "Bismillahi al-Rahmani al-Rahimi…" "Nel nome del Dio clemente e misericordioso…" nel 628 d. C. il governatore Badhan e tutto lo Yemen si convertono all’Islam, e questa iscrizione ne è la conferma.

Vicino a questa iscrizione se ne trova un’altra, in caratteri diversi, più antichi, quasi cuneiformi o geroglifici: mistero? Non proprio: i pochissimi turisti che non sono sconvolti dal caldo o dalla fatica forse si ricordano di essere sulla famosa Via dell’Incenso, ove transitavano carovane di migliaia di asini, carichi di spezie e profumi per la Siria, la Grecia, Roma. E si ricordano che questo era il mitico Sabah, il regno della regina Bilqis, che viaggiò fino a Gerusalemme, la città Tre Volte Santa, per incontrare Salomone, re dei Giudei, figlio di Davide, l’uccisore di Golia.

E si ricordano che Umm Leyla, la Madre Notte, era una delle città sorte lungo questa via, in posizione imprendibile, per dare rifugio alle carovane durante le notti del deserto, quando i ginn, gli spiriti del male, si trasformano in ombre nemiche e tendono agguati ai viaggiatori incauti.

E magari si ricordano anche di guardarsi attorno, ed allora vedono che il piccolo monsone di aprile sta preparando un temporale proprio alle loro spalle. Tutti hanno già sperimentato cosa significhi un temporale tra quelle montagne, con la pioggia che ti prende a fucilate ed i tuoni che spaccano i timpani. Ed allora eccoli tutti giù di corsa, indifferenti allo stile di discesa, a balzelloni tra le rocce, le pietraie, i rovi. Nella migliore tradizioni dei ripiegamenti ordinati, che spesso si trasformano in ritirate disastrose, qualcuno si perde, qualcuno si inciampa, qualcuno risale in fretta a raccogliere i dispersi, i feriti, gli scoppiati ed i contemplativi. Alla fine, appello, contrappello, imbarco sulle auto e partenza a razzo, tra sgommate nella ghiaia e curve al limite del ribaltamento. Di pioggia, neanche una goccia: forse era solo la montagna, la "Madre Notte", che voleva ritornare alla sua solitudine di regina.

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6 commenti su “Viaggio in Yemen 2/2

  1. mpix ha detto:

    bella la geografia mischiata con la storia

  2. gpcastellano ha detto:

    Un tale un giorno, in due parole davanti ad un bicchiere di cabernet, mi spiegava come “respirare” i posti: sentire i passi di chi li aveva percorsi secoli prima, immaginare come li avesse trovati e lasciati… Storia e Geografia, assieme..
    Quel tale si chiama Mauro Corona, ed è stato uno degli incontri casuali più sorprendenti della mia vita.

  3. mpix ha detto:

    non sapevo chi è Mauro Corona, ho cercato su internet…

  4. roby4061 ha detto:

    acc… mpix (ma prima o poi saprò anche il tuo vero nome, spero…) mauro corona è uno dei miei scrittori preferiti.. purtroppo quasi sconosciuto al di fuori di chi frequenta la montagna… è un tipo un tantino fuori dagli schemi… l’uomo dei boschi!

  5. roby4061 ha detto:

    e aggiungo Gp… chissà se avrò la fortuna anche io prima o poi di incontrare un mauro corona o un walter bonatti…

  6. gpcastellano ha detto:

    Tutto per caso, tutto per caso.. FORTUNA IMPERATRIX MUNDI!!

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